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Aso, prefettura di Kumamoto

Aso Prati in fiamme e stagni gelati: era sempre Aso

Quando percorro la Milk Road, a un tratto il terreno precipita di colpo da un lato della strada e mi si apre davanti tutta la caldera, con i paesi e le risaie sul fondo. Per quante volte ci sia passata, arrivo sempre a quel punto e mi scappa un piccolo respiro. Ogni volta che viaggio nel Kyūshū faccio una deviazione ad Aso. I prati in fiamme, i cavalli che pascolano tranquilli, i paesi avvolti dalle nuvole e gli stagni gelati: è sempre Aso. Sulla via del ritorno sto già pensando a quale stagione scegliere per tornare.

Dalle fiamme che avanzavano sul versante lontano alla brina sui rami ai miei piedi: ad Aso, a seconda della stagione, mi sono ritrovata a guardare da vicino o molto lontano.

In estate, a Kusasenri-ga-hama, la protagonista è a cavallo e stringe la sella mentre una guida tiene le redini. Poco distante, l’amica cammina tra i prati, la guarda e la prende in giro. Sullo sfondo si vedono lo stagno, cavalli e mucche al pascolo e il Naka-dake con il suo pennacchio di fumo.

EstateAgosto

Ho alzato la testa senza mollare la sella, e davanti a me si è aperta Kusasenri

«Alla prossima a sinistra. Ah, no, tira dritto». La mia amica, con cui faccio spesso giri in auto, è sul sedile del passeggero e, a quanto pare, pensa di aiutarmi a seguire la strada guardando la mappa. Mi ha raggiunta in aereo ieri e da allora è sempre accanto a me, nella mia auto. Quando non guida la sua macchina gialla, le parole le escono a raffica. Mi ha consigliato tante volte di provare la passeggiata a cavallo, così siamo salite insieme a Kusasenri.

Salendo per la strada di montagna con il tetto abbassato, nel punto in cui gli alberi si diradano all’improvviso si è aperto un prato verde. La mia amica l’ha indicato con un «guarda!», e io ho risposto «sì, lo vedo» senza staccare gli occhi dalla strada. Questa è la grande differenza tra chi guida e chi è seduto accanto: io non riesco a guardare il paesaggio con calma mentre guido. Dopo aver parcheggiato, abbiamo raggiunto il punto da cui partono le passeggiate a cavallo. Kusasenri è un pascolo gestito; il percorso guidato, con una persona che tiene le redini, dura circa 5 minuti. Sapere che anche chi è alla prima esperienza può salire mi ha rassicurata un po’. La mia amica, che me l’aveva consigliato, invece ha detto: «Io faccio da spettatrice» e non è salita; dopo aver scambiato due parole con la guida, ha deciso di camminare accanto al cavallo.

Una volta in sella, il dorso del cavallo era molto più alto di quanto sembrasse da terra. La guida ha sistemato le redini dicendomi: «È tranquillo, non ti preoccupare», ma io non riuscivo ad allentare la presa con nessuna delle mani. Attraverso la sella sentivo il calore del cavallo; a ogni passo si muovevano i grandi muscoli della sua schiena. In auto so sempre quanta forza usare e dove, ma a cavallo non sapevo proprio nulla. Dentro di me l’ho salutato con tutta la formalità del caso: «Mi affido a Lei».

Quando il cavallo ha cominciato a camminare, il mio corpo ha iniziato a oscillare avanti e indietro. All’inizio quel movimento mi distraeva: guardavo la sella e aggiustavo la presa. La mia amica, che camminava accanto, ha guardato la mia espressione e ha riso: «Sei proprio concentrata». Volevo ribatterle che sono sempre concentrata, ma la cosa ha fatto ridere anche me e sono scoppiata a ridere per prima.

La risata mi ha sciolto la schiena, che fino a quel momento era tutta tesa, e finalmente ho alzato lo sguardo. Oltre la mia amica, il prato verde si stendeva a perdita d’occhio. Le mucche e i cavalli al pascolo brucavano tranquilli; più in là c’erano lo stagno e il Naka-dake, da cui saliva un pennacchio di fumo bianco. Quando ero venuta in inverno, ero rimasta accovacciata a guardare la brina ai miei piedi: quella era la prima volta che a Kusasenri guardavo fino in fondo al prato. Da lassù, a cavallo, mi sembrava che il paesaggio continuasse molto più lontano che dal posto di guida.

Al passo del cavallo, il paesaggio cambiava poco alla volta. Lo stagno, il gruppo di mucche, la direzione del fumo. Anche tenendo stretta la sella, riuscivo a notare una cosa e poi a cercarne un’altra, e mi divertiva. Quando me ne sono accorta, avevo già allentato parecchio la presa. La mia amica mi ha detto che avevo un’aria più contenta di prima, e non potevo darle torto.

Quando sono scesa, il terreno mi è sembrato più basso del solito e ho barcollato un po’. Poi, insieme alla mia amica, ho camminato fino allo stagno sul bordo del prato. Si dice che si sia formato raccogliendo l’acqua piovana. Mi sono sporta con le mani sulle ginocchia: sulla superficie si riflettevano alla perfezione le nuvole estive e il cielo azzurro. Era come se fossi venuta a piedi a vedere da vicino quello stagno che poco prima avevo visto da lontano, dalla schiena del cavallo. Accanto a me, la mia amica continuava a dire che avrebbe dovuto fotografarmi mentre avevo quell’aria concentrata.

Avevamo deciso di pranzare con il manzo Akaushi di Aso. La meta era il ristorante Yoka-yoka-tei, sede principale di Sakanashi, che serve carne Akaushi allevata nei propri pascoli. Quando siamo tornate al parcheggio, la mia amica ha riaperto la mappa e si è lanciata: «Lascia fare a me, ti guido io». Con le mani che poco prima stringevano la sella, ho ripreso il volante e siamo scese dalla montagna. Quando è arrivato il manzo Akaushi, mi sono tornati in mente per un attimo gli animali che avevo visto pascolare tranquilli nel prato e ho detto «buon appetito» con più cura del solito. Era una carne dal sapore intenso, che si sprigionava a ogni morso; il corpo, ancora teso per la passeggiata a cavallo, si rilassava un boccone alla volta.

A Kusasenri in estate, la protagonista, con una maglietta bianca e i jeans, appoggia le mani sulle ginocchia e si sporge dal bordo dello stagno per guardare le nuvole e il cielo azzurro riflessi nell’acqua. Sullo sfondo pascolano cavalli e mucche, ai piedi del monte da cui sale il fumo.

I racconti sono opere di fantasia ispirate a questo luogo. Per informazioni precise, può consultare i siti ufficiali del turismo e di informazione.

Aso di notte

In una notte d’autunno, un’auto cabriolet rossa si allontana con le luci posteriori accese lungo la Milk Road, che si snoda diritta sul crinale dei rilievi esterni della caldera, tra l’erba argentata mossa dal vento. In basso a destra brillano le luci dei paesi nella caldera; in fondo si distinguono il profilo dei Cinque Picchi di Aso e la Via Lattea.
Una notte d’autunno ho guidato sulla Milk Road, in cima all’orlo della caldera. Sotto di me brillavano le luci dei paesi e più in alto c’era la Via Lattea. La luce dei fari raggiungeva solo la strada; sopra c’erano le stelle. Sembrava di guidare lassù, in cielo.

Immagini di questo luogo9 imm.

  • Aso, prefettura di Kumamoto · Primavera

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  • Aso, prefettura di Kumamoto · Estate

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  • Aso, prefettura di Kumamoto · Autunno

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  • Aso, prefettura di Kumamoto · Inverno

  • Aso, prefettura di Kumamoto · Inverno

  • Aso, prefettura di Kumamoto · Aso di notte (Autunno)

Specialità locali

Donburi con manzo Akaushi

Una bistecca di manzo Akaushi, allevato nell’ambiente naturale di Aso, cotta media al sangue e servita ancora rosata al centro, su una ciotola di riso. Mentre finisco la carne, temo sempre che il riso non basti: dosare il ritmo dei bocconi è un dilemma ogni volta.

Riso con takana

Il takana coltivato ad Aso ha foglie lunghe e sottili, perfette per essere messe in conserva, a quanto pare. Il riso con takana in conserva è una specialità di Aso. Le verdure restano croccanti sotto i denti e, anche senza altri piatti, la ciotola si svuota in un attimo.

Dago-jiru

Una zuppa tradizionale di Kumamoto con gnocchetti di farina, i «dago», radici di bardana, daikon e carota, condita con miso o salsa di soia. I morbidi gnocchetti e le tante verdure a radice scaldano fin dentro; basta una ciotola.

Cosa vedere

Un lavoro di primavera che custodisce i prati da circa mille anni

La bruciatura controllata, la raccolta del foraggio e il pascolo mantengono i prati di Aso da circa 1.000 anni. Dove si smette di praticare la bruciatura controllata, piano piano il bosco riprende spazio, a quanto si dice. Tra febbraio e aprile circa si brucia l’erba secca per accompagnare i prati verso la stagione successiva; questo sistema agricolo è riconosciuto come patrimonio agricolo di rilevanza mondiale. Anche il verde dei prati estivi è frutto di questo lavoro che si ripete ogni anno.

Lo stagno di Kusasenri e il fumo del Naka-dake

Kusasenri-ga-hama è un grande prato di 785.000 metri quadrati. Da qui si possono ammirare insieme lo stagno, che si dice si sia formato raccogliendo l’acqua piovana, e il Naka-dake con il suo pennacchio di fumo. In estate, con i cavalli e le mucche al pascolo, e in inverno, quando gela perfino lo stagno, i colori cambiano tanto che sembra quasi un altro posto.

A Daikanbō, cercando la sagoma distesa sopra le nuvole

Si dice che il nome Daikanbō sia stato scelto da Tokutomi Sohō. I Cinque Picchi di Aso che si vedono da qui ricordano la sagoma del Buddha disteso, nota come «immagine del Nirvana»; pare che da qui si possa vedere anche la catena del Kujū.

Le tappe del viaggio

Come arrivare da Tokyo

Da Tokyo
In traghetto fino al porto di ShinmojiCirca 35 ore sulla tratta da Ariake passando per Tokushima
Dal porto di Shinmoji
Circa 210 kmCirca 3 ore in auto, passando per l’autostrada del Kyūshū e altre strade
Casello autostradale
Kumamoto (autostrada del Kyūshū)Circa 45 km e un’ora d’auto fino al parcheggio di Kusasenri
Per Daikanbō
Circa 12 km dall’area di sosta Michi-no-Eki AsoCirca 30 minuti in auto. Il parcheggio prima del belvedere è aperto dalle 8:00 alle 17:00

In primavera, al belvedere di Kabuto-iwa sulla Milk Road

Dove andare
Lungo la strada prefetturale 339 (Milk Road)
Panorama
Ampio panorama sui Cinque Picchi di Aso e sull’orlo della caldera

Dopo aver percorso la Milk Road, che corre sul crinale della caldera, basta lasciare l’auto nel parcheggio accanto al chiosco e seguire il percorso pedonale ben tenuto fino al belvedere.

In estate e in inverno, a Kusasenri-ga-hama

Dove andare
Kusasenri-ga-hama, nella zona sommitale del monte Aso
Panorama
Prati estesi per 785.000 metri quadrati

Nei prati della zona sommitale del monte Aso, in estate si può fare una passeggiata a cavallo e in inverno ammirare gli alberi coperti di brina e lo stagno gelato. Dal casello di Kumamoto sono circa 45 km e un’ora d’auto fino al parcheggio di Kusasenri.

In autunno, una pausa a Daikanbō

Dove andare
Yamada, città di Aso, prefettura di Kumamoto
Panorama
Panorama sulla caldera e sui Cinque Picchi di Aso

Daikanbō è un belvedere molto amato anche come tappa per una pausa durante il viaggio. Il parcheggio prima del belvedere è aperto dalle 8:00 alle 17:00; nelle mattine in cui si va a vedere il mare di nuvole, conviene salire in modo da arrivare all’apertura.

In primavera, il belvedere di Kabuto-iwa sulla Milk Road; in estate e in inverno, Kusasenri-ga-hama; in autunno, Daikanbō. Ad Aso il panorama cambia radicalmente da un luogo all’altro, quindi è divertente scegliere una meta diversa e partire in base alla stagione.

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