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Hokkaidō · Wakkanai · Capo Sōya

Capo Sōya Da qui in poi, solo il mare e Sachalin

Dalla città di Wakkanai, seguendo verso est la strada nazionale 238 lungo la costa per circa 40 minuti, si arriva al monumento più settentrionale del Giappone. Ogni volta che viaggio in Hokkaidō, finisco per allungare il percorso fino a Wakkanai: non riesco proprio a rinunciare a questo posto. Ogni volta sono un po’ fiera di essere arrivata fin qui da sola, al volante.

Ripensandoci, in ogni stagione mi sembra di aver aspettato qualcosa davanti al monumento: il profilo di un’isola che non si vedeva, il momento in cui passava l’ombra di una nuvola, o una mattina con poco vento.

In estate, a Capo Sōya, la protagonista indossa una giacca leggera color lavanda tenue e, accanto alla staccionata di legno in cima alla collina, si ripara gli occhi con una mano per guardare il mare in lontananza. In basso si vedono il parcheggio, la strada e, vicino alla costa, il piccolo monumento triangolare.

EstateLuglio–agosto

Sachalin non si è fatta vedere, ma sulla strada 238 mi aspettava il vento del mare

Superata la città di Wakkanai, la strada nazionale 238 si snoda verso est lungo la costa. Nel mio cabriolet con il tetto aperto, il vento salmastro mi arrivava dritto addosso. Da un lato il mare, dall’altro colline basse. Le curve erano dolci e l’auto avanzava fluida senza che dovessi aumentare la velocità. Su strade così, perfino le mani sul volante si fanno leggere.

A un certo punto è comparso il cartello blu con il numero 238; senza mollare il volante, ho annuito tra me e me. Tra i cartelli delle strade nazionali che ho collezionato, quello con il numero 238 è speciale. La strada che indica passa proprio davanti al capo più settentrionale del Giappone. Da quando sono sbarcata a Hakodate, ho continuato a salire verso nord sulla mappa. Era il mio primo viaggio in Hokkaidō e questo posto era quello che non volevo assolutamente saltare. Ho deciso di fermarmi 2 notti a Wakkanai, così da poter aspettare una giornata in cui avvistare Sachalin.

Ho parcheggiato lungo la strada e, appena ho aperto la portiera, il vento dal mare mi ha fatto rabbrividire dalle braccia fino alla schiena. Era estate: pensavo che bastasse una maglia a maniche lunghe a righe. Prima di partire avevo controllato la temperatura massima media di luglio a Wakkanai: circa 20 °C. Mi ero fermata al numero e avevo completamente dimenticato il vento del mare. Ho tirato fuori in fretta dall’auto la giacca leggera che avevo portato per la mattina e la sera. Non pensavo di doverla indossare già a mezzogiorno.

Davanti al monumento si era formata una piccola fila di persone in attesa di scattare una foto. Mentre aspettavo il mio turno, ho alzato lo sguardo verso il triangolo. 45°31′22″ di latitudine nord. La forma del triangolo richiama una delle punte della Stella Polare e al centro c’è la «N», per nord. A quanto pare, il basamento circolare ai piedi del monumento rappresenta la pace e la collaborazione. Sapere di trovarmi proprio nel punto più a nord della mappa, con i piedi ben piantati lì, mi ha fatto dimenticare un po’ il freddo del vento sulle braccia.

Nelle giornate limpide si può vedere il profilo di Sachalin, a più di 40 km. Mi sono riparata gli occhi con una mano e ho scrutato con calma l’orizzonte da destra a sinistra. Ma quel giorno l’orizzonte era solo mare e cielo, senza fine. Per un attimo ho scambiato il bordo di una nuvola per la sagoma dell’isola e stavo per indicarla, tutta contenta: la nuvola ha cambiato forma subito e ho abbassato piano la mano. Per fortuna non mi aveva vista nessuno.

Forse l’avrei vista da un punto più alto. Ho lasciato l’auto nel parcheggio e sono salita a piedi al parco di Capo Sōya, sulla collina dietro il monumento. Dalla staccionata di legno, la piazza dove mi trovavo poco prima e le auto in sosta sembravano piccolissime, molto più in basso. In cima il vento era ancora più forte: con una mano tenevo chiusa la giacca e con l’altra mi riparavo di nuovo dal sole. Eppure l’orizzonte mostrava soltanto nuvole bianche che passavano tranquille. Quel giorno Sachalin sembrava essersi presa una pausa, nascosta dietro le nuvole.

Quando sono scesa dalla collina e sono tornata sulla piazza, la fila si era già accorciata. Eravamo tutti sconosciuti, eppure sembrava che condividessimo la stessa gioia di essere arrivati all’estremo nord; l’atmosfera mentre ci scattavamo foto a vicenda davanti al monumento era davvero gentile. Mi sono messa in fondo alla fila, ormai più corta, e ho aspettato il mio turno.

Guardando le onde che si infrangevano contro gli scogli, mi è venuta voglia di toccarle e mi sono avvicinata alla costa. Ogni volta che un’onda colpiva gli scogli, mi arrivavano addosso piccoli spruzzi e, quando uno mi ha raggiunta in faccia, mi è scappato un «Ah!». Il mare brillava sotto la luce estiva, ma gli spruzzi erano gelidi da non credere. Ho strizzato gli occhi e mi sono messa a ridere da sola. Mi sono stretta bene la giacca e ho fatto un altro passo indietro, lontano dalle onde.

Ho aspettato fino a sera ai margini della piazza, ma le nuvole continuavano ad aumentare e Sachalin non si è fatta vedere. In compenso, la sera sono tornata in città a Wakkanai e ho mangiato il manzo nero di Sōya, allevato nel ranch di Capo Sōya. Al primo boccone di carne magra, il suo sapore si è allargato piano in bocca e la delusione per l’isola invisibile ha cominciato a farsi più piccola. Se qualcosa non si vede, può diventare un buon motivo per tornare, no?

In estate, a Capo Sōya, la protagonista indossa una giacca leggera e ride sorpresa dagli spruzzi delle onde contro la costa rocciosa, stringendosi la giacca con entrambe le mani. In lontananza si vede il monumento del punto più settentrionale del Giappone.

I racconti sono opere di fantasia ispirate a questo luogo. Per informazioni precise, può consultare i siti ufficiali del turismo e di informazione.

Capo Sōya di notte

Veduta dalla collina, in una notte di fine luglio: un cabriolet rosso con i fari accesi e il tetto chiuso percorre la strada nazionale 238 lungo la costa di Capo Sōya. Si vedono le luci delle case lungo la strada e il mare sotto il cielo stellato.
Era la fine di luglio. Tornando dal capo, ho percorso la strada nazionale 238 con il tetto chiuso; oltre le luci delle case lungo la strada, continuava il mare sotto il cielo stellato.

Immagini di questo luogo14 imm.

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Specialità locali

Manzo nero di Sōya

Questa carne bovina di marca proviene da animali allevati al ranch di Capo Sōya, apprezzata per il sapore della carne magra. Può assaggiarla al ristorante di pesce alla brace Urokotei, in città. A Wakkanai, nota per i prodotti del mare, scegliere proprio la carne locale è un piccolo lusso tutto suo.

Polpo di Sōya

Il polpo pescato nelle acque di Sōya è una specialità di Wakkanai, da gustare bollito o in shabu-shabu, a quanto pare. Per lo shabu-shabu, la consistenza cambia a seconda di quanto a lungo si immerge il polpo nell’acqua: può divertirsi a trovare la cottura che preferisce.

Capesante di Sōya

Le capesante di Sōya, a quanto pare, sono rinomate per la loro polpa soda e compatta.

Cosa vedere

Monumento del punto più settentrionale del Giappone

A 45°31′22″ di latitudine nord si erge un monumento triangolare, ispirato a una delle punte della Stella Polare. La «N» al centro indica il nord; il basamento circolare rappresenta la pace e la collaborazione. Conoscendone il significato, quando alza lo sguardo la punta sembra indicare dritta il cielo del nord.

Un ampio panorama sul mare

Subito dietro al monumento si trova la costa rocciosa e, nelle giornate limpide, si può vedere il profilo di Sachalin, a più di 40 km. Se desidera abbracciare con lo sguardo un tratto ancora più ampio dell’orizzonte, salga al parco di Capo Sōya, sulla collina dietro il monumento.

Strada e dati del viaggio

Come arrivare da Tokyo

Da Tokyo al porto di Ōarai
Circa 130 kmCirca un’ora e mezza in auto sull’autostrada Jōban
Traghetto
Dal porto di Ōarai al porto di TomakomaiIl traghetto del tardo pomeriggio impiega circa 18 ore e consente di imbarcare anche l’auto.
Dal porto di Tomakomai
Circa 410 kmCirca 5 ore e mezza in auto, percorrendo l’autostrada Dō-Ō e altre strade
Uscita autostradale più vicina
IC Toyotomi-kitaCirca 46 km e 40 minuti fino al parcheggio di Capo Sōya, lungo le strade nazionali 40 e 238

In auto verso Capo Sōya

In auto dalla stazione JR di Wakkanai
Circa 40 minuti
In auto dall’aeroporto di Wakkanai
Circa 25 minuti

Da Wakkanai, la strada nazionale 238 procede verso est lungo la costa. Più ci si avvicina al capo, più il mare si apre oltre il finestrino.

Quando arriva al capo, può lasciare l’auto nel parcheggio gratuito lungo la strada nazionale 238. Dal parcheggio alla piazza del monumento bastano pochi passi.

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