Città di Kawasaki, prefettura di Kanagawa – città di Kisarazu, prefettura di Chiba
In auto sulla Tokyo Bay Aqua-Line 15,1 km sotto e sopra il mare
La Tokyo Bay Aqua-Line collega Kawasaki, nella prefettura di Kanagawa, a Kisarazu, nella prefettura di Chiba, per circa 15,1 km. I circa 10 km sul lato di Kawasaki sono una galleria sottomarina; i circa 5 km sul lato di Kisarazu, invece, sono un ponte sul mare. In mezzo c’è Umihotaru, un’area di sosta circondata dal mare. La mattina d’inverno in cui ho scorto il Fuji innevato dal belvedere, mi è venuta subito voglia di guardarlo più da vicino: sono corsa al cannocchiale. Scelga una stagione e si conceda una pausa in mezzo al mare insieme a me.
Selezionando una scheda stagionale, si possono leggere i consigli per quel periodo e il racconto del mio viaggio. Il tramonto di primavera e le luci notturne d’estate sono panorami che mi hanno fatto desiderare di non andarmene. Parta dalla stagione che preferisce e venga a scoprirli con me.
PrimaveraMarzo
Capote abbassata, 5 km sopra il mare
A marzo ho aspettato una giornata di sole e poco vento, poi ho imboccato l’Aqua-Line da Kisarazu. Superato il casello, la strada si allungava dritta sopra il mare. Da qui a Umihotaru il ponte misura circa 5 km. Quando l’aria marina entrava nella cabriolet con la capote abbassata, avevo ancora le guance un po’ fredde, ma mi è scappato un sorriso. Mi batteva forte il cuore: stavo davvero guidando sul mare.
A quanto pare, per armonizzarsi con il paesaggio marino, anche l’impalcato e i piloni di questo ponte seguono linee curve. Sapere che avevano studiato persino la forma della strada che attraversa il mare mi ha fatto venire voglia di osservarla bene una volta arrivata. Mi hanno raccontato che la Tokyo Bay Aqua-Line fa parte della strada nazionale 409. Colleziono i cartelli delle strade nazionali, quindi vorrei trovare da qualche parte anche quello della 409. Mi sono ripromessa di guardare il ponte con calma solo dopo aver parcheggiato: per ora, occhi sulla strada e mani al volante, verso Umihotaru.
Davanti a me è comparso un edificio che sembrava una nave. Era Umihotaru, un’isola costruita per collegare la galleria e il ponte: la prima area di sosta sul mare in Giappone, mi hanno detto. La volta che ero venuta qui in una notte d’estate avevo trascurato le indicazioni e mi ero infilata nella galleria sottomarina senza fermarmi. Stavolta ho controllato i cartelli e mi sono diretta al secondo piano, dove si trova il parcheggio per le auto che arrivano dal lato di Kisarazu. Dopo aver parcheggiato, ero così felice di poter finalmente guardare il mare da quell’isola che sono salita di buon passo verso il belvedere.
Appena sono uscita sul belvedere, ho visto il Fuji dall’altra parte del mare. A Umihotaru ci sono giornate in cui si può ammirare il Diamond Fuji, quando il sole al tramonto si sovrappone perfettamente alla cima. Mi hanno detto che quella era una di quelle giornate, così ho deciso di aspettare fino a sera. Nel momento in cui il sole, scendendo piano, ha toccato la vetta, ho afferrato la ringhiera. Si era davvero sovrapposto alla cima. Dopo quel pensiero non sono più riuscita a parlare; sono rimasta a guardare senza fiato.
Al ritorno mi sono diretta a Kawasaki e sono entrata nella galleria sottomarina. Anche con gli occhi sulla strada e le mani al volante, continuavo a rivedere nella mente il Fuji e il sole di poco prima. Questa volta, a Umihotaru, che in passato avevo superato senza fermarmi, ho assistito a un momento così speciale. Una volta a casa ho ripensato tante volte al sole che si posava sulla cima e non riuscivo ad addormentarmi.
EstateAgosto
La galleria sotto il mare e, finalmente, Umihotaru
Una sera d’agosto sono entrata sull’Aqua-Line da Kawasaki. Appena imboccata la galleria, due file di luci si prolungavano fin dove arrivava lo sguardo. Il tratto sul lato di Kawasaki è una galleria sottomarina lunga circa 10 km, e nel punto più profondo arriva a circa 60 m sotto il livello del mare, mi hanno detto. Pensare che sopra di me si stendeva il mare dava a quel tunnel un brivido tutto diverso dal solito. Occhi sulla strada, mani al volante: puntavo a Umihotaru.
Prima di fermarmi a Umihotaru in primavera, avevo già percorso questa strada in una notte di piena estate. Allora non avevo visto le indicazioni e avevo superato l’area di sosta. Vestita leggera e con la capote abbassata, avevo sentito il vento della notte più freddo del previsto; anche dopo essere arrivata continuavo a stringermi nelle spalle. Così, per stasera, mi sono portata un cardigan. Nel punto in cui avevo visto il tramonto in primavera, stavolta voglio godermi con calma il panorama notturno.
Uscita dalla galleria e arrivata a Umihotaru, ho seguito le indicazioni fino al terzo piano, dove si trova il parcheggio per le auto che arrivano dal lato di Kawasaki. Dopo una breve pausa sono uscita sul belvedere: il cielo era già buio. Oltre la brezza umida della notte, si allungavano le luci delle città sulla costa. Anche quelle del ponte si allineavano senza interruzioni fino a Kisarazu. Nella galleria vedevo solo le pareti e le luci, perciò il mare notturno che si è aperto all’improvviso davanti a me mi ha tolto il fiato. Sono rimasta immobile accanto alla ringhiera per un bel po’.
Camminando verso il lato di Kawasaki del belvedere, ho visto le luci della città farsi sempre più fitte. Ero arrivata fin lì da sotto quelle luci, passando sotto il mare. Dal lato di Kisarazu, invece, le luci del ponte si allungavano dritte sull’acqua. Mi divertiva spostarmi da un lato all’altro del belvedere per confrontare il tratto che avevo percorso con quello che avrei attraversato dopo; ho continuato a fare avanti e indietro.
Mi era venuta fame, così ho comprato un panino al vapore ripieno di vongole e l’ho portato sul belvedere. L’ho diviso in due con entrambe le mani: insieme al vapore si è sprigionato un profumo di mare. Ho chiuso gli occhi d’istinto e me lo sono goduto ancora prima di assaggiarlo. Dopo averlo raffreddato soffiandoci sopra, ne ho preso un morso e subito ne volevo un altro. Mi sono rimessa il cardigan sulle spalle e ne ho preso un altro morso, guardando le luci della notte. Nel posto che una volta avevo oltrepassato senza fermarmi, ora me ne stavo lì a godermi il momento. Anche dopo averlo finito, non avevo ancora voglia di tornare a casa.
AutunnoOttobre
Il ponte al tramonto e la Torre del Vento sul mare
Una sera d’ottobre, appena imboccato il ponte da Kisarazu verso Umihotaru, ho visto il sole proprio davanti a me. La luce si allungava sul mare e, in fondo, l’edificio di Umihotaru galleggiava in controluce. Avrei voluto che il sole aspettasse fino al mio arrivo al belvedere. Mi è venuta una gran voglia di ammirarlo con calma, lì sul mare. Ho tenuto gli occhi sulla strada e le mani al volante, continuando verso il panorama che mi aspettava.
Mancava ancora un po’ al tramonto. Arrivando dal lato di Kisarazu, ho parcheggiato al secondo piano e poi sono salita al quinto per visitare Umi Megane – Aqua-Line Theater. Ci sono due aree, una galleria e una dedicata alle esperienze, dove si può vedere in un filmato come è stata costruita questa strada. Hanno scavato sotto il mare e costruito un ponte sopra l’acqua. Quando ho saputo che quella strada, che percorrevo senza pensarci, era nata così, poco a poco, ho accelerato il passo verso il belvedere.
Uscita dal teatro, mi sono affrettata verso il belvedere sul lato di Kawasaki. Mi hanno detto che al tramonto qui si raduna molta gente. Con le mani intrecciate dietro la schiena, ho guardato il mare: accanto al sole c’erano due torri a forma di vela. Quella è la Torre del Vento, Kaze-no-tō: un’isola artificiale costruita per favorire il ricambio d’aria nella galleria sottomarina. Da quando l’ho saputo, non riuscivo più a staccare gli occhi da quelle torri, che fino a quel momento non avevo mai notato.
La galleria che avevo attraversato in una notte d’estate proseguiva anche sotto quelle torri. Allora guidavo seguendo con lo sguardo le luci in fila davanti a me e non sapevo che sul mare ci fosse una struttura del genere. Guardando le torri mentre il sole tramontava, mi è sembrato che il ricordo del viaggio sotto il mare si legasse al panorama che avevo davanti. È incredibile: basta scoprire com’è fatta una strada e anche un normale viaggio in auto diventa speciale.
Man mano che il sole scendeva sotto l’orizzonte, il profilo della Torre del Vento diventava sempre più difficile da distinguere. Quelle torri sostengono la strada sottomarina che ho percorso. Pensarlo mi ha commossa: quel panorama, che prima consideravo solo un tramonto, aveva acquistato un significato tutto nuovo. Ho rivolto alla torre un piccolo inchino con il pensiero e sono rimasta a guardare il mare finché non si è dissolta nel buio. Prima di andarmene volevo osservarla ancora una volta, e ho fatto fatica a lasciare il belvedere.
Quando era ormai buio, sono passata anche dal Grande corridoio con vista sul mare al quarto piano. È un’area di sosta con vetrate tutt’intorno: da lì si vedono le luci delle navi che si spostano lentamente in lontananza. Dopo aver salutato il tramonto dal belvedere all’aperto, restare a guardare le navi mi ha fatto pensare che il tempo trascorso a Umihotaru continua anche dopo il calare del sole.
InvernoGennaio
Il Fuji innevato, oltre il mare
Una mattina di gennaio, in una giornata fredda e limpida, sono arrivata a Umihotaru da Kawasaki attraversando la galleria sottomarina. Entrando dal lato di Kawasaki, ho parcheggiato al terzo piano. Appena uscita sul belvedere, il freddo mi pungeva le guance. Mi avevano detto che nelle limpide giornate invernali da qui si vede bene il Fuji. Ho guardato oltre il mare e il Fuji innevato era lì, nitido: mi sono fermata di colpo. Era così bello che ho smesso persino di sistemarmi la sciarpa.
Volevo vederlo più da vicino, così ho guardato nel cannocchiale. Mi sembrava di distinguere persino come si era depositata la neve sul Fuji, e non riuscivo a distogliere lo sguardo. Quando ho alzato la testa e mi sono voltata dall’altra parte, ho visto anche una torre alta in lontananza, sopra la città. Da lì si può guardare tutta la baia di Tokyo, e io avevo già la testa al panorama successivo: non sapevo più da che parte guardare. Ho dato un’altra occhiata al Fuji e poi mi sono messa a cercare altri scorci.
Mi sono avvicinata alla ringhiera del belvedere e, proprio sotto di me, una grande nave avanzava lentamente sul mare. Qui passano navi in continuazione: ecco perché sul lato di Kawasaki hanno costruito una galleria. Seguendo la nave con lo sguardo, ho ripensato al fatto che fino a poco prima stavo guidando proprio lì sotto. Mi ha fatto uno strano effetto, quasi un solletico.
A quanto pare, al North Cabin, al quarto piano, c’è anche un pediluvio. Non è una sorgente termale, ma sembra perfetto per scaldarsi i piedi infreddoliti. Oggi però ho messo i collant, così me lo terrò come piccolo piacere per il prossimo inverno. Se torno d’inverno, dovrò pensare anche a cosa indossare per il pediluvio.
Prima che costruissero questa strada, per andare da Kawasaki a Kisarazu bisognava fare quasi metà del giro della baia di Tokyo, mi hanno detto. Le indagini sono durate circa 20 anni, i lavori circa 10. Se oggi posso ammirare il Fuji in mezzo al mare è grazie alle persone che hanno costruito questa strada, soprannominata «il progetto Apollo dell’ingegneria civile». Pensare a tutti quegli anni mi ha scaldato il cuore e mi ha fatto venire voglia di custodire ancora di più il panorama che avevo davanti.
Prima di ripartire verso Kisarazu, ho alzato il riscaldamento, mi sono risistemata la sciarpa e ho abbassato la capote. Sul ponte, il vento d’inverno mi sfiorava le guance. Mentre guidavo con gli occhi sulla strada e le mani al volante, ripensavo al Fuji che avevo appena visto nel cannocchiale. Ogni volta che sentivo il freddo, mi tornava in mente il momento in cui mi ero fermata sul belvedere. Non avrei mai pensato che un giro in auto per ammirare il mare d’inverno potesse diventare così indimenticabile.
I racconti sono opere di fantasia ispirate a questo luogo. Per informazioni precise, può consultare i siti ufficiali del turismo e di informazione.
Immagini di questo luogo9 imm.
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Specialità locali
Piatti di vongole di Umihotaru
Sul sito ufficiale di Umihotaru sono presentati diversi piatti a base di vongole: panini al vapore ripieni di vongole, curry alle vongole, soba alle vongole, ramen alle vongole in brodo salato, chanpon alle vongole e yakisoba alle vongole. Quando ho aperto il panino che ho assaggiato, insieme al vapore si è sprigionato un profumo di mare. Mi è bastato sentirlo per non riuscire più ad aspettare: l’ho raffreddato soffiandoci sopra e poi l’ho divorato. Il sapore di quel panino, con le luci della notte davanti, mi è rimasto impresso e mi è tornato in mente tante volte anche dopo essere tornata a casa.
Ciotola di riso con pesce fresco di Bōsō
Da Bōsō Kaisendokoro Kisarazu-an, a Umihotaru, si può gustare una ciotola di riso con pesce fresco pescato nella regione di Bōsō. Dopo aver assaporato il profumo di mare del panino alle vongole, mi incuriosisce anche questo piatto. Mi basta pensare a cosa proverò la prossima volta per aver voglia di tornare a Umihotaru. Al piacere di guardare il mare si potrebbe aggiungere anche quello di fermarsi a pranzo.
Cosa vedere
15,1 km sotto e sopra il mare
La strada collega Kawasaki, nella prefettura di Kanagawa, a Kisarazu, nella prefettura di Chiba, per circa 15,1 km. A metà percorso si trova Umihotaru, la prima area di sosta sul mare in Giappone; il tratto di circa 10 km sul lato di Kawasaki è una galleria sottomarina, mentre quello di circa 5 km sul lato di Kisarazu è un ponte. La galleria è sul lato di Kawasaki perché su quel tratto di mare passano spesso le navi. Dal belvedere, guardando le imbarcazioni, mi rendo conto che la strada su cui viaggiamo e il mare attraversato dalle navi convivono nello stesso spazio. Pensare di essere arrivata fin qui passando sotto il mare mi riempie di entusiasmo.
Il progetto Apollo dell’ingegneria civile
La Tokyo Bay Aqua-Line è stata inaugurata il 18 dicembre 1997, dopo circa 20 anni di indagini e circa 10 di lavori. Per scavare la galleria è stata sviluppata una gigantesca talpa meccanica con un diametro di 14,14 m. I due fronti di scavo sono avanzati da entrambi i lati e si sono incontrati nel sottosuolo, mi hanno raccontato. Al primo piano di Umihotaru, sul lato di Kawasaki, è esposta la vera testa di taglio. Sapere che è la stessa che ha scavato la galleria che ho attraversato mi fa venire voglia di osservarla con calma. Più scopro come è stata costruita la strada che corre sotto il mare, più mi batte forte il cuore.
Un’isola di 650 m in mezzo al mare
Umihotaru è un’area di sosta costruita su un’isola artificiale lunga 650 m, circondata a 360° dal mare. L’edificio ha 5 piani: dal primo al terzo ci sono i parcheggi, mentre al quarto e al quinto si trovano negozi e ristoranti. Scendo dall’auto e salgo sul belvedere: una sosta veloce si trasforma in tempo da dedicare al mare. Di notte resto incantata dalle luci sulla costa e, anche dopo aver finito il panino al vapore ripieno di vongole, faccio fatica ad andarmene.
Dati del percorso
Tokyo Bay Aqua-Line
- Lunghezza
- Circa 15,1 km
- Punto più profondo
- Circa 60 m sotto il livello del mare
Da Kawasaki Ukishima JCT, passando per la galleria sottomarina, Umihotaru e il ponte, fino a Kisarazu-Kaneda IC. È una strada che corre prima sotto il mare, poi su un ponte sopra l’acqua. Quando sono scesa dall’auto a Umihotaru e mi sono trovata davanti il mare, il cuore ha cominciato a battermi forte.
Sono i dati pubblicati sul sito ufficiale di Umihotaru. La galleria ha un diametro di 13,9 m e la velocità di progetto è 80 km/h. È incredibile pensare che la strada che ho percorso passi sotto il mare dentro una galleria così grande. Guardando il mare dal belvedere e immaginando com’è fatta, attraversarla mi sembra un’esperienza indimenticabile.
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Area di sosta lungo il percorso
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Mappe e fonti
Fonti ufficiali consultate
- Umihotaru (Informazioni sulla Tokyo Bay Aqua-Line) (si apre in una nuova scheda)
- Umihotaru (Che cos’è Umihotaru) (si apre in una nuova scheda)
- Umihotaru (Belvedere) (si apre in una nuova scheda)
- Umihotaru (Grande corridoio con vista sul mare) (si apre in una nuova scheda)
- Umihotaru (Avviso sul Diamond Fuji) (si apre in una nuova scheda)
- Umihotaru (Negozi e strutture) (si apre in una nuova scheda)
- Umihotaru (Accesso e tariffe) (si apre in una nuova scheda)
- Sito ufficiale del turismo della prefettura di Chiba, Chiba Kankō Navi (Alla scoperta dell’area di sosta di Umihotaru!) (si apre in una nuova scheda)