Città di Takahashi, prefettura di Okayama
Belvedere sul mare di nubi del castello di Bitchū Matsuyama Due sveglie per andare al castello sopra le nubi
Nelle foto del mare di nubi, il castello sembrava galleggiare da solo sopra la nebbia bianca. Volevo vederlo con i miei occhi. E volevo scoprire che aspetto avesse la montagna in una giornata senza nebbia. Così ho guidato fino a Takahashi in quattro stagioni diverse. Il belvedere sul mare di nubi offre una vista sul castello di Bitchū Matsuyama, arroccato sul monte Komatsu a 430 m di altitudine, dalla cresta di fronte. Dallo svincolo di Kayo si arriva in auto in circa 15 minuti.
Il vero mare di nubi l’ho visto solo in una delle quattro visite. Eppure, ogni volta che sono salita sulla stessa terrazza, il panorama era diverso.
PrimaveraMaggio
Avevo imparato i nomi di quattro cime, eppure…
A maggio ho fatto un viaggio di una notte a Okayama. Il giorno prima avevo guidato da Tokyo con la mia cabriolet rossa, percorrendo l’autostrada fino alla città di Okayama; la sera, in camera, avevo ripassato a voce alta i nomi delle montagne del castello. Gagyū-san è il nome collettivo delle quattro cime: Ōmatsu-yama, Tenjin-no-maru, Komatsu-yama e Maeyama. Il mastio sorge sul monte Komatsu. Conoscevo quel belvedere solo dalle foto del mare di nubi e volevo vedere con i miei occhi che panorama offrisse tra il verde di primavera, senza nebbia.
La mattina dopo, mentre andavo al belvedere, ho visto il cartello blu della strada nazionale 484. 4, 8, 4. La sequenza di cifre era così bella che mi è scappato un «Che bel numero!». Non sono riuscita a fotografarla, ma me la sono impressa bene. Da lì ho seguito i cartelli e ho cominciato a salire per la strada di montagna. C’erano curve una dietro l’altra: rallentavo per tempo prima di ogni curva e guardavo verso l’uscita della curva. Con la capote abbassata, salivo piano sotto il verde nuovo; il profumo delle foglie giovani sembrava riempire l’abitacolo.
Sono arrivata verso le 9 del mattino. Vicino al belvedere c’è spazio solo per circa 4 auto, così ho parcheggiato nel piazzale più ampio, circa 200 m più avanti, e sono tornata a piedi all’ingresso. L’aria del mattino era ancora fredda: meno male che avevo portato la felpa. Fra gli alberi è apparso all’improvviso il belvedere di legno, sostenuto da colonne di tronchi. Ero venuta per vedere il castello, ma per prima cosa ho alzato gli occhi verso la scalinata e il piccolo tetto. Ho appoggiato la mano sinistra alla ringhiera e posato la scarpa da ginnastica bianca sul primo gradino. Avevo ancora lo smartphone nella destra, ma l’ho abbassato: prima volevo guardare con i miei occhi.
La terrazza di legno è divisa in due livelli. Quando sono arrivata al piano superiore, ho visto un piccolo tetto spuntare appena sopra gli alberi della montagna di fronte. «Eccolo!» mi è scappato, ma subito dopo è arrivato il problema: non riuscivo a capire dove finisse una e cominciasse l’altra delle quattro cime che avevo ripassato con tanta cura la sera prima. Il verde chiaro dei germogli e quello più scuro si alternavano, mentre il profilo della cresta sembrava un’unica onda.
Mi sono fermata a ragionare. Il mastio è sul monte Komatsu. Allora quella con il tetto doveva essere proprio la cima di Komatsu. Partendo da lì, davanti alla staccionata di tronchi ho seguito con un dito le ondulazioni della cresta e le ho contate una per una. Forse questa, forse quella. Non c’era nessuno a dirmi se avevo indovinato; ma, a furia di seguire la cresta con la punta del dito, quella che mi era sembrata un’unica linea ha cominciato a separarsi in montagne ben distinte.
Il tetto che ho fotografato con lo smartphone è davvero minuscolo sullo schermo; per capirne la forma devo ingrandire l’immagine. Però l’avevo trovato io, quel tetto, e volevo conservarne una foto. Un giorno salirò fino al castello e potrò verificare la mia ipotesi proprio da sotto quel tetto.
Al ritorno sono scesa verso il centro di Takahashi e ho comprato degli yubeshi da Tenjindō, a Higashimachi. Si tramanda che questi dolci siano stati offerti per la prima volta al signore Itakura Katsutsune, sesto della sua famiglia a governare il feudo di Matsuyama. Sapere che erano destinati al signore del castello che avevo appena ammirato mi ha fatto maneggiare il pacchetto con più cura. Appena sono tornata in auto e ho aperto la confezione di washi, il profumo di yuzu si è sparso nell’abitacolo. Ho dato un morso a quel dolce morbido: non era troppo zuccherato e, subito dopo, il profumo di yuzu mi è arrivato al naso. Ne volevo un altro, poi un altro ancora; quando me ne sono accorta, avevo aperto il terzo pacchetto al posto di guida.
EstateAgosto
Dall’alto ho visto la città nascosta dalla nebbia
Ogni volta che guardavo le foto del mare di nubi, mi chiedevo cosa ci fosse sotto quella distesa bianca. Ho deciso di scoprirlo in estate, in una giornata senza nebbia. Era il secondo giorno del mio viaggio di due notti a Okayama, in agosto. Verso le 10 sono salita con la capote abbassata lungo la strada di montagna, a circa 15 minuti in auto dallo svincolo di Kayo; davanti a me sono apparsi i gradini di legno e il bosco accanto.
Appena scesa dall’auto, l’aria afosa dell’estate mi si è appiccicata addosso. Ero venuta con una canottiera bianca e una minigonna cargo color kaki, e avevo comunque caldo. All’ombra, ai piedi delle scale, ho bevuto un sorso d’acqua dalla borraccia e ho seguito con lo sguardo la ringhiera per capire fin dove arrivassero i gradini. Il bosco era pieno del frinire delle cicale: sembrava un altro posto rispetto alla quiete che avevo trovato in primavera.
La terrazza è su due livelli, così ho confrontato la stessa visuale dal piano inferiore e da quello superiore. Bastava cambiare di poco l’altezza dello sguardo per vedere gli alberi più vicini sovrapporsi in modo diverso al mastio. Ho fatto su e giù per i gradini più volte, cercando il punto da cui si vedeva meglio. Avrei voluto verificare anche la mia ipotesi di primavera, ma d’estate il verde era più fitto e distinguere una cresta dall’altra era ancora più difficile.
Ho abbassato lo sguardo e la scena mi ha colta di sorpresa. Sotto il belvedere scorreva il fiume Takahashi, e lungo le sue rive i tetti della città continuavano uno dopo l’altro. Nelle foto del mare di nubi, tutto questo resta nascosto sotto la nebbia. Visto dall’alto, il mare di nubi sembra un sogno; ma per chi vive qui sarà solo una mattina avvolta dalla foschia? Qualcuno fa colazione sotto quei tetti, altri escono per andare al lavoro su strade dove la nebbia impedisce di vedere lontano. Pensarci mi ha fatto guardare quelle foto in modo un po’ diverso.
A quanto pare, il castello di Bitchū Matsuyama è l’unico castello di montagna fra i 12 che conservano ancora il mastio originale. Guardando quel piccolo tetto sulla montagna di fronte, mi sono chiesta come avessero fatto a portare fin lassù pietre e travi. Quante volte avranno dovuto salire e scendere, con tutto quel peso sulle spalle? A pensarci, la strada di montagna che avevo appena percorso in auto mi è sembrata molto più facile.
Dopo aver fotografato il tetto con lo smartphone, ho scattato un’altra foto in verticale, includendo anche il fiume e la città. Il castello sopra, il fiume e i tetti sotto. Quando tornerà il mare di nubi, nella stessa inquadratura la metà inferiore dovrebbe essere coperta dalla nebbia. Ho tenuto da parte questa foto per confrontarla in autunno.
Mi è venuta voglia di percorrere in auto la strada lungo il fiume che avevo appena osservato dall’alto. Scesa dalla montagna e arrivata vicino al fiume Takahashi, ho visto sfilare fuori dal finestrino gli stessi tetti, nello stesso ordine. Era come attraversare in auto la mappa che avevo appena visto dall’alto. Il vento che arrivava dal fiume entrava nella cabriolet con la capote abbassata e ho abbassato appena il volume della musica.
A pranzo, in città, ho scelto lo yakisoba al pomodoro di Bitchū-Takahashi, una specialità locale che unisce yakisoba al curry e pomodori del posto. Tra il profumo del curry arrivava la nota acidula del pomodoro, che mi ha schiarito le idee anche con quel caldo. Quando ho finito il piatto, avevo smesso di sudare. Gli yubeshi li avevo già comprati in primavera, quindi pensavo di passare oltre, ma a un certo punto mi sono ritrovata a svoltare verso Higashimachi.
AutunnoMetà novembre
A ogni movimento della nebbia, la parte bassa del mastio appariva e spariva
Avevo impostato due sveglie. Quando è suonata la prima, avevo già gli occhi aperti. A metà novembre avevo prenotato una notte a Takahashi, vicino al belvedere, per arrivare in tempo al mare di nubi dell’alba. La sera prima ho controllato più volte le previsioni. Si dice che il mare di nubi si formi più facilmente con cielo sereno, una forte differenza di temperatura tra mattina e giorno e poco vento. Le previsioni davano sereno e vento debole. A quel punto non potevo fare altro che affidarmi alla montagna.
Dalla zona della stazione di Bitchū-Takahashi al belvedere ci sono voluti circa 20 minuti in auto, e fuori era ancora buio. I fari della mia cabriolet rossa illuminavano a turno il pendio coperto di foglie autunnali, curva dopo curva. Non c’era un’altra auto. Sulla strada di montagna buia ho guidato con ancora più attenzione del solito. Nello specchietto vedevo le luci della città lungo il fiume, in fondo alla valle, sfumate dalla nebbia. Speravo proprio che quella nebbia salisse fin quassù.
Ho parcheggiato nello spiazzo vicino al belvedere, chiuso il cappotto grigio e sistemato la sciarpa rosa. Sulla terrazza c’erano già due persone che avevano montato i treppiedi. Ho chinato appena il capo e ho detto: «Buongiorno». Un signore anziano mi ha indicato con il mento la montagna di fronte: «Stamattina si vede!».
Ho appoggiato le braccia alla staccionata di tronchi e ho guardato nella direzione che mi aveva indicato. Tra una montagna e l’altra era tutto bianco. Sopra quel mare bianco galleggiava un piccolo tetto, circondato dagli alberi dai colori autunnali. Avevo visto tante volte quella scena in foto, ma dal vivo non si sentiva un suono. Sono rimasta immobile per un po’, quasi dimenticandomi di respirare.
La nebbia sembrava immobile, ma si muoveva piano. Per un istante si scopriva la parte bassa del castello, poi tornava a nascondersi nel bianco. Ogni volta restavo con le braccia appoggiate alla staccionata e cercavo di capire se, a ogni movimento, la nebbia lasciasse scoperta una parte un po’ più bassa del castello. Pensando che quella scena sarebbe scomparsa non appena la nebbia si fosse diradata, mi è sembrato un peccato tirare fuori il telefono. Prima volevo fissarla bene nella memoria.
Il castello che sto guardando sorge sul monte Komatsu, a 430 m di altitudine; questo belvedere si trova su un’altra cresta. È proprio guardandolo dalla montagna di fronte che sembra galleggiare sopra la nebbia. La cresta che avevo seguito con il dito in primavera era quasi tutta coperta: sopra il mare di nubi spuntavano solo le cime. Anche la metà inferiore di quella foto verticale scattata in estate, con il fiume e la città, ora era sepolta sotto il mare bianco. Me l’aspettavo, eppure vederlo davvero mi sembrava quasi incredibile.
Il cielo è passato dal lilla al rosa e la luce del mattino si è diffusa sopra le nubi. A poco a poco, tra il bianco della nebbia è emerso il bosco dai colori autunnali sul monte del castello. Il freddo mi aveva gelato perfino la punta del naso; mi sono tirata su la sciarpa rosa fin sulla bocca con entrambe le mani e il fiato bianco è sfuggito da un lato della sciarpa. Per essermi alzata dopo aver puntato due sveglie, mi merito almeno un piccolo complimento.
Prima di andare via ho ringraziato il signore con un inchino, ma l’estremità della sciarpa si è impigliata nella staccionata e ha rischiato di sciogliersi. Un finale un po’ impacciato, proprio come me. Quando la nebbia si è diradata e la base della montagna ha cominciato a delinearsi, sono tornata allo spiazzo. Dopo essermi alzata così presto, avevo ancora davanti un’intera giornata.
InvernoInizio dicembre
Tra i rami spogli ho distinto il mastio e la torre a due piani
Il periodo delle nebbie fitte dura fino ai primi di dicembre. Quest’anno sarebbe stata probabilmente l’ultima occasione per vedere una nebbia così densa; al pensiero, mi è venuta voglia di tornare ancora una volta. Stavolta ho preso la berlina rossa a trazione integrale, pronta anche nel caso avessi trovato la strada innevata. Da Tokyo sono partita verso Okayama e ho pernottato entrambe le notti a Takahashi.
La mattina presto del secondo giorno, la strada di montagna era ancora in penombra e l’asfalto era appena umido. La berlina a trazione integrale curvava docile seguendo ogni movimento del volante. Eppure non avevo fretta. A ogni curva rallentavo un po’ prima, guardavo il tratto illuminato dai fari e poi tornavo ad accelerare con dolcezza. Mi piace guidare così al mattino: sento il mio respiro e i movimenti dell’auto accordarsi poco a poco.
Verso le 7 sono uscita sulla terrazza. La nebbia era meno fitta rispetto a quella della mattina d’autunno. C’erano solo chiazze bianche qua e là nella valle, non abbastanza da poterle chiamare mare di nubi. A dire il vero, mi si sono afflosciate le spalle. Ho stretto con entrambe le mani il thermos di tè caldo preparato in albergo, tenendolo contro il cappotto color avorio; il calore che passava attraverso i guanti mi ha aiutata a calmarmi mentre guardavo la montagna di fronte.
È stato allora che me ne sono accorta. A sinistra c’era un tetto grande; alla sua destra, un altro più piccolo. Il mastio e la torre a due piani. Quando ero venuta in autunno avevo trovato un solo tetto. Forse, cadute le foglie, tra i rami si riusciva a intravedere anche il secondo. La nebbia meno fitta e i rami spogli dovevano essere una delusione, e invece grazie a loro avevo visto qualcosa che altrimenti mi sarebbe sfuggito. Ho stretto piano i pugni dentro i guanti.
Cercando i tetti tra i rami, mi bastava spostarmi di mezzo passo perché comparissero o sparissero di nuovo. Ho fatto avanti e indietro sulla terrazza, cercando il punto da cui si vedevano meglio. Faceva così freddo che il fiato diventava bianco; più volte ho stretto di nuovo le mani intorno al thermos. Eppure avevo deciso che non sarei andata via finché non avessi trovato il punto in cui i due tetti si allineavano nel modo più bello.
La luce del mattino ha cominciato a raggiungere le parti più alte della montagna di fronte, facendo risaltare gli alberi illuminati dal sole. Il confine con la nebbia nella valle diventava sempre più netto, e riuscivo a distinguere persino le irregolarità del pendio che poco prima non vedevo. In primavera avevo contato le cime imparandone i nomi, in estate avevo guardato la città sotto la nebbia, in autunno avevo visto un tetto galleggiare sul mare di nubi. Oggi, alla quarta visita, i tetti erano due. Quattro volte sulla stessa terrazza, e ogni volta ho portato via con me qualcosa di diverso.
Quando la nebbia si è diradata sono tornata alla macchina e ho acceso il riscaldamento. Appena sono riuscita di nuovo a muovere le dita dentro i guanti, ho riguardato le foto: il mastio e la torre a due piani erano venuti bene insieme nello stesso scatto. Alla fine, del tè nel thermos ne avevo bevuto pochissimo. Ho deciso di ricomprare gli yubeshi in città e di mangiarli in albergo con una tazza di tè caldo; poi ho cominciato a scendere per la strada di montagna.
I racconti sono opere di fantasia ispirate a questo luogo. Per informazioni precise, può consultare i siti ufficiali del turismo e di informazione.
Takahashi prima dell’alba
Immagini di questo luogo10 imm.
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Specialità da assaggiare in viaggio
Yubeshi di Takahashi
È un dolce a base di mochi, preparato con yuzu locale. A Takahashi si trovano gli yubeshi avvolti, di forma rettangolare e allungata, e quelli tagliati a fette. In primavera ho aperto in auto una confezione avvolta in carta washi e il profumo di yuzu mi ha convinta a mangiarne tre di fila.
Yakisoba al pomodoro di Bitchū-Takahashi, stile indiano
È una specialità di Takahashi: yakisoba al curry con pomodori locali. L’ho mangiato a pranzo in una calda giornata estiva e l’acidità del pomodoro mi ha subito schiarito le idee.
Cosa vedere
Una mattina in cui, sopra la nebbia, affiora solo il tetto
Nelle mattine di mare di nubi, solo la parte alta del monte Komatsu, a 430 m di altitudine, emerge dalla nebbia e il tetto del castello sembra galleggiare. Il belvedere si trova su un’altra cresta e permette di ammirare il castello dall’altro versante, sopra le nubi. La nebbia vera è sempre in movimento: a volte lascia scoperta la parte bassa del castello, a volte la nasconde.
L’unico castello di montagna fra i 12 con il mastio originale
Il castello di Bitchū Matsuyama è l’unico castello di montagna fra i 12 che conservano ancora il mastio originale. Solo perché sorge in alto è possibile vederlo affiorare sopra il mare di nubi.
Dati sul percorso e sul luogo
Come arrivare da Tokyo
- Da Tokyo
- Circa 700 kmCirca 7 ore e mezza in auto, usando l’autostrada
- Autostrade
- Tōmei, Shin-Tōmei, Meishin, Sanyō e Okayama
- Svincolo più vicino
- Kayo IC (autostrada di Okayama)Circa 8 km, 10–15 minuti fino al belvedere
- Strada per il belvedere
- Strada nazionale 484Salire per la strada di montagna seguendo i cartelli
In auto fino al belvedere sul mare di nubi del castello di Bitchū Matsuyama
- In auto dallo svincolo di Kayo al belvedere
- Circa 15 minuti
- Altitudine del castello che si ammira
- 430m
Da qui si ammira il mastio del castello sul monte Komatsu, dalla cresta opposta.
Dopo aver lasciato lo svincolo di Kayo, segua i cartelli per la strada nazionale 484 e risalga la strada di montagna. Se pernotta a Takahashi, dalla zona della stazione di Bitchū-Takahashi raggiungerà il belvedere in circa 20 minuti d’auto, in tempo per vedere il mare di nubi all’alba.
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Mappe e fonti
Fonti ufficiali consultate
- Federazione del turismo della prefettura di Okayama · Belvedere sul mare di nubi del castello di Bitchū Matsuyama (si apre in una nuova scheda)
- Città di Takahashi · Belvedere sul mare di nubi (si apre in una nuova scheda)
- Associazione turistica della città di Takahashi · Come arrivare al belvedere sul mare di nubi (si apre in una nuova scheda)
- Città di Takahashi · Castello di Bitchū Matsuyama (si apre in una nuova scheda)
- Tenjindō · Produttore degli yubeshi di Takahashi (si apre in una nuova scheda)
- Federazione del turismo della prefettura di Okayama · Speciale sui belvedere del castello di Bitchū Matsuyama (si apre in una nuova scheda)
- Federazione del turismo della prefettura di Okayama · Specialità gastronomiche locali per regione (si apre in una nuova scheda)