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Prefettura di Gunma, città di Maebashi e Monte Akagi

Monte Akagi e lago Ōnuma Dopo le curve della strada prefetturale 4, in cima alla montagna si apre un lago

Dal lago Ōnuma, sul Monte Akagi, si torna a Tokyo in giornata; eppure, ogni volta che arrivo, mi sembra di aver fatto un viaggio molto più lungo. È abbastanza vicino da poter partire appena mi viene voglia, e qui regna una quiete che mi fa rimandare l’ora del rientro. Forse è per questo che torno a ogni cambio di stagione.

In primavera cammino sulla passerella cercando di capire da dove arrivano i richiami degli uccelli; in inverno vado a pregare al santuario sotto la neve. È sempre lo stesso lago, ma con le stagioni cambiano anche i posti in cui mi va di fermarmi.

Al Passo Torii in autunno, la protagonista, con un montgomery color cammello, sorride tenendosi il colletto vicino a una staccionata di legno. Poco sotto si stende la palude di Kakumanbuchi; più in là, il lago Ōnuma si vede in lontananza, come una sottile striscia tra i monti più bassi coperti di foglie autunnali.

AutunnoVerso metà ottobre

Wakasagi fritti sulla riva tra le foglie rosse, poi il piccolo lago visto dal Passo Torii

Il primo boccone era ancora bollente. Gli avevo soffiato sopra una volta sola e già pensavo che si fosse raffreddato. Ho gonfiato le guance e ho continuato a soffiare, guardando il pendio coperto di foglie rosse proprio dall’altra parte del lago.

Era metà ottobre; ero partita da Tokyo con la mia auto cabriolet rossa per una gita in giornata, per vedere i colori autunnali intorno al lago Ōnuma. A ogni curva in salita, le foglie che intravedevo davanti a me diventavano un po’ più rosse, e non vedevo l’ora di arrivare al lago. Ho superato l’ultima salita e ho parcheggiato sulla riva. Appena ho aperto la portiera, l’aria fredda mi è entrata dal colletto del cappotto. Il motore, che avevo sentito fino a un attimo prima, si è spento; è rimasto solo il rumore delle piccole onde che arrivavano a riva.

Dalla riva mi sono accorta di quanto fossero vicine le foglie degli alberi. Ho seguito con lo sguardo la montagna dalla cresta lontana, scendendo lungo il pendio fino all’acqua. Volevo mettermi a camminare, ma da un locale sulla riva arrivava un buon profumo di fritto e, senza neanche accorgermene, mi sono ritrovata accanto all’auto con un piatto di carta di wakasagi appena fritti in mano.

Tenendo sollevato un pesciolino con le bacchette, riuscivo a vedere bene il pangrattato, che formava una crosta fitta di granelli minuti. Quando l’ho morso, la crosticina ha scricchiolato e subito dopo si è diffuso il sapore del pesce. Il profumo del fritto appena fatto era ancora più intenso nell’aria fredda. Stringevo il piatto con forza perché non vedevo l’ora di prenderne un altro. Ero venuta per ammirare le foglie d’autunno, ma non avrei mai immaginato che anche quel boccone sarebbe diventato un ricordo.

Dopo aver finito di mangiare, ho fatto una passeggiata sulla riva. Sotto i piedi si erano accumulate le foglie cadute, e a ogni passo si sentiva un piccolo fruscio. Bastava spostarsi un poco perché anche le montagne sembrassero sovrapporsi in modo diverso. Sul Monte Akagi, le foglie cambiano colore in momenti diversi a seconda dell’altitudine: mi hanno detto che da qualche parte si possono vedere da fine settembre ai primi di novembre. Sapevo che il rosso scendeva dalle cime, ma non immaginavo che durasse così a lungo. Come se l’autunno passasse da un versante all’altro della montagna, poco alla volta. E proprio allora toccava a questo lago.

Prima di tornare, ho fatto una deviazione al Passo Torii. Ho superato alcune curve e ho parcheggiato vicino alla palude di Kakumanbuchi. Da lì ho proseguito a piedi fino al passo: il vento era ancora più freddo che sulla riva, così ho abbottonato il cappotto fino al collo. Dal passo, a 1390 m di quota, si vedono dall’alto Kakumanbuchi e il lago Ōnuma. Il lago sulle cui rive ero stata fino a poco prima, circondato dai pendii autunnali, sembrava minuscolo; mi è venuto da ridere. E pensare che poco fa mi agitavo tanto per quei fritti!

Negli anni Trenta dell’era Shōwa, tra questo passo e Rihei-chaya, ai piedi della montagna, circolava una funicolare. Immaginando le vetture salire piano lungo i pendii autunnali, mi sono chiesta se anche le persone di allora guardassero lo stesso lago da questo passo, e all’improvviso le ho sentite vicine. A volte si forma un mare di nuvole dopo la pioggia o nelle prime ore del mattino, quando fa freddo; la prossima volta voglio venire all’alba.

Prima di scendere dal passo ho riguardato la foto scattata lì: il lago Ōnuma era piccolo, proprio in mezzo ai pendii autunnali. Ho provato a ingrandire l’immagine con le dita per capire dove fosse la riva su cui avevo mangiato i fritti, ma io non comparivo certo nella foto.

Sulla riva del lago, con le foglie d’autunno e i riflessi dell’acqua sfumati sullo sfondo, la protagonista porta alla bocca con le bacchette un wakasagi fritto, soffiandoci sopra. Indossa un montgomery color cammello e una felpa con cappuccio lilla; il pesciolino è in un piatto di carta a forma di barchetta.

I racconti sono opere di fantasia ispirate a questo luogo. Per informazioni precise, può consultare i siti ufficiali del turismo e di informazione.

Il Monte Akagi di notte

In una notte d’autunno, il lago Ōnuma si vede dall’alto, da un pendio coperto di foglie rosse. Un’auto cabriolet rossa con i fari accesi percorre la strada sulla riva; oltre il lago si vede il profilo scuro del Monte Kurobi-yama, e in cielo la Via Lattea e una luna sottile.
Una sera d’autunno ho percorso lentamente la strada in riva al lago Ōnuma. Oltre l’acqua si stagliava nitido il profilo del Monte Kurobi-yama, con la Via Lattea sopra di lui.

Immagini di questo luogo11 imm.

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Specialità del Monte Akagi

Wakasagi fritti

Il lago Ōnuma è noto per i wakasagi, pesciolini pescati anche sul ghiaccio in inverno. Nei locali sulla riva può trovare i wakasagi appena fritti. Sono piccoli e si mangiano interi, dalla testa alla coda: le lische quasi non si sentono e, quando se ne accorge, il piatto è già vuoto.

Okkirikomi

È un piatto tradizionale di Gunma, una prefettura rinomata per il grano. I noodles larghi vengono aggiunti senza essere prima lessati e cuociono insieme alle verdure; una porzione scalda fin nel profondo. Nei locali sulla riva del lago si può gustare la versione al miso, cotta in pentola di terracotta.

Yakimanju

Gli yakimanju sono una specialità di Maebashi. Anche i locali sulla riva del lago li vendono appena grigliati davanti all’ingresso. Se ama i dolci, un solo spiedino non le basterà di certo.

Cosa vedere

Un lago in cima alla montagna, dove ci si ritrova a guardare verso l’alto

Il lago Ōnuma si è formato nella parte più bassa della caldera ed è un lago craterico. Se invece di guardarlo solo dall’alto si raggiunge la riva, si alza lo sguardo verso i pendii delle montagne che lo circondano. È una sensazione un po’ insolita: essere in cima a una montagna e guardare comunque verso l’alto, alle montagne intorno.

Un parco prefetturale dal 1935

Il Parco prefetturale di Akagi è stato istituito l’8 febbraio 1935. Comprende tutta la zona in quota, con il lago Ōnuma e le paludi. Da oltre 90 anni, tante persone salgono fin qui per ammirare questo lago.

Dati sulla strada e le passeggiate

Come arrivare da Tokyo

Da Tokyo
circa 180 kmCirca 2 ore e mezza in auto, usando l’autostrada
Autostrada
Autostrada Kan-Etsu
Uscita più vicina
Akagi ICCirca 25 km e 35 minuti fino al lago Ōnuma
Strada per la cima
Strada prefetturale 4Circa 50 minuti dal casello di Maebashi IC

Giro lungo le rive del lago Ōnuma

Perimetro del lago
4km
Quota del lago
1340m

Dopo aver parcheggiato l’auto o la moto, può passeggiare intorno al lago e godersi il panorama delle montagne. Il giro completo dura circa 60 minuti.

Per raggiungere la zona in quota si sale lungo la strada prefetturale 4. Superate le curve in salita, in cima alla montagna si apre un lago enorme.

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