Noboribetsu, Hokkaidō
Noboribetsu Jigokudani Una valle che sembra l’inferno degli oni: da esplorare prima delle terme
Lascio l’auto al parcheggio e, dopo pochi passi sul sentiero, la valle si spalanca all’improvviso oltre la staccionata. Dalla roccia si levano pennacchi di vapore bianco e il vento porta con sé l’odore di zolfo. Ogni volta che pernotto a Noboribetsu Onsen, faccio sempre una passeggiata a Noboribetsu Jigokudani prima di immergermi nell’acqua calda. L’acqua in cui mi tufferò stasera nasce proprio qui, davanti a me. A pensarci, questa semplice passeggiata sembra l’inizio del cammino verso le terme.
Qualunque fosse la stagione, ho sempre seguito quest’ordine: passeggiata nella valle, bagno caldo e manjū dopo il bagno… o almeno così credevo.
PrimaveraFine maggio
Mi è sembrato di sentire i suoni della valle e ho portato una mano all’orecchio
Mi sono fermata davanti alla staccionata e, in mezzo al rumore del vento, ho sentito un brontolio profondo. Non era il fruscio delle foglie mosse dall’aria. Sembrava arrivare dal fondo della valle e non smettere mai. Ho portato una mano vicino all’orecchio e mi sono voltata verso il punto in cui il vapore saliva con più forza: allora quel suono mi è parso un po’ più vicino.
Era verso le nove del mattino, a fine maggio. Il mio viaggio primaverile in Hokkaidō stava per finire. Per l’ultima sosta alle terme avevo scelto, naturalmente, Noboribetsu. Dall’uscita Noboribetsu-higashi IC ho percorso per una decina di minuti la strada in salita verso la zona termale. Ho abbassato un po’ il finestrino e l’odore di zolfo è entrato nell’auto. Mi è venuto da pensare: «Eccomi di nuovo qui». Ero già venuta in estate, in autunno e in inverno, ma questa era la prima volta che vedevo Jigokudani circondata dal verde appena spuntato.
Non avendo nessuno accanto, potevo ascoltare soltanto i suoni, senza dire una parola. Ogni volta che il vento si fermava, il brontolio dal fondo della valle sembrava avvicinarsi un po’. Chiudendo gli occhi, mi è sembrato che qualcosa continuasse a muoversi senza sosta sotto il terreno. Anche alla fine di maggio, l’aria del mattino nella valle era ancora fresca: per fortuna avevo messo il cappotto color crema. D’inverno, lì c’era il pendio innevato; ora la roccia marrone era tutta scoperta. Era la stessa valle, eppure persino i suoni sembravano diversi.
Jigokudani, davanti a me, è un cratere di esplosione largo circa 450 m, nato dall’eruzione del monte Hiyori. Ha una superficie di circa 11 ha, mi hanno detto. Il paesaggio delle sorgenti che ribollono ricordava un inferno popolato dagli oni e, a quanto pare, da lì viene il nome. Camminando lungo la staccionata, il vapore dall’altra parte sembrava non avvicinarsi mai: ho capito quanto fosse vasta la valle più camminando che guardando i numeri. Ho appoggiato una mano alla staccionata di tronchi e con l’indice ho seguito fino al cielo uno dei pennacchi bianchi che salivano dalla roccia. Proprio oltre la punta del dito, il vapore ha cambiato forma per un attimo e si è dissolto nel cielo.
Ho alzato lo sguardo anche verso il bosco che circonda la valle. La foresta primordiale attorno a Jigokudani è protetta come monumento naturale nazionale dal 1924. Questo bosco è custodito da oltre cento anni e si spinge fin quasi ai vapori delle sorgenti. Ogni volta che i fumi si spostavano, gli alberi al di là sembravano avvicinarsi o allontanarsi. Le foglie appena nate brillavano, luminose, dietro il bianco del vapore.
Mentre tornavo sul sentiero, ho controllato l’ordine delle tappe: prima un salto da Wakasaimo Honpo Noboribetsu Higashi, poi il manjū solo dopo il bagno, ovviamente. In inverno avevo infranto questa regola davanti alla valle innevata, ma stavolta contavo di rispettarla. Però ogni volta che passavo davanti al negozio rischiavo di cedere al profumo dei dolci: non è che mi fidassi molto di me stessa.
Quando ho rivisto il parcheggio, mi sono voltata un’ultima volta. Il vapore continuava a salire verso il cielo, tremolante e bianco. Quel suono si intonava bene alla fine del viaggio di primavera. Quella sera, dopo il bagno, il manjū mi è sembrato più dolce del solito: avevo rispettato la mia regola. Insieme al profumo dello zucchero di canna mi è tornato in mente anche il brontolio della valle.
EstateLuglio
Sul sentiero di legno, ho fatto un passo indietro quando il vapore è arrivato fin lì
A metà della passerella di legno il vento ha cambiato direzione. Una nuvola di vapore bianco si è riversata verso di me; ho chiuso gli occhi e agitato una mano per scacciarla. Perfino l’aria sul viso era calda. Ho fatto un passo indietro e poi mi è scappato da ridere per quanto mi ero agitata.
Durante il mio primo viaggio in Hokkaidō, la prima località termale in cui ho deciso di pernottare è stata Noboribetsu. Dopo aver costeggiato il mare da Hakodate, verso le due di un pomeriggio limpido di luglio ho parcheggiato a Jigokudani. Dall’imbocco della passerella che scende nella valle si vedeva una piccola piattaforma d’osservazione tra le rocce. Oggi provo ad arrivarci.
Proseguendo sulla passerella, mi sono ritrovata a guardare le grandi rocce al centro della valle e il ruscello termale che scorreva tra loro. Anche il pendio che avevo visto da lontano, da vicino, aveva un sacco di sporgenze e rientranze. Le assi sotto i piedi erano asciutte e a ogni passo rispondevano con un leggero toc toc. Il vento mi ha portato l’odore di zolfo, e non ho avuto dubbi: ero arrivata alle terme.
Ho bevuto un sorso d’acqua e, mentre chiudevo la bottiglia, ho guardato oltre i vapori: appena il vento ha cambiato direzione, le rocce prima velate di bianco sono apparse in tutta la loro forma. Dall’ingresso non riuscivo a vederle. Volevo mostrarle a qualcuno e mi sono istintivamente voltata di lato, ma oggi ero da sola.
Mi piace viaggiare da sola: è comodo. Ma solo in momenti come questo penso che mi piacerebbe avere qualcuno accanto. Ho tirato fuori il telefono, ho scattato una foto alla passerella e ai vapori e l’ho mandata alla mia amica con cui faccio giri in auto. Le ho scritto: «Qui l’odore di zolfo è fortissimo». Mi ha risposto subito: «Ti sembra già di essere alle terme, vero?». Le ho replicato: «Non ho ancora fatto il bagno». Poi mi è arrivata una fila di emoji con faccine che ridevano.
Arrivata vicino alla piattaforma, ho notato che sulla sommità della valle si stendeva un bosco verde. Ho scoperto che la foresta primordiale attorno a Jigokudani è protetta e ospita alberi come le querce mizunara, oltre a tante specie di piante e fiori. Qui si vede bene il confine tra il bosco fitto e la valle fumante, dove non cresce nemmeno un albero.
Sono rimasta un po’ accanto alla ringhiera della piattaforma, a guardare i vapori da sola. Viaggiare da sola significa che nessuno mi mette fretta, ma anche che devo decidere da me quando è ora di andare. Mi sono detta: «Torno indietro dopo che il vapore sarà arrivato qui altre tre volte». Ne ho contate proprio tre, per bene, e solo allora mi sono avviata. A volte sono fin troppo scrupolosa, lo penso anch’io.
Rifacendo il sentiero fino all’ingresso, mi sono voltata a guardare il punto in cui poco prima avevo fatto un passo indietro: da lì sembrava grande come la punta di un dito. E pensare che mi ero agitata così tanto in un posto così piccolo! Sulla via del ritorno ho comprato i deliziosi manjū al negozio Wakasaimo Honpo Noboribetsu Higashi. Mi sono promessa lì per lì che li avrei mangiati solo dopo il bagno e ho resistito fino all’albergo. Una volta uscita dalle terme, ne ho mangiato uno in camera: il profumo dello zucchero di canna mi ha riempito la bocca e anche una serata da sola si è trasformata in una bella serata. A Noboribetsu, il manjū si mangia dopo il bagno. Questa è diventata la mia regola.
AutunnoDa metà a fine ottobre
Abbiamo indicato insieme le foglie autunnali oltre i vapori
Ho esclamato più forte del previsto: «Guarda laggiù!». Appena la valle si è aperta davanti a me, ho alzato lo sguardo: sopra le rocce si allungava un bosco intero con le foglie dai colori autunnali. Il bianco dei vapori e i colori degli alberi in autunno: non avevo mai visto un abbinamento così.
Per ammirare le foglie autunnali, la mia amica è venuta in Hokkaidō in aereo e abbiamo deciso di passare una notte a Noboribetsu Onsen. Verso le 11 del mattino, in ottobre, abbiamo lasciato l’auto al parcheggio di Jigokudani e ci siamo dirette al sentiero vicino all’ingresso. Quando viene la mia amica, dal sedile del passeggero spuntano mappe, musica e, già che c’è, anche qualche snack. In macchina c’è un po’ più di vita che quando viaggio da sola.
Ho appoggiato una mano alla staccionata di tronchi e con l’altra ho indicato il margine del bosco. Con il cappotto sopra la felpa color lavanda, ho seguito con gli occhi la punta del dito. Volevo che la mia amica notasse gli alberi verdi rimasti tra quelli dai colori autunnali. Il bosco non si tinge tutto allo stesso modo: appena sposto lo sguardo, mi cade l’occhio su un altro punto.
Quando ho abbassato lo sguardo dal bosco al pendio, davanti a me si è aperta una distesa di roccia nuda, senza alberi. Uno spettacolo ampio e selvaggio, del tutto diverso dallo splendore delle foglie autunnali. Nell’autunno di Noboribetsu, i due paesaggi convivono nello stesso colpo d’occhio. A quanto pare, la foresta primordiale di Noboribetsu che circonda la valle copre oggi circa 186 ha. Sul sentiero che prosegue verso l’interno dovrebbero esserci anche enormi querce mizunara. Stavolta ci siamo limitate a guardare dal lato dell’ingresso; poi abbiamo immaginato insieme che alberi ci fossero più in fondo nel bosco che avevo indicato.
Prima di tornare, la mia amica stava cercando di inquadrare le foglie autunnali e i vapori in una sola foto. Le ho suggerito di aspettare che il vapore si spostasse davanti al bosco. Siamo rimaste in silenzio ad aspettare e, quando la nuvola bianca è passata proprio davanti alle foglie, abbiamo gridato «Adesso!» nello stesso istante. Nella foto è finito anche il margine del bosco che avevo indicato.
A pranzo, nella zona termale, abbiamo provato l’Enma yakisoba, la specialità locale di Noboribetsu. La mia amica, che adora il piccante, mangiava con tutta calma la salsa pungente al sesamo. Al mio secondo boccone, invece, avevo già allungato la mano verso l’acqua. Anche se era piccante, non riuscivo a smettere: credo che fosse merito della salsa, che avvolgeva così bene le tagliatelle piatte di grano coltivato in Hokkaidō. La mia amica è rimasta impassibile fino all’ultimo boccone, poi ha dato un’occhiata al mio piatto: «Se non lo finisci, lo prendo io». Naturalmente non ne ho lasciato nemmeno un po’.
Quando siamo tornate al parcheggio, la mia amica aveva già mandato la foto alla sua famiglia. È arrivata subito la risposta: «Dove siete?». Ci siamo sporte insieme sul telefono e abbiamo risposto «A Noboribetsu», poi ho acceso il motore per andare in albergo. Una volta arrivate e riposte le chiavi dell’auto, la mia amica ha aperto subito la lista dei drink più forti. Io invece volevo latte dopo il bagno e, naturalmente, un manjū. La regola che mi ero data in estate è ancora in vigore.
InvernoFebbraio
Nella valle innevata ho infranto la regola e addentato un manjū
Ho aperto l’involucro del manjū prima di entrare alle terme. Il momento in cui ho infranto da sola la regola che mi ero data in estate: «Il manjū si mangia dopo il bagno». Ma fuori, davanti alla valle innevata, faceva così freddo che avevo una voglia matta di qualcosa di dolce.
Avevo deciso che l’ultima tappa alle terme del mio viaggio invernale in Hokkaidō sarebbe stata Noboribetsu. Una mattina di febbraio, la mia amica è arrivata in aereo e si è infilata sul sedile del passeggero. Con tutta quella neve, sono venuta a bordo della berlina rossa a trazione integrale che avevo portato con me sul traghetto da Ōarai. Uscita da Noboribetsu-higashi IC, ho imboccato piano la salita verso la zona termale, ancora coperta qua e là di neve, sentendo gli pneumatici fare presa sulla strada. La mia amica, seduta accanto a me, si è messa chissà perché a dire «Come volevasi dimostrare», tutta fiera.
Verso le 10 del mattino ho parcheggiato a Jigokudani e ho raggiunto il sentiero lì vicino. Oltre la staccionata di legno, il vapore bianco saliva tra i pendii innevati. Con la neve sotto i piedi, oggi mi sono limitata al sentiero vicino all’ingresso, avanzando un passo alla volta e facendo attenzione accanto alla staccionata. In mezzo allo scricchiolio della neve, mi è parso di sentire anche un suono basso provenire dalla valle. D’estate il vapore arrivava fin sopra la passerella, ricordo. Oggi l’aria è gelida, perciò quando il vapore viene verso di me mi sento un po’ sollevata.
Ho chiuso bene il piumino color crema e tirato la sciarpa fin sul naso. Ma avevo ancora freddo. Ecco, è qui che ho aperto il pacchetto. Appena l’ho fatto, nell’aria gelida si è sprigionato un profumo dolce: non riuscivo più ad aspettare. Al primo morso, l’aroma tostato dello zucchero di canna e la dolcezza degli azuki mi hanno riempito la bocca infreddolita. La mia amica ha colto la palla al balzo: «Ma non avevi detto dopo il bagno?». «Ho appena deciso che nei giorni freddi c’è un’eccezione», le ho risposto seria. Lei stava per rotolarsi dalle risate sulla neve.
A Jigokudani l’acqua termale sgorga dal terreno e il vapore sale da vari punti della valle. Mi hanno detto che da qui sgorgano ogni giorno circa 10.000 t di acqua termale. Con un manjū mezzo mangiato in mano, ci siamo messe a indicare i pennacchi e a indovinare da quale zona sarebbe arrivata l’acqua calda del bagno di stasera. Non avevamo nessun indizio, ma ognuna di noi sosteneva che fosse giusta la propria risposta.
Guardando oltre la staccionata, la neve e il vapore mi sembravano bianchi in modi completamente diversi. La neve restava immobile sul pendio, mentre i vapori salivano verso il cielo cambiando forma. A ogni folata spuntava un dettaglio diverso; dopo un po’ che ci dicevamo «Adesso si vede meglio», la mano che teneva il manjū si è raffreddata per prima.
Ho aspettato che il vento spingesse di lato il vapore prima di dare l’ultimo morso. Ho ripiegato con cura l’involucro e l’ho messo in tasca, poi sono tornata al parcheggio. Una volta in albergo, mi aspetta un’immersione fino alle spalle nell’acqua che sgorga da questa valle. L’ultimo bagno del viaggio invernale, dopo aver attraversato strade innevate. Mi è venuto un leggero pizzicore al naso.
I racconti sono opere di fantasia ispirate a questo luogo. Per informazioni precise, può consultare i siti ufficiali del turismo e di informazione.
Jigokudani di notte
Immagini di questo luogo11 imm.
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Specialità locali
I deliziosi manjū di Wakasaimo Honpo
Sono manjū ripieni di pasta di fagioli azuki coltivati in Hokkaidō; l’impasto è preparato con zucchero di canna e salsa di soia. Li trova al negozio Wakasaimo Honpo di Noboribetsu Higashi. Quando pernotto a Noboribetsu, compro sempre una scatola e la lascio in camera: ormai è il mio rituale.
Yakisoba Enma di Noboribetsu
È una specialità locale di Noboribetsu, preparata con tagliatelle piatte di grano coltivato in Hokkaidō, condite con una salsa piccante al sesamo e ingredienti del posto. Pare che il nome sia ispirato a Enma, il sovrano degli inferi che guida gli oni di Jigokudani. Purché si usino le tagliatelle e la salsa previste, insieme agli ingredienti locali, ogni locale può aggiungere il proprio tocco: può essere divertente assaggiare le diverse versioni nella zona termale.
Jigoku-zuke dell’Onsen Ichiba
È un kimchi di pesce preparato con frutti di mare pescati lungo la costa di Noboribetsu o nelle acque vicine, lasciati marinare in una salsa yangnyeomjang speciale. Dicono che sia dolce e appena piccante. La mia amica, che adora i sapori piccanti e le bevande alcoliche, l’ha notato per prima e l’ha scelto subito come souvenir. Quando l’ha aperto a casa, mi ha raccontato tutta contenta che stava benissimo sia con il riso sia con gli alcolici.
Cosa vedere
Il cratere che chiamavano «l’inferno degli oni»
Jigokudani è un cratere di esplosione, largo circa 450 m e con una superficie di circa 11 ha, formatosi in seguito all’eruzione del monte Hiyori. Si dice che abbia preso questo nome perché il paesaggio ribollente faceva pensare all’inferno degli oni. Il vapore continua a salire da vari punti della valle e, anche nelle giornate di sole, sopra il cratere si vede una coltre bianca.
La foresta primordiale arriva fin quasi ai vapori
La foresta primordiale di Noboribetsu, che circonda la valle, è stata designata monumento naturale nazionale nel 1924 e oggi si estende per circa 186 ha. Sul sentiero che prosegue verso l’interno si trovano anche enormi querce mizunara. È affascinante vedere, proprio l’una accanto all’altra, una valle fumante senza alberi e una foresta protetta da oltre cento anni.
Percorso e informazioni sul luogo
Come arrivare da Tokyo
- Da Tokyo al porto di Ōarai
- Circa 130 kmCirca un’ora e mezza in auto lungo l’autostrada Jōban
- Traghetto
- Dal porto di Ōarai al porto di TomakomaiCirca 18 ore sulla corsa serale, imbarcando anche l’auto
- Dal porto di Tomakomai
- Circa 57 kmCirca 50 minuti in auto lungo l’autostrada Dō-Ō
- Uscita autostradale
- Uscita Noboribetsu-higashi ICLungo le strade prefetturali 2 e 350, fino al parcheggio di Jigokudani: circa 6 km e 10 minuti
Dall’uscita Noboribetsu-higashi IC a Jigokudani
- In auto dall’uscita Noboribetsu-higashi IC
- Circa 10 minuti
- Diametro del cratere
- Circa 450 m
Uscendo dall’IC, si sale verso la zona termale lungo le strade prefetturali 2 e 350; il parcheggio di Jigokudani è subito lì.
Dopo la passeggiata nella valle, può scendere direttamente verso la zona termale e immergersi nelle acque. Una volta parcheggiata l’auto, non resta che camminare e godersi le terme.
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Se questo articolo le è piaciuto, dia un’occhiata anche a questi luoghi: sono tornata più volte in ognuno, in stagioni diverse.
Mappe e fonti
Fonti ufficiali consultate
- Sito ufficiale del turismo dell’Hokkaidō (Noboribetsu Jigokudani) (si apre in una nuova scheda)
- Associazione turistica di Noboribetsu (negozio Wakasaimo Honpo di Noboribetsu Higashi) (si apre in una nuova scheda)
- Sito ufficiale di Wakasaimo Honpo (i deliziosi manjū) (si apre in una nuova scheda)
- Associazione turistica di Noboribetsu (Jigokudani) (si apre in una nuova scheda)
- Associazione turistica di Noboribetsu (natura e foglie autunnali) (si apre in una nuova scheda)
- Associazione internazionale per il turismo e i congressi di Noboribetsu (sentiero Onibi no Michi) (si apre in una nuova scheda)
- Consiglio per la promozione del marchio Noboribetsu (yakisoba Enma) (si apre in una nuova scheda)
- Associazione internazionale per il turismo e i congressi di Noboribetsu (negozi) (si apre in una nuova scheda)
- Mitsui O.S.K. Lines Sunflower (orari dei traghetti) (si apre in una nuova scheda)