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Iwami-chō e Kamogaiso, prefettura di Tottori

Costa di Uradome e spiaggia di Kamogaiso Ero venuta a fotografare il mare, ma la prima foto l’ho fatta alla sabbia

Da Tokyo ci vogliono circa 8 ore d’auto. Dopo il lungo viaggio, sono scesa lungo il sentiero e mi sono ritrovata su una piccola spiaggia incorniciata da archi di roccia. Le onde si sentono vicinissime, l’acqua è limpida e perfino i granelli di sabbia brillano. Dopo la prima visita volevo scoprire come cambiasse con le stagioni: alla fine ho guidato fino a San’in quattro volte in tutto.

Ogni stagione mi faceva fermare in un punto diverso della spiaggia e portava in tavola sapori diversi.

Una mattina d’estate a Kamogaiso. La protagonista, in un abito bianco, è accovacciata sulla battigia e tiene un cappello di paglia stretto al petto mentre sfiora con le dita l’acqua trasparente. Sul fondo si vedono sassi tondi; in lontananza, una parete rocciosa bianca ricoperta di pini e un isolotto.

EstateLuglio

A rincorrere le onde, ormai adulta

Forse al mattino la spiaggia è ancora tranquilla. Era il secondo giorno del mio viaggio di 3 notti a San’in, a luglio. Sono uscita presto dalla locanda e ho preso la strada prefetturale 155 verso Kamogaiso. La strada si snodava tra colline coperte di alberi. A ogni curva, il mare del mattino brillava per un istante tra i rami. Avrei voluto guardarlo, ma non l’ho fatto: al volante si guarda la strada. Ho invece abbassato la capote e ho guidato avvolta dal profumo di salsedine e dal rumore del vento. Non vedevo l’ora di arrivare alla spiaggia, ma avevo tanta voglia di arrivare quanto di restare ancora un po’ su quella strada.

Dopo aver parcheggiato, sono scesa alla spiaggia lungo il sentiero; le onde si sentivano già vicinissime. Il vento muoveva l’orlo del vestito bianco e io tenevo il cappello di paglia davanti al petto, stretto fra le mani. La luce del mattino arrivava fino al fondo dell’acqua bassa; a ogni onda, i contorni dei sassi sott’acqua tremolavano.

Quando mi sono avvicinata alla battigia, un’onda ha raggiunto la punta dei sandali. Era più fredda di quanto immaginassi e ho ritratto il piede d’istinto. Ma mi sono abituata subito e ho iniziato a divertirmi a sentire l’onda che si ritirava, portandosi via la sabbia da sotto i piedi. Con il cappello stretto al petto, facevo un passo indietro quando arrivava l’onda e poi uno avanti quando si ritirava. Io, ormai adulta, a giocare da sola a rincorrere le onde. Per fortuna la spiaggia era ancora tranquilla.

Solo quando l’onda si ritirava si riuscivano a vedere nitidamente i sassi sul fondo. Ho aspettato il momento giusto e li ho osservati uno a uno: tondi, piatti, smussati. Chissà da quanto tempo le onde li fanno rotolare fin qui.

Tra le fessure della parete rocciosa si intravedeva una sottile striscia di mare, più chiara dell’acqua davanti a me. A quanto pare, gli archi e le grotte della costa di Uradome sono stati scavati dalle onde impetuose del Mar del Giappone. E pensare che in quel momento era tutto così tranquillo: mi è venuta voglia di osservare perfino i bordi erosi delle fessure.

Il nome Kamogaiso riunisce tre spiagge: Kogamo-ga-iso, Tsubakidani e Ōgamo-ga-iso. Pensavo che la costa di Uradome fosse un’unica grande spiaggia, invece ogni caletta ha un paesaggio diverso. Credevo di essere arrivata quando il mattino era ancora presto, ma senza accorgermene il sole era già salito parecchio: alla fine mi sono messa il cappello di paglia che avevo tenuto al petto. Sotto l’ombra della tesa la luce era meno abbagliante e riuscivo a distinguere meglio le diverse tonalità dell’acqua bassa. Basta un cappello e cambia perfino il paesaggio che si vede.

A pranzo, da Ajiroya, all’interno dell’imbarcadero, ho scelto un’ostrica di scoglio pescata in natura. Davanti al menu sono rimasta a lungo indecisa tra quella e il calamaro bianco, una delle «otto specialità di Iwami»; alla fine ho scelto quella disponibile per meno mesi. Appena l’ho fatta scivolare dalla conchiglia in bocca, la polpa, soda e succosa, sprigionava un sapore intenso di mare. Forse era proprio il sapore di quel mare così limpido che avevo appena guardato.

Prima di aprire la portiera, mi sono scrollata la sabbia dai sandali. I granelli grossi che si erano infilati fra le dita non volevano saperne di cadere. Sapere che tra quei granelli c’era del quarzo mi ha fatto scrollare la sabbia un po’ più piano. Alla fine sono salita in auto lasciandone qualcuno nei sandali.

Una mattina d’estate a Kamogaiso. La protagonista, in un abito bianco, fa un passo indietro quando un’onda le raggiunge la punta del sandalo e ride, con il cappello di paglia stretto al petto. I sassi si distinguono sotto l’acqua limpida.

I racconti sono opere di fantasia ispirate a questo luogo. Per informazioni precise, può consultare i siti ufficiali del turismo e di informazione.

Lungo la costa di Uradome, di notte

In una notte di luglio, una cabriolet rossa si allontana con i fanali posteriori accesi lungo una strada costiera che si snoda tra colline alberate. A destra, sotto la luna, si vedono un grande isolotto roccioso ricoperto di pini e altri alberi e alcune rocce più piccole; la luce lunare disegna una strada sul mare.
In una notte di luglio ho percorso la strada prefetturale 155 nei pressi della costa di Jōbara. Sul mare illuminato dalla luna, le rocce e i pini di Natanegotō si stagliavano come in un teatro d’ombre.

Immagini di questo luogo11 imm.

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Specialità da assaggiare in viaggio

Ostrica di scoglio Natsuki

È una specialità estiva di Iwami, di stagione da giugno ad agosto. L’ho mangiata a pranzo durante il mio viaggio estivo: la polpa, soda e succosa, sprigionava un sapore intenso di mare.

Gambero mosaebi

È uno dei prodotti inclusi nelle «otto specialità di Iwami» ed è di stagione da marzo a maggio. L’ho assaggiato a pranzo in primavera e la sua dolcezza intensa e avvolgente mi ha fatto chiudere gli occhi.

Calamaro bianco di Iwami

Il calamaro bianco di Iwami è di stagione da giugno a novembre. In estate ho esitato fino all’ultimo tra questo e l’ostrica di scoglio, ma quel giorno ho scelto l’ostrica. La prossima estate voglio proprio assaggiarlo.

Germogli di makomo di Iwami

Sono di stagione da ottobre a novembre. Sono croccanti, delicati e appena dolci. Li ho assaggiati a cena alla locanda in autunno e mi hanno conquistata con quella consistenza tutta nuova.

Granchio Matsuba

Il granchio Matsuba di Iwami è di stagione da novembre a marzo. D’inverno alla locanda l’ho preso bollito e nel nabe. Quando la polpa è scivolata fuori dal guscio, mi è scappato un gridolino di gioia.

Cosa vedere

Acqua limpida fino ai sassi

L’acqua bassa di Kamogaiso è così limpida che, quando l’onda si ritira, si distinguono perfino le forme dei sassi sul fondo. Nella sabbia ci sono grossi granelli di quarzo e, quando batte il sole, brilla anche la sabbia sotto i piedi.

Rocce scolpite dal mare

Le onde del Mar del Giappone e i venti invernali hanno eroso il granito lungo fratture e faglie, creando archi marini e scogli isolati. Dove si intravede il mare oltre una fessura nella roccia, c’è un passaggio che le onde hanno aperto lentamente nel corso del tempo.

Dati del percorso e del luogo

Come arrivare da Tokyo

Da Tokyo
Circa 690 kmCirca 8 ore in auto, passando per l’autostrada Shin-Tōmei e altre strade
Svincolo autostradale
Svincolo di Uradome (autostrada San’in Kinki)Circa 6 km e 10 minuti fino al parcheggio del belvedere di Kamogaiso
Come raggiungere la spiaggia
Strada prefetturale 155Lasci l’auto al parcheggio e scenda alla spiaggia lungo il sentiero pedonale

Sentiero del Geoparco San’in Kaigan · percorso 8

Lunghezza totale del percorso
3,9km
Dislivello del percorso
Circa 90 m

Il sentiero parte dall’imbarcadero, passa per Ajiro e Kamogaiso e arriva al parcheggio della costa di Jōbara.

Il tempo indicativo a piedi per il percorso 8, che passa da Kamogaiso, è di 90 minuti. In tutte e 4 le mie visite ho finito per fermarmi a guardare il mare dalla spiaggia; la prossima volta voglio provare a percorrere il sentiero.

Pagina del luogo