Biei, Hokkaido
Le colline di Biei I larici sulla cresta si tingono tutti di giallo per un periodo che va da 1 settimana a 10 giorni l’anno
Salgo, scendo e, arrivata in cima, alleggerisco un po’ il piede sull’acceleratore: all’improvviso, davanti a me si apre il campo sulla collina successiva. È per vivere proprio quell’istante che, ogni volta che prendo il traghetto per Hokkaido, punto il volante verso le colline di Biei. In primavera restano strisce di neve, d’estate il grano brilla al tramonto, d’autunno i larici si tingono di giallo: le colline hanno sempre la stessa forma, ma i paesaggi che ricordo sono tutti diversi. E davanti ai larici autunnali ho combinato un pasticcio di cui non è facilissimo parlare.
La forma morbida delle colline resta uguale tutto l’anno, ma i colori che le ricoprono cambiano del tutto con le stagioni.
PrimaveraFine aprile
Strisce di neve, trattori e il primo raccolto di asparagi dell’anno
Secondo il calendario, la primavera era cominciata da un pezzo. Eppure, superata una collina, davanti a me si stendeva un paesaggio a strisce, con campi color terra e neve bianca. Persino la catena del Tokachi-dake, in lontananza, era ancora tutta bianca, come in pieno inverno. Ero venuta a vedere i campi in primavera e, con le mani sul volante, sono rimasta un po’ spiazzata.
Avevo già visto Biei d’estate, d’autunno e d’inverno, ma non avevo ancora visto le sue colline mentre la neve si scioglieva in primavera. Verso la fine di aprile potevo trovare neve sulla strada, quindi stavolta sono venuta con una berlina rossa a trazione integrale, invece del solito cabriolet. Ci avevo pensato proprio a tutto... e la mattina della partenza ho scelto un maglioncino leggero solo perché era primavera. Appena sono uscita dalla porta del mio alloggio, ho alzato le spalle per il freddo. L’auto l’avevo preparata per l’inverno, ma io mi ero vestita come se la primavera fosse già arrivata. Mi è scappato un sorriso al pensiero.
Ho abbassato appena il finestrino, ma l’aria fredda mi è entrata sulla nuca e l’ho richiuso di scatto. Eppure ero ancora tutta elettrizzata. Seguivo le salite e le discese con l’acceleratore, dosandolo piano. In salita premevo appena; arrivata in cima, allentavo la pressione e l’auto si faceva leggera per un attimo: davanti a me si apriva la collina successiva. Adoro quell’istante, e credo che sia per questo che torno a Biei tutte le volte che posso. A ogni dosso capivo meglio quanto cambiasse la neve da una collina all’altra: i versanti al sole erano già color terra, quelli in ombra conservavano ancora le strisce bianche.
Oltre la collina, un trattore rosso stava rivoltando la terra. Era il momento di riprendere a lavorare i campi rimasti sotto la neve per tutto l’inverno. Quando ci siamo incrociati, ho fatto un piccolo cenno con la testa senza lasciare il volante e l’uomo alla guida ha sollevato appena una mano. Tutto qui, eppure la tensione di guidare su una strada lontano da casa si è sciolta di colpo. Mentre affrontavo la salita successiva, sorridevo da sola. Ma non lo dico a nessuno.
A pranzo sono scesa in paese a mangiare i primi asparagi dell’anno, coltivati in serra. Sopra il grosso asparago arrosto il burro si scioglieva piano. Appena ho affondato il coltello, insieme al vapore si è alzato un profumo che mi ha ricordato un campo in primavera; non ho resistito e gli ho dato un morso. Al calore è seguita una dolcezza che mi ha sorpresa. Ho chiuso gli occhi, una mano sulla guancia, e per un po’ non sono riuscita a muovermi. Ma come fa una verdura a essere così dolce? Ho sentito dire che gli asparagi di Biei crescono così dolci grazie alla grande differenza di temperatura fra giorno e notte e alle notti che, anche in primavera, possono scendere sotto zero.
La mattina tremavo dal freddo; adesso un solo piatto di asparagi mi ha riempito di felicità. Finito di mangiare, ho aperto la mappa e ho deciso di andare nel pomeriggio sull’altro versante, per vedere come apparivano le strisce di neve da lì. Il viaggio primaverile in Hokkaido è appena cominciato. Sulla mappa ci sono ancora un sacco di colline che voglio visitare.
EstateLuglio
Cappello di paglia e reste di grano che brillano al tramonto
Nel momento in cui sono scesa dall’auto, il vento ha sollevato il cappello di paglia. Mi sono precipitata ad afferrarlo e subito dopo si è alzato anche l’orlo del vestito. Nel tentativo di trattenere entrambi, la crema solare che avevo in mano è rotolata ai miei piedi. L’ho raccolta e, rialzando lo sguardo, ho visto il grano oltre la staccionata ondeggiare tutto insieme, nello stesso vento. Nel panico c’ero solo io. Con una mano sul cappello, sono scoppiata a ridere.
La prima volta che sono andata in Hokkaido ho preso il traghetto con il cabriolet. Sono passata da Biei proprio quando il grano comincia a maturare. Con la capote abbassata, sulle strade tra le colline, l’odore dei campi prossimi alla mietitura mi arrivava insieme al profumo dell’aria scaldata dal sole. Collina dopo collina, e ancora campi di grano e di patate. Sarebbe stato un peccato tenere la capote chiusa in una giornata così, così ho deciso di lasciarla aperta tutto il giorno.
Il pasticcio del cappello era successo nel parcheggio del Parco panoramico di Shinei no Oka. Una volta calmata, mi sono fermata davanti alla staccionata e ho seguito con lo sguardo il bordo del campo più vicino; ma dietro la collina ne cominciava subito un altro, e non riuscivo a capire dove finissero. Era molto più vasto di quanto immaginassi. Ogni raffica piegava all’unisono le spighe, come un’onda che attraversa le colline.
Qui chiamano Haruko il grano seminato in primavera e Akiko quello seminato in autunno. Appena l’ho scoperto, quei nomi così simili a nomi di persona mi hanno fatto sentire il campo davanti a me quasi familiare. Volevo capire se quel campo fosse Haruko o Akiko e ho confrontato la forma delle spighe da dietro la staccionata, ma ai miei occhi sembravano tutte uguali. Alla fine non mi restava che salutare a bassa voce il campo, senza sapere se fosse Haruko o Akiko.
Pare che ci sia un momento in cui le lunghe reste del grano, illuminate dal sole al tramonto, fanno brillare l’intero campo. Ho deciso che non me ne sarei andata prima di vederlo. Non avevo appuntamenti con nessuno eppure poter restare nello stesso posto fino a sera mi sembrava un lusso. Mi sono rimessa la crema solare e ho aspettato appoggiata alla portiera, mentre il vento della collina mi passava sul collo sudato. Quando il sole ha cominciato a illuminare le spighe, mi sono raddrizzata. A ogni refolo brillavano le punte e la luce correva in onde fino all’altro lato del campo. Sono contenta di aver aspettato. Il parco chiude al tramonto; dopo aver visto la luce affievolirsi, sono ripartita con calma.
La seconda estate sono arrivata con la moto blu e bianca. Ho preso il traghetto da Oarai con la moto a bordo e da Tomakomai sono andata dritta a Biei. In moto il vento è più vicino che in auto e l’odore del grano arrivava fin dentro il casco. Nel parcheggio di Shinei no Oka, lo stesso dell’altra estate, ho parcheggiato la moto dentro le linee bianche e ho appoggiato il casco sul sellino. Alzando una mano per ripararmi gli occhi, ho guardato il campo: le spighe ondeggiavano tutte insieme nel vento, proprio come quel giorno.
Sulla via del ritorno mi sono fermata all’area di sosta Michi-no-Eki Oka-no-Kura, vicino alla stazione. Non riuscivo a scegliere tra crocchette e gelato soft, entrambi preparati con ingredienti di Biei, così alla fine li ho presi tutti e due. Davanti al magazzino in pietra ho addentato la crocchetta appena fritta: la panatura era croccante, le patate morbide e farinose. Subito dopo ho assaggiato il gelato freddo. Passavo dal caldo al freddo, con le mani occupate, e mi sono ritrovata a riflettere serissima su quale dei due sarebbe stato il prossimo da mordere. Magari i problemi in viaggio fossero sempre solo di questo tipo.
AutunnoFine ottobre
Una fotocamera senza scheda, tre stagioni sulla stessa collina
Non è partito lo scatto. Nel parcheggio del Parco panoramico di Kita-nishi no Oka avevo davanti il paesaggio che desideravo vedere da tanto: i larici disposti in fila sulla cima della collina, tutti gialli fino all’ultimo albero. Eppure sul display della macchina fotografica compariva soltanto l’avviso che mancava la scheda di memoria.
Questi larici sono stati piantati per riparare dal vento e, a quanto pare, si tingono tutti così solo per un periodo che va da 1 settimana a 10 giorni l’anno. Per non perdere quel breve momento ho confrontato ogni giorno le notizie sul cambio di colore, controllato le previsioni del tempo e perfino fatto combaciare le date con quelle del traghetto per Hokkaido. Pensavo di essere arrivata appena in tempo, e invece... Con la macchina fotografica in mano, la mia euforia si è sgonfiata di colpo. La sera prima, mentre sistemavo le foto nella stanza, avevo tolto la scheda e poi mi ero dimenticata di rimetterla. Mi fa ancora più rabbia sapere subito qual è stata la causa.
Per un po’ sono rimasta mogia all’estremità del parcheggio. Poi ho alzato lo sguardo: il pendio di fronte era verde di germogli del grano seminato in autunno; sulla cresta sopra di loro, i larici si erano tinti di giallo; ancora più in là, la catena del Tokachi-dake era coperta di neve fresca. Il verde della primavera, il giallo dell’autunno e il bianco dell’inverno erano tutti raccolti nello stesso panorama. Mi è sembrato uno spreco continuare a rodermi davanti a una vista così, così ho rimesso la macchina fotografica nella borsa.
Il vento freddo mi si infilava nel colletto del cardigan e io me lo stringevo sul petto. Senza foto, ho tracciato con un dito nell’aria il percorso dei larici, memorizzando dove si interrompeva la fila e dove spariva oltre la collina. Se qualcuno mi avesse vista, mi avrebbe presa per una tipa un po’ strana.
Sono tornata in auto, ho chiuso la capote e alzato il riscaldamento. Quando mi si sono scaldate le dita, sono riuscita a ricostruire nella mente l’intera fila dei larici che poco prima avevo seguito con il dito. Ma volevo comunque portare a casa anche una foto. Mi ero detta che sarei tornata il giorno dopo, però al mattino è cominciata una pioggia fredda durata 2 giorni; quando è tornato il sole, era già il giorno di imbarcarmi sul traghetto per il viaggio di ritorno. Sul diario ho scritto a caratteri grandi: «Il prossimo autunno, per forza».
L’autunno dell’anno dopo sono tornata in moto, blu e bianca. Stavolta avevo due schede di memoria: una nella macchina fotografica, l’altra di riserva in tasca. Dal parcheggio del Parco panoramico di Kita-nishi no Oka, lo stesso dell’anno prima, mi sono tolta il casco e ho guardato verso la cresta: i larici erano tutti in fila, gialli fino all’ultimo. Davanti al paesaggio che aspettavo da un anno, senza accorgermene ho unito le mani davanti al petto. Ho premuto il pulsante pensando «Stavolta sì» e ho controllato sul display che la fila fosse davvero nella foto. Solo allora sono riuscita a sorridere.
Al ritorno mi sono fermata all’area di sosta Michi-no-Eki Shirogane Biruke, a Shirogane, e ho comprato un gelato soft azzurro ispirato allo Shirogane Aoi-ike. L’ho sollevato verso il cielo davanti alle betulle ingiallite e per prima cosa ho scattato una foto. Stavolta la foto si vedeva sul display. Mi ha fatto così piacere che ne ho scattata un’altra, con aria soddisfatta, prima di assaggiarlo. Mi è venuto da ridere: con tutto quel freddo avevo scelto proprio qualcosa di gelato. Intanto riguardavo infinite volte le foto dei larici appena scattate.
InvernoFine gennaio
Le cime illuminate dal sole al tramonto e il curry udon di Biei
«Avrà avuto freddo», mi hanno detto. «Sì, mi sembrava che mi si congelassero perfino le dita», ho risposto serissima, senza pensarci. Mi ero appena seduta al ristorante per famiglie in paese. Dopo averlo detto, mi sono chiesta se non avessi esagerato e ho sorriso tra me.
A gennaio, tutte le colline di Biei erano sotto la neve. Per l’inverno a Hokkaido sono arrivata con la mia seconda auto, una berlina a trazione integrale adatta alle strade innevate. Passando vicino alla collina da cui d’estate guardavo i campi di grano, ho dovuto ricontrollare la mappa: il paesaggio era cambiato così tanto che quasi non la riconoscevo. Avevo intenzione di restare sulle colline fino a sera, così sono entrata in quel ristorante per scaldarmi e mettere qualcosa nello stomaco.
Ho ordinato il curry udon di Biei, servito con latte di Biei. Mi hanno detto che gli udon di quel ristorante sono preparati con grano coltivato nei campi di Biei. Forse il grano del campo che d’estate non ero riuscita a capire se fosse Haruko o Akiko era proprio lì, davanti a me, oltre il vapore. A pensarci, mi è venuta voglia di salutare anche gli udon. Naturalmente non l’ho fatto.
Prima ho infilato per bene un tovagliolo di carta nello scollo del maglione bianco, per non macchiarlo, poi ho soffiato sul primo boccone per raffreddarlo. Il calore del curry si è diffuso in tutto il corpo intirizzito. Mi sono sentita subito meglio e ho sollevato un altro boccone di udon, ma mi è schizzato del curry sulla guancia. Avevo cercato di proteggere i vestiti e invece mi sono macchiata la faccia. Mi sono asciugata e ho bevuto un sorso di latte; mi è venuto di nuovo da ridere.
Con il corpo finalmente caldo fin dentro le ossa, sono andata verso le colline innevate. Ho ripercorso la salita che d’estate avevo fatto a capote aperta, ascoltando il lieve stridio delle gomme sulla neve e salendo come per prendere confidenza. Volante dritto, acceleratore dosato con delicatezza. Sulla neve, avere fretta non serve a niente, così ho affrontato salite e discese molto più piano del solito. Il parcheggio del parco Shikisai no Oka, aperto anche d’inverno, era stato sgomberato per bene. Appena sono scesa, il freddo mi ha fatto male alle guance all’istante.
Verso il tramonto, la luce del sole ha cominciato a raggiungere soltanto le cime lontane della catena del Tokachi-dake. A quanto pare si chiama bagliore alpino: è il fenomeno per cui il sole al tramonto colora le cime delle montagne più alte. Le colline davanti a me si stavano già oscurando, eppure solo le vette brillavano di rosa. Oltre il mio respiro bianco, quella luce saliva piano piano, sempre più in alto. Sono rimasta immobile, con le mani in tasca, fino a poco prima delle 16:30, quando chiude il parco Shikisai no Oka.
Quando sono tornata all’auto, avevo freddo fino alle dita dei piedi. Ho disteso entrambe le mani davanti al riscaldamento: le dita formicolavano e, piano piano, ho sentito il corpo rilassarsi. Anche mentre uscivo dal parcheggio, le cime lontane erano ancora appena rosate. Le stesse colline che avevo visto d’estate e d’autunno oggi erano così silenziose. Sulla strada innevata verso l’alloggio sono tornata piano, seguendo le tracce dell’auto davanti a me.
I racconti sono opere di fantasia ispirate a questo luogo. Per informazioni precise, può consultare i siti ufficiali del turismo e di informazione.
Le colline di Biei di notte
Immagini di questo luogo11 imm.
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Biei, Hokkaido · Le colline di Biei di notte (Estate)
Specialità locali
Curry udon di Biei
Al Family Restaurant Daimaru, segnalato dall’Associazione turistica di Biei, può assaggiare il curry udon di Biei, servito con latte di Biei, oppure la versione con noodles alla piastra. Gli udon del ristorante sono preparati con Kōmugi, una miscela di grani di Biei delle varietà Kitahonami e Haruyokoi. Il latte di Biei servito insieme al piatto aiuta a rinfrescare con delicatezza la bocca dopo il curry.
Asparagi di Biei
Gli asparagi di Biei sono una delle specialità più rappresentative del comune. Se visita Biei tra la primavera e l’inizio dell’estate, può anche organizzare il pranzo partendo dagli asparagi.
Gelato soft al latte di Biei
Non so resistere ai gelati soft locali; a Biei, poi, non potevo certo passare oltre senza fermarmi. Preparato con il latte del posto, è perfetto per una pausa tra una collina e l’altra. Ogni luogo ha un gelato dal gusto o dal colore diverso, e mi viene spontaneo volerli confrontare.
Cosa vedere
Colline ondulate, modellate da un vulcano
La cenere vulcanica e le colate di fango e detriti depositate da grandi eruzioni sono state erose dai fiumi nel corso di molti anni, dando forma all’attuale paesaggio di colline ondulate. I pionieri dissodarono queste colline, un tempo ricoperte da fitte foreste; i primi coloni si insediarono qui nel 1894. Anche le salite che affrontavo dosando l’acceleratore con tanto piacere un tempo attraversavano una foresta. Da quando l’ho scoperto, ogni volta che percorro una salita mi soffermo con lo sguardo sui filari frangivento rimasti ai margini dei campi.
Un mosaico che cambia ogni anno
Il grano, le patate, le barbabietole da zucchero e i legumi vengono alternati nei campi con la rotazione delle colture; per questo la posizione dei campi di grano cambia di anno in anno. A Biei la rotazione è iniziata nel 1983 e il grano è la coltura che occupa la superficie maggiore. Forse non rivedrà lo stesso paesaggio dell’anno scorso, ma ogni anno la aspetta un mosaico diverso di colline.
Le colline rese celebri dalla fotografia
Takushinkan, lungo la Panorama Road, è una galleria fotografica dedicata a Shinzō Maeda, uno dei principali fotografi paesaggisti giapponesi. Ha aperto nel luglio 1987 e, a quanto pare, l’edificio sorge sul sito dell’ex scuola elementare di Chiyoda. Ho sentito dire che Maeda visitò Biei per la prima volta nel 1971 e che le sue fotografie resero note le colline a un pubblico più ampio. Per me, che in autunno avevo dimenticato la scheda di memoria, è un racconto che brucia un po’.
Dati sulle strade
Come arrivare da Tokyo
- Da Tokyo al porto di Oarai
- Circa 130 kmCirca 1 ora e mezza in auto, lungo l’autostrada Jōban
- Traghetto
- Dal porto di Oarai al porto di TomakomaiCirca 18 ore, con l’auto a bordo sul traghetto della sera
- Dal porto di Tomakomai
- Circa 180 kmCirca 3 ore in auto, lungo l’autostrada Dōtō e la strada nazionale 237
- Itinerario tra le colline
- Patchwork no MichiDal Parco panoramico di Kita-nishi no Oka, a circa 7 minuti in auto dalla stazione di Biei
Patchwork no Michi
- Distanza
- Circa 15 km
- Dislivello massimo
- 160m
È l’itinerario che passa per il Parco panoramico di Kita-nishi no Oka, l’albero di Ken e Mary, l’albero Seven Stars e altri luoghi. Il Parco panoramico di Kita-nishi no Oka, lungo questa strada, è quello dove sono tornata in moto in autunno per rifare le foto.
Panorama Road
- Distanza
- Circa 25 km
- Dislivello massimo
- 221m
L’itinerario passa per il Parco panoramico di Shinei no Oka, il parco Shikisai no Oka, Takushinkan, il Parco panoramico di San’ai no Oka e altri luoghi. Ho visto il grano al tramonto d’estate e il bagliore alpino d’inverno proprio lungo questa strada.
Le distanze e i dislivelli sono calcolati partendo dalla stazione di Biei. Guardando questi numeri capisco finalmente perché in primavera le salite che affrontavo dosando piano l’acceleratore sembravano non finire mai.
Luoghi da raggiungere in auto nei dintorni
Aree di sosta Michi-no-Eki nei dintorni
Altri articoli sui luoghi
Se questo articolo le è piaciuto, dia un’occhiata anche a questi luoghi: sono tornata più volte in ognuno, in stagioni diverse.
Mappe e fonti
Fonti ufficiali consultate
- Associazione turistica di Biei (Il fascino dei campi di grano di Biei) (si apre in una nuova scheda)
- Associazione turistica di Biei (Haruko e Akiko?) (si apre in una nuova scheda)
- Associazione turistica di Biei (I campi di patate in fiore) (si apre in una nuova scheda)
- Associazione turistica di Biei (I rotoli di paglia) (si apre in una nuova scheda)
- Associazione turistica di Biei (Arriva la primavera: il trattore, protagonista dei campi) (si apre in una nuova scheda)
- Associazione turistica di Biei (Tutto sugli asparagi) (si apre in una nuova scheda)
- Associazione turistica di Biei (Il paesaggio autunnale che tinge le colline) (si apre in una nuova scheda)
- Associazione turistica di Biei (I campi di fiori di kigarashi) (si apre in una nuova scheda)
- Associazione turistica di Biei (Il colore della neve: un magico paesaggio invernale) (si apre in una nuova scheda)
- Associazione turistica di Biei (Un’escursione panoramica con le ciaspole sulle colline di Biei) (si apre in una nuova scheda)
- Associazione turistica di Biei (Storia) (si apre in una nuova scheda)
- Associazione turistica di Biei (Takushinkan, la galleria fotografica di Shinzō Maeda) (si apre in una nuova scheda)
- Associazione turistica di Biei (Family Restaurant Daimaru) (si apre in una nuova scheda)
- Associazione turistica di Biei (Mappa cicloturistica: itinerario sulla Patchwork no Michi) (si apre in una nuova scheda)
- Associazione turistica di Biei (Mappa cicloturistica: itinerario sulla Panorama Road) (si apre in una nuova scheda)
- Associazione turistica di Biei (Parco panoramico di Shinei no Oka) (si apre in una nuova scheda)
- Associazione turistica di Biei (Parco panoramico di Kita-nishi no Oka) (si apre in una nuova scheda)
- Shikisai no Oka (Informazioni per i visitatori) (si apre in una nuova scheda)
- Comune di Biei (BETWEEN THE BREAD) (si apre in una nuova scheda)