Motobu, prefettura di Okinawa
Il viale dei Fukugi di Bise Camminare fino al mare sotto la galleria di Fukugi che protegge le case dal vento marino
Appena entro nel viale dei Fukugi, i rumori di fuori si fanno subito lontani. Restano solo il fruscio delle foglie sopra la testa e, forse, i miei passi. Ogni volta che torno a Okinawa, vengo a camminare qui a Bise. Che sia un giorno in cui voglio fare foto, disegnare o capire come gli alberi riparano dal vento, quando arriva il momento di andare mi rendo conto che cammino a metà del mio solito passo.
D’estate la luce tra le foglie era così intensa che guardavo quasi solo dove mettevo i piedi; in una giornata nuvolosa d’inverno, invece, riuscivo a distinguere un tronco alla volta, fino in fondo al viale. Anche restando nello stesso posto, quando cambia la luce cambia tutto quello che si riesce a vedere.
PrimaveraMarzo
Volevo fotografare il tunnel di foglie dopo la pioggia
La sera prima di dormire ho controllato più volte le previsioni: la pioggia avrebbe smesso durante la notte. Era marzo e anche a Motobu si sentiva arrivare la primavera. L’ultima volta il cielo era coperto e i tronchi si vedevano bene. Stavolta volevo vedere a tutti i costi il tunnel di foglie ancora bagnate, appena finita la pioggia. Sono partita dall’alloggio di prima mattina e mi sono diretta in auto a Bise, nel comune di Motobu.
Ho parcheggiato vicino al viale e, appena sono entrata, mi è arrivato addosso tutto insieme l’odore di terra e foglie bagnate. Perché l’aria dopo la pioggia fa venire così voglia di respirare a fondo? La luce cadeva sulle foglie sopra di me e, a ogni passo, il loro riflesso cambiava leggermente posto.
Ho girato lo smartphone in orizzontale per fotografare insieme i tronchi e il sentiero. Volevo includere il tronco a sinistra, il muro di blocchi e il telo blu a destra, e la stradina che proseguiva in fondo. Bastava inclinarlo appena perché cambiasse l’inquadratura, e sono rimasta immobile davanti allo schermo a chiedermi: «E adesso, che cosa lascio fuori?»
Quando ho abbassato il telefono, mi sono accorta anche dei rami che non entravano nell’inquadratura. Più cercavo di fotografare, meno sembrava restare di ciò che vedevo. Mi sono rimboccata un po’ le maniche della felpa e ho scattato un’altra foto, stavolta tenendo il telefono più in basso e puntandolo verso il fondo del sentiero.
Qua e là erano rimaste delle pozzanghere. Se mi chinavo, vedevo riflesse al contrario le foglie sovrapposte e il cielo azzurro. Mi sono piegata e ho fotografato anche il viale riflesso nell’acqua. Che guardassi in alto o in basso, vedevo sempre un tunnel di foglie. Solo la mattina dopo la pioggia il tunnel diventava doppio.
Le foglie sono disposte a coppie opposte e i rami crescono fittissimi. Tra una foglia e l’altra si rifletteva la luce rimasta sulle gocce di pioggia: forse è per questo che il tunnel era così luminoso, appena smesso di piovere. Probabilmente era proprio quella luce che volevo fotografare.
Il villaggio di Bise è disposto come una scacchiera, mi hanno detto. A ogni angolo, un altro viale dritto proseguiva verso il fondo: sembrava un labirinto, eppure non mi perdevo. Si dice che il Fukugi più antico abbia circa 300 anni. Ogni volta che vedevo un tronco enorme mi fermavo a chiedermi: «Sarà questo?» Dopo un po’, però, ogni tronco mi sembrava quello giusto e ho rinunciato alla ricerca.
A una svolta, in un giardino oltre il muro, ho visto dei fiori bagnati dalla pioggia. Fino a quel momento avevo guardato solo il verde del viale, così quel tocco di colore mi ha colta di sorpresa. Li avrà piantati chi vive qui. Non me la sentivo di fotografarli senza permesso, così mi sono limitata ad ammirarli in silenzio.
Nella borsa avevo portato una gelatina da bere all’acerola di Motobu, ma mentre scattavo me n’ero completamente dimenticata. Il viale fino a Bisezaki è lungo circa 1 km. Alla fine ho riposto il telefono e mi sono incamminata piano, un tronco dopo l’altro. Tornata al parcheggio, ho aperto la gelatina: quel gusto agrodolce era proprio quello che ci voleva dopo la levataccia. Avevo fotografato il viale dopo la pioggia; prima di ripartire, ho deciso che sarei tornata a fotografarlo anche in una giornata di sole.
EstateLuglio–agosto
Ho aperto la gelatina e ho sentito il fruscio delle foglie
La strada nazionale 449 risale verso nord la costa della penisola di Motobu. Con la capote abbassata, il vento salmastro mi arrivava dritto addosso. A ogni curva il mare fuori dal finestrino si schiariva un po’ alla volta; continuavo a guardare la strada, ma quel blu brillava ai margini del mio campo visivo. Avevo alzato un po’ la musica e, quando ho visto il cartello a forma di onigiri con il numero «449», ho fatto un piccolo cenno con la testa. I numeri delle strade, quando sono in viaggio, sono piccoli souvenir anche loro.
Quell’estate ho attraversato il Kyūshū verso sud e ho raggiunto Okinawa con la mia auto, imbarcandola a Kagoshima. Era la prima volta che guidavo la mia macchina a Okinawa. Sono venuta a Bise per passeggiare all’ombra in pieno giorno, nel cuore dell’estate. Ho lasciato l’auto nel parcheggio vicino e sono entrata nel viale: sopra la testa, le foglie formavano una copertura fitta. Anche a mezzogiorno d’estate riuscivo a vedere fino in fondo senza strizzare gli occhi. A sinistra si susseguivano i tronchi, a destra c’erano un muro di blocchi e un telo blu. Camminando in mezzo, le macchie di luce sotto i piedi cambiavano forma una dopo l’altra. Dopo tutto il sole che avevo preso viaggiando con la capote abbassata, la brezza all’ombra era una meraviglia. L’orlo della gonna color menta ondeggiava appena.
Mi sono fermata all’ombra e ho tirato fuori la gelatina all’acerola. Tenevo la bustina trasparente con una mano e con l’altra svitavo il tappo. Proprio allora ho sentito le foglie frusciare sopra la testa. Fino a un momento prima ero concentrata sulle mani, e all’improvviso mi sono accorta di quanto fosse silenzioso il sentiero.
Al primo sorso ho sentito il fresco e, subito dopo, una nota agrodolce che mi ha fatto sorridere. Motobu è chiamata la città dell’acerola. Che bello poter gustare uno spuntino del posto proprio all’ombra di quegli alberi. Ho sollevato la bustina verso la luce e ne ho bevuto un altro sorso. Il sole filtrava tra le foglie e illuminava a piccoli sprazzi solo le mie mani.
I Fukugi qui sono stati piantati attorno alle case come frangivento. Crescono lentamente, il loro legno è duro e resistono bene anche alla salsedine. Ero venuta per ammirare il bel viale, ma al di là del muro ci sono case abitate: da decenni, forse da secoli, questi alberi proteggono dal vento di mare chi vive qui. Pensarci mi ha fatto alzare lo sguardo sulle foglie con un po’ più di rispetto.
Il viale che porta a Bisezaki è lungo circa 1 km. Preferisco non avere fretta e seguire, una per una, le macchie di luce cadute sul sentiero. Le ombre dei rami disegnavano una specie di reticolo; ho provato a camminare solo sulle zone illuminate, ma al terzo passo non sapevo più dove mettere i piedi e sono rimasta ferma su una gamba sola.
Appena superato il viale, lo spazio davanti a me si è aperto di colpo. I miei occhi, abituati all’ombra, hanno trovato la luce accecante e mi sono portata una mano alla fronte. In fondo al sentiero spuntava il mare blu, dalla parte di Bisezaki. Solo uscendo ho capito quanto le foglie sopra di me avessero schermato il sole estivo.
Sono rimasta un momento al sole, esposta alla brezza marina, poi sono rientrata nel viale. Appena dentro, l’aria è cambiata e il calore del sole rimasto sulla schiena della camicetta ha cominciato a svanire. Possibile che il corpo senta una differenza così netta, a pochi passi di distanza?
Quando sono tornata al parcheggio, i sedili del cabriolet erano roventi. Prima di sedermi ci ho steso sopra un asciugamano e ho messo la bustina vuota in borsa. Per il ritorno ho chiuso la capote e girato al massimo la manopola dell’aria condizionata. Avevo appena rimesso in moto e già mi mancava l’ombra di poco prima.
AutunnoNovembre
Più che disegnare bene, volevo restare lì a guardare
Non volevo fotografare il tronco: volevo provare a disegnarlo con le mie mani. Per questo, nel mio primo viaggio a Okinawa, ho portato un piccolo sketchbook e una matita. Sono arrivata a Naha in aereo e ho girato con un’auto a noleggio. Con una macchina diversa dalla mia dovevo viaggiare leggera, ma mi sono tenuta un po’ di spazio: quanto bastava per uno sketchbook.
Ho parcheggiato l’auto a noleggio vicino al viale e, mentre camminavo, mi è caduto l’occhio sull’ombra delle foglie proiettata sul muro di blocchi. Anche nella luce di novembre, i Fukugi avevano una chioma folta. Ho scelto un punto davanti a un tronco massiccio e ho rimboccato un po’ le maniche della camicia bianca, indossata sopra il vestito rosa, per disegnare più comodamente.
Prima di iniziare ho osservato bene la corteccia. Era ruvida, attraversata da sottili linee verticali, e lungo il tronco si arrampicavano anche dei rampicanti. Da lontano gli alberi sembravano tutti uguali; da vicino, ognuno aveva un disegno diverso.
Mi sono seduta su una pietra a bordo strada e ho aperto lo sketchbook sulle ginocchia. Ho disegnato un tronco e poi ho guardato quello accanto: tutt’altro spessore, tutt’altra curva. Forse la linea di prima era venuta troppo dritta. Mi sono fermata, confrontando il tronco e il foglio più volte. Se avessi usato la gomma, temevo di cancellare anche l’energia del tratto; così ho ridisegnato il tronco lì accanto.
Il disegno procedeva a rilento, ma continuavano ad aumentare le cose che volevo guardare. I rampicanti che seguivano il tronco, le foglie sovrapposte. Ogni dettaglio che avrei perso passando senza fermarmi mi sembrava una piccola scoperta. In un angolo della pagina ho disegnato in piccolo solo la forma delle foglie. Disegnare quelle disposte a coppie, una di fronte all’altra, è stato più difficile del previsto.
La luce del pomeriggio era più morbida di quella estiva e i contorni delle ombre delle foglie sul muro erano un po’ sfumati. Ogni volta che il vento le muoveva, cambiava anche la luce attorno al tronco che stavo disegnando. Sul foglio le linee restavano ferme, ma il viale davanti a me continuava a muoversi. Una foto si fa in un attimo; quando disegnavo, invece, non riuscivo quasi a staccarmi da quel tronco. Mi è piaciuto molto più di quanto pensassi.
Dalla corteccia del Fukugi si ricava un pigmento giallo usato per tingere i kimono di Okinawa. Pensare che quella tinta fosse nascosta nella corteccia del tronco che stavo disegnando! Mi è venuta all’improvviso una punta di frustrazione: con la matita potevo tracciare solo linee grigie. Così ho deciso che la prossima volta porterò anche le matite colorate.
Mentre disegnavo, sono passate alcune persone in bicicletta e altre a passeggio. Tutte alzavano appena lo sguardo verso gli alberi e poi proseguivano. Per chi vive qui è una strada di tutti i giorni; per me è un paesaggio speciale. La stessa strada mette insieme due modi diversi di viverla. Da quel momento, ogni volta che incrociavo qualcuno, accennavo un piccolo saluto.
Rimettendomi la borsa in spalla, mi sono ricordata della gelatina da bere all’acerola che avevo messo dentro per uno spuntino durante la passeggiata. Mi sono tenuta quello sfizio agrodolce di Motobu per dopo il disegno. Intanto, mentre muovevo la matita, la striscia di luce sopra il muro si era assottigliata.
Sulla pagina finita, i tronchi sono in fila, un po’ storti. Non sono riuscita a riprodurli fedelmente, ma so ancora quale tronco stavo guardando mentre tracciavo ogni linea. Tornata all’auto a noleggio, ho aperto la gelatina e ho annotato nell’angolo della pagina la data di oggi e «Bise».
InvernoGennaio
Al varco del viale, il vento cambiava forza
Fuori dal viale, il vento di mare mi arrivava dritto in faccia. Anche a Okinawa, a gennaio, il vento da nord e quello marino facevano sentire più freddo di quanto mi aspettassi. Mi sono chiusa la giacca blu scuro e, appena ho fatto un passo dentro al viale, il vento si è placato di colpo. Ma che è successo? Mi sono fermata lì, senza pensarci.
L’inverno scorso avevo guidato nella neve di Hokkaido, così quest’anno ho scelto il sud. Sono venuta a Bise in una giornata nuvolosa; volevo sentire sulla mia pelle come i Fukugi, che non perdono le foglie nemmeno d’inverno, fermassero il vento.
Mi sono fermata a bordo del sentiero e ho versato nella tazza la bevanda che avevo nel thermos. L’ho avvicinata alle labbra ancora fumante e ne ho bevuto un sorso. Il calore mi si è diffuso in bocca e le guance fredde si sono distese.
Sono andata fino a un varco nel viale e il vento è tornato a colpirmi le guance, facendo svolazzare il colletto della giacca. Tornando indietro di due o tre passi, si calmava. Sono uscita di nuovo, poi rientrata. Dopo aver fatto avanti e indietro un po’ di volte, la cosa cominciava a divertirmi; una persona in bici mi ha guardata con aria perplessa e io ho ripreso in mano la tazza di scatto. In quel momento ho capito sulla mia pelle come i Fukugi piantati attorno alle case proteggano la vita quotidiana dal vento invernale.
I rami erano intrecciati e pieni di foglie, che arrivavano molto più in alto del muro. Senza il sole che filtrava tra i rami, sentivo meglio il fruscio delle foglie e, in lontananza, le onde. Sulla manica della giacca mi si era attaccata una fogliolina caduta dall’alto.
La cosa che non mi aspettavo era che, con il cielo coperto, si riuscisse a vedere molto più in fondo al viale. Quando ero venuta d’estate, mi colpivano soprattutto le zone chiare e quelle in ombra; oggi riuscivo a distinguere bene ogni tronco. Ho riguardato le foto estive sul telefono: in quasi tutte c’era il centro luminoso del sentiero, ma il muro non si vedeva quasi per niente. È incredibile quanto lo stesso viale cambi faccia a seconda del cielo. Ho riposto la tazza e mi sono incamminata seguendo la fila dei tronchi.
Più avanti, anche dentro al viale, c’erano punti in cui le foglie erano meno fitte e si intravedeva il cielo. Solo lì le foglie sopra la testa frusciavano più forte e il vento aumentava un po’. Camminando, avevo cominciato a capire anche dove passava il vento.
Quando ho cominciato a sentire freddo, avevo già la testa piena di noodles caldi. A pranzo ho scelto l’Okinawa soba di Motobu. Sono entrata in un ristorante in centro, ho tolto la giacca e mi sono trovata davanti una ciotola fumante. Ho sollevato con le bacchette i noodles spessi e ci ho soffiato sopra prima di mangiarli; il profumo del brodo mi ha avvolto il viso e ho sentito scaldarsi persino la punta delle dita, ancora fredde dopo la passeggiata. Ho finito fino all’ultimo boccone sia la carne di maiale a tre strati sia il kamaboko.
Dopo essere uscita dal ristorante, ho aperto la mappa e segnato il punto in cui il vento cambiava al varco del viale. Quando tornerà la primavera, voglio tornare nello stesso punto e sentire com’è cambiato il vento.
I racconti sono opere di fantasia ispirate a questo luogo. Per informazioni precise, può consultare i siti ufficiali del turismo e di informazione.
Il mare di Motobu di notte
Immagini di questo luogo10 imm.
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Specialità da assaggiare durante il viaggio
Gelatina da bere all’acerola
A Motobu, chiamata la città dell’acerola, si trova anche una gelatina da bere preparata con questo frutto. Quando vado a Bise, ne metto sempre una in borsa. Un sorso freddo e agrodolce è proprio quello che ci vuole dopo una passeggiata nel viale.
Okinawa soba di Motobu
A Motobu l’intera città è chiamata «Motobu Soba Kaidō»; la strada Izumi Kaidō, lungo la prefetturale 84, è nota da tempo come via del soba. In occasione della Giornata del soba del 17 ottobre 2010, la città si è proclamata «Motobu, città del soba». A Motobu ci sono poco più di 60 locali che servono Okinawa soba, oltre ai ristoranti specializzati: scegliere sulla mappa dove fermarsi tornando dal viale è già parte del piacere.
Cosa vedere
Un viale di circa 1 km nato dagli alberi che proteggono le case
I Fukugi, piantati attorno alle case come frangivento, si susseguono fino a formare un viale lungo circa 1 km, che arriva fino a Bisezaki. Sono alberi a crescita lenta, con un legno duro e resistenti anche alla salsedine. Oltre il muro ci sono ancora case abitate; quando cammino qui, mi ritrovo sempre a fare passi un po’ più leggeri.
La luce tra le foglie e il loro fruscio cambiano con le stagioni
D’estate la luce che filtra tra le foglie disegna una trama sul sentiero; in una giornata nuvolosa d’inverno, invece, lo sguardo arriva fino in fondo, lungo la fila dei tronchi. Solo il fruscio delle foglie al passaggio del vento resta lo stesso in ogni stagione.
Dati sul percorso e sul luogo
Come arrivare da Tokyo
- Da Tokyo
- Volo per l’aeroporto di NahaDall’aeroporto di Naha al viale dei Fukugi: circa 1 ora e 50 minuti in auto su strade ordinarie
- Con l’auto al seguito
- Dal Nuovo porto di Kagoshima al porto di NahaCirca 25 ore in traghetto. Dal porto di Naha sono circa 92 km e circa un’ora e mezza in autostrada.
- Uscita autostradale più vicina
- Kyoda IC (Autostrada di Okinawa)Circa 30 km dal viale dei Fukugi, 35–45 minuti
- Strada per il viale
- Strada Nazionale 449Verso nord lungo la costa della penisola di Motobu
Come arrivare e passeggiare nel viale dei Fukugi di Bise
- Viale fino a Bisezaki
- Circa 1 km
- Da Kyoda IC in auto (strade ordinarie)
- Circa 45 minuti
Dal Kyoda IC ci vogliono circa 45 minuti su strade ordinarie. Dopo aver parcheggiato vicino al viale, il modo migliore per visitarlo è proseguire a piedi. Lungo il percorso che arriva a Bisezaki, probabilmente si fermerà più di una volta.
Seguendo verso nord la costa della penisola di Motobu sulla Strada Nazionale 449, si arriva a Bise, dove si trova il viale. Bise è vicina al Parco Ocean Expo, quindi è facile organizzare una deviazione insieme alla passeggiata nel viale.
Altri articoli sui luoghi
Se questo articolo le è piaciuto, dia un’occhiata anche a questi luoghi: sono tornata più volte in ognuno, in stagioni diverse.
Mappe e fonti
Fonti ufficiali consultate
- Associazione turistica di Motobu (viale dei Fukugi di Bise) (si apre in una nuova scheda)
- Okinawa Monogatari (viale dei Fukugi di Bise) (si apre in una nuova scheda)
- Associazione turistica di Motobu (Motobu Acerola Fresh) (si apre in una nuova scheda)
- Acerola Fresh (gelatina da bere all’acerola) (si apre in una nuova scheda)
- Centro di ricerca sulle risorse forestali della prefettura di Okinawa (Fukugi) (si apre in una nuova scheda)
- Okinawa Monogatari (un viaggio a Okinawa a novembre) (si apre in una nuova scheda)
- Okinawa Monogatari (un viaggio a Okinawa a gennaio) (si apre in una nuova scheda)
- Associazione turistica di Motobu (Motobu Soba Kaidō) (si apre in una nuova scheda)