Minoh, prefettura di Osaka
Tempura di foglie d’acero davanti alla cascata: una pausa d’autunno Una pausa d’autunno dopo la passeggiata lungo il sentiero della cascata
Vicino alla stazione di Minoh lascio l’auto e, dopo aver camminato lungo il sentiero che costeggia il fiume, arrivo alla Cascata di Minoh, con un salto di 33 m. In primavera l’ho fotografata dal ponte Takimi insieme al verde nuovo; d’estate mi sono rinfrescata con i suoi spruzzi; in autunno ho assaggiato la tempura di foglie d’acero davanti alla cascata; d’inverno ho bevuto il tè guardando i rami innevati. È la storia di una passeggiata in cui, a ogni stagione, cambia il modo di trascorrere il tempo davanti alla cascata.
In primavera cerco il verde nuovo e la cascata da mettere nella stessa foto; d’estate ascolto l’acqua all’ombra; in autunno mi godo il foliage e la tempura di foglie d’acero. D’inverno, nelle giornate in cui tutto intorno è imbiancato, mi fermo a confrontare i rami innevati con la cascata che continua a scorrere. Può cominciare dal racconto della stagione che la incuriosisce di più.
PrimaveraTra aprile e maggio, intorno alle 10 nel periodo del verde nuovo
Il verde nuovo che voglio nella foto arriva fin sopra la cascata
Volevo riuscire a mettere la cascata e le giovani foglie degli aceri nella stessa foto. Durante il viaggio di due notti nel Kansai, nel periodo del verde nuovo, era il mio obiettivo più importante. La mattina dopo aver guidato in autostrada da Ariake con la mia cabriolet rossa, ho lasciato l’auto nel parcheggio n. 1 davanti alla stazione di Minoh. Da qui ci vogliono circa 10 minuti a piedi per arrivare a Ichinohashi, l’ingresso del parco; poi si segue il sentiero lungo il fiume fino alla cascata.
Mentre camminavo ascoltando il fiume, la luce filtrava tra le foglie sovrapposte. Mi sono tirata su appena le maniche della felpa color lavanda e continuavo a guardare in alto, fermandomi ogni volta per inquadrare con il telefono. Pensavo agli aceri d’autunno, ma anche le foglie appena spuntate erano bellissime. Avevo già accumulato un bel po’ di foto prima ancora di arrivare alla cascata.
Dai parcheggi vicino alla stazione alla cascata ci vogliono circa 50 minuti a piedi, secondo le indicazioni. Io mi sono fermata tante volte, quindi probabilmente ci ho messo di più. L’aria del mattino era ancora fresca e al sole si stava proprio bene. Se avessi camminato di fretta, non avrei notato il colore delle foglie.
A metà strada ho riguardato le foto che avevo scattato fino a quel momento. Le foglie al sole erano luminose perché la luce le attraversava; quelle all’ombra, vicino al fiume, avevano invece una tonalità più quieta, pur essendo dello stesso verde nuovo. Non riuscivo a decidere quale preferissi, così ho pensato che davanti alla cascata avrei cercato un punto da cui inquadrare entrambe.
Verso le 10 sono arrivata davanti alla cascata e ho tenuto il telefono in verticale. Sullo schermo entrava il getto d’acqua, ma, cercando di includere anche il verde in alto, finivo per tagliare il bacino ai piedi della cascata. «Vorrei riuscire a farci stare tutto», ho mormorato, poi ho alzato lo sguardo dal telefono. Seguendo con gli occhi il salto di 33 m, dalla sommità fino al bacino, mi ritrovavo a reclinare sempre più la testa.
Davanti alla cascata, il vento portava fin lì minuscoli spruzzi d’acqua. Sullo schermo del telefono si erano posate alcune goccioline e le ho asciugate in fretta con la manica. Era il segno che ero arrivata proprio vicino alla cascata. Mentre pulivo lo schermo, ho deciso di provare a scattare da un po’ più lontano.
Poco prima della cascata c’è il ponte rosso Takimi. L’associazione turistica lo indica come punto panoramico per le foto nel suo itinerario consigliato. All’andata ero passata oltre, con gli occhi fissi sulla cascata, così sono tornata indietro a dare un’occhiata. Dal ponte, il verde in primo piano faceva da cornice e la cascata si stagliava bene sullo sfondo. Poco prima mi arrovellavo per far entrare tutto nell’inquadratura frontale; dal ponte, invece, era bastata una sola foto. Spero che nessuno mi abbia vista esultare stringendo il pugno.
Sulla via del ritorno lungo il sentiero della cascata ho scelto la tempura di foglie d’acero. A quanto pare il sapore cambia un po’ da un negozio all’altro e c’è persino un itinerario consigliato per assaggiarla: ne ho presa una busta in due negozi diversi. Una volta tornata in albergo, voglio confrontare i sapori.
Tornata all’auto, ho riguardato le foto: quella frontale con solo la cascata e quella dal ponte Takimi, con dentro anche i rami, mi lasciavano impressioni diverse. Non riuscivo a cancellarne nessuna, così ho deciso di tenerle entrambe. Sul sedile del passeggero c’erano le due buste di tempura. Le confronterò in albergo e deciderò anche quale foto mi piace di più.
EstateTra luglio e agosto, intorno alle 13 in una giornata di sole
Dopo aver seguito l’ombra, mi sono ritrovata avvolta nella nebbiolina della cascata
Proprio perché faceva caldo, volevo camminare lungo il sentiero all’ombra e rinfrescarmi davanti alla cascata. Il secondo giorno del viaggio di tre notti nel Kansai era sereno fin dal mattino. Il giorno prima avevo guidato in autostrada da Ariake con la mia cabriolet rossa e, quando sono uscita dall’albergo, avevo già deciso: sarei andata a Minoh. Ho parcheggiato vicino alla stazione e mi sono incamminata lungo il sentiero della cascata.
Sul sentiero fitto di foglie, i rami schermavano il sole e l’ombra si stendeva sul cammino. Ascoltando il fiume, evitavo le zone al sole e passavo da un tratto ombreggiato all’altro. Non avevo ancora aperto la borraccia che mi ero portata: avevo deciso di aspettare di arrivare alla cascata.
A un certo punto mi sono affacciata sul fiume. Nei punti meno profondi l’acqua era così limpida che si vedevano persino i sassi sul fondo; soltanto dove la corrente scavalcava i ciottoli si formavano piccole bolle. Ho resistito alla tentazione di mettere i piedi in acqua e mi sono limitata a guardare dal bordo del sentiero. Così mi è venuta ancora più voglia di rinfrescarmi davanti alla cascata e ho accelerato appena il passo.
Davanti alla cascata l’aria era molto più fresca che lungo il sentiero del fiume. Gli spruzzi aleggiavano come una nebbiolina e sentirli sulle braccia era una meraviglia. Il sudore della camminata è svanito in un attimo. Sentivo il vento sulle spalle scoperte del miniabito rosa pallido; davanti alla cascata, alle 13, ho bevuto un sorso d’acqua e ho allontanato la borraccia dalle labbra.
Tra le foglie fitte, il getto d’acqua si distingueva nettamente. Ho seguito con lo sguardo l’acqua che scendeva dalla parete rocciosa fino al laghetto, e poi mi sono soffermata sulle onde in superficie. In alto la corrente era veloce; in basso, invece, le onde formavano cerchi e si allargavano lentamente verso la riva. Guardandole a turno, non avrei mai detto che la corrente rapida e le onde lente fossero la stessa acqua: lassù e quaggiù si muoveva in modo completamente diverso.
La Cascata di Minoh è stata inserita nella selezione delle 100 cascate più belle del Giappone. A sentirne solo il nome, sembra un luogo speciale e lontano; invece si può lasciare l’auto vicino alla stazione e raggiungerla a piedi. Accanto alla staccionata davanti alla cascata, ho seguito con lo sguardo più volte il salto di 33 m, dall’alto fino in basso.
Mentre facevo una pausa, mi è tornata in mente la storia della tempura di foglie d’acero. Si dice che tutto sia cominciato circa 1300 anni fa, quando En no Gyōja la offrì ai viandanti. Mi sono chiesta se anche i viaggiatori di un tempo, dopo aver camminato sui sentieri di montagna in una giornata calda, si fermassero ad ascoltare l’acqua e a riprendere fiato come me. A pensarci, la cascata davanti a me mi è sembrata all’improvviso molto più vicina.
La via del ritorno è in discesa e le gambe mi sembravano più leggere che all’andata. Scegliendo l’ombra, sentivo passare una brezza fresca vicino al fiume e l’orlo del vestito ondeggiava. A metà del sentiero della cascata ho scelto una busta di tempura di foglie d’acero. Ho sbirciato la forma delle foglie nella busta e mi è scappato da ridere: chissà se anche i viandanti della storia ne avevano ricevuta una.
Quando sono tornata all’auto, i sedili scottavano per il sole. Ho aperto il tetto per far entrare un po’ d’aria e ho appoggiato la busta di tempura sul sedile del passeggero. Le foglie che spuntavano dalla busta erano molto più piccole di quelle che avevo guardato poco prima davanti alla cascata.
AutunnoUn pomeriggio di novembre
Un boccone di tempura a forma di foglia, con la cascata in sottofondo
Volevo mangiare la tempura di foglie d’acero davanti alla cascata circondata dal foliage. Io e la mia amica con cui faccio giri in auto avevamo deciso solo questo, e siamo partite per un viaggio di due notti nel Kansai con due auto. Ho guidato in autostrada da Ariake tenendo d’occhio la coupé gialla della mia amica davanti a me, e nel pomeriggio del secondo giorno ho raggiunto il parcheggio vicino alla stazione di Minoh. Da lì ci vogliono circa 10 minuti a piedi per arrivare a Ichinohashi, l’ingresso del parco, poi si prosegue lungo il sentiero della cascata. Ho scelto una busta di tempura in uno dei negozi lungo la strada.
Ho aperto il cappotto e mi sono messa in cammino: l’aria d’autunno era proprio piacevole. Tenevo la busta di carta in una mano e con l’altra mi tiravo su un po’ la manica del cappotto. Ogni volta che la mia amica diceva «La mangiamo quando arriviamo», mi veniva da chiedermi che forma avessero le foglie nella busta.
A ogni passo, le foglie sembravano avere una sfumatura un po’ diversa. Quelle sui rami al sole apparivano più luminose, mentre vicino al fiume avevano appena cominciato a cambiare colore. Camminando e dicendoci «Guarda, quelle laggiù sono più rosse» e «Qui c’è anche del giallo», abbiamo percorso in un attimo un tratto di circa 50 minuti a piedi.
A poco a poco il rumore dell’acqua si è fatto più forte e ho visto la cascata scendere dalla parete rocciosa. Anche attraverso i rami autunnali, il getto d’acqua si vedeva subito. Ci siamo avvicinate alla staccionata di legno davanti alla cascata e, una accanto all’altra, abbiamo indicato il punto in cui la corrente raggiunge il laghetto.
Ho tirato fuori dalla busta una foglia d’acero in pastella e l’ho tenuta sulla punta delle dita. Quando l’ho portata alla bocca, la pastella si è spezzata croccante sotto i denti e si sono sprigionati una dolcezza delicata e il profumo del sesamo. A quanto pare la pastella contiene anche farina di grano, semi di sesamo bianco e zucchero. «Meno male che l’abbiamo portata fin qui», ho detto, porgendo la busta alla mia amica.
Dopo aver mangiato, ho alzato lo sguardo per vedere tutta la cascata. Anche sapendo che il salto è di 33 m, guardarla dal basso mi ha sorpresa. La mia amica preferisce ammirarla attraverso le foglie; io invece preferisco stare di fronte e ascoltarne il rumore. Abbiamo cambiato posto a turno per guardarla da entrambe le prospettive.
Si dice che il nome della cascata derivi dalla somiglianza tra il suo profilo e una cesta agricola per vagliare, chiamata mi. Mentre cercavo seriamente di ricordarmi che forma avesse, la mia amica mi ha presa in giro: «E stai cercando di capire se assomiglia a una cosa che non sai nemmeno com’è fatta?» Le ho risposto che stavo provando a immaginarla in quel momento, ma alla fine è venuto da ridere anche a me e abbiamo riso tutte e due. Una volta tornata in albergo, voglio cercare la risposta.
Sulla via del ritorno, ogni volta che calpestavo una foglia d’acero caduta sentivo un piccolo fruscio. All’andata continuavo a guardare in alto; tornando, ho iniziato a notare anche le foglie sul sentiero. La mia amica mi ha stuzzicata: «Anche le foglie cadute potrebbero diventare tempura». Io le ho risposto serissima che quelle non sono foglie da mangiare.
Davanti al negozio in cui ci eravamo fermate all’andata, mi sono fermata di nuovo e ho scelto un’altra busta da portare in albergo. Tornata in auto, ho messo «ROUTE 1 - HAKONE (steam mix)» e, ancora con la passeggiata in testa, mi è venuta voglia di partire verso la strada successiva.
InvernoTra gennaio e febbraio, a mezzogiorno, quando tutto intorno è imbiancato
La cascata continuava a scorrere dietro i rami innevati
La montagna che vedevo dalla finestra dell’albergo era imbiancata. Era la mattina del secondo giorno del mio viaggio invernale di tre notti nel Kansai. La berlina rossa a trazione integrale con cui ero arrivata da Ariake poteva percorrere anche strade innevate, e magari avrei visto la cascata imbiancata: ho cambiato programma e sono andata a Minoh. Ho guidato verso il parcheggio vicino alla stazione con la montagna innevata davanti agli occhi, poi ho lasciato l’auto, mi sono chiusa il cappotto e mi sono incamminata lungo il sentiero della cascata. Nel thermos avevo messo il tè caldo in albergo.
Ci vogliono circa 10 minuti a piedi per arrivare a Ichinohashi, l’ingresso del parco. Mentre camminavo verso la cascata, ho notato la neve posata sui rami. Rispetto alla stagione in cui gli alberi sono coperti di foglie, si vedeva chiaramente come si diramavano. Mi sono sistemata un po’ la sciarpa e ho proseguito ascoltando il fiume.
Nei punti in cui la neve era rimasta sul bordo del sentiero, controllavo bene dove mettevo i piedi, un passo alla volta. Ogni volta che il fiato si faceva bianco, pensavo che il fiume continuasse a scorrere nonostante quel freddo. Seguendo le orme lasciate da chi era passato prima di me, mi sono sentita parte di quella passeggiata d’inverno.
Arrivata davanti alla cascata, il rumore dell’acqua era più forte di quanto immaginassi. Con la neve tutt’intorno regnava il silenzio e si sentiva solo l’acqua. Se gli alberi fossero stati pieni di foglie, forse quel suono si sarebbe confuso con il fruscio delle chiome. D’inverno, la cascata si fa apprezzare anche solo ascoltandola.
A mezzogiorno, davanti alla cascata, ho versato il tè in una tazzina e l’ho stretta fra le mani. Attraverso il vapore vedevo sovrapporsi i rami coperti di neve e la cascata sullo sfondo. Con la tazza davanti al petto, alternavo lo sguardo tra la neve sui rami e l’acqua che scorreva.
La neve sui rami e sulle rocce restava immobile, mentre l’acqua scendeva dalla parete rocciosa verso il laghetto. Mi affascinava vedere nello stesso paesaggio qualcosa di immobile accanto a qualcosa che continuava a muoversi, così ho scattato una sola foto col telefono. Sullo schermo la neve sembrava un insieme di punti e l’acqua una linea: nella stessa scena, si erano trasformate in forme completamente diverse.
Ho finito il tè e ho riposto la tazzina. Quando ho alzato lo sguardo, un po’ di neve è caduta dal ramo che stavo osservando. È sparita subito alla vista, mentre la cascata continuava a scorrere allo stesso ritmo. Anche nel paesaggio invernale, che credevo immobile, c’era movimento. Mi ero persino dimenticata del freddo e seguivo con gli occhi i rami, chiedendomi da quale sarebbe caduta la neve dopo.
Sulla via del ritorno mi sono fermata al ponte rosso Takimi. Sul ponte era rimasto un velo di neve, così ho controllato dove mettevo i piedi fino ad arrivare al centro. Quando mi sono voltata, la cascata si vedeva come una sottile striscia d’acqua dietro i rami innevati. Sembrava più piccola che guardandola dal davanti, ma il getto d’acqua era nitido. In primavera avevo scattato qui la foto con il verde nuovo; oggi faceva troppo freddo per togliermi i guanti e tirare fuori il telefono, così mi sono limitata a guardare.
Tornata all’auto e acceso il riscaldamento, ho sentito pian piano tornare la sensibilità alle dita con cui avevo stretto la tazza. Volevo superare il tratto di strada tra i monti prima che facesse buio, così sono partita prima che il sole calasse. Sentivo gli pneumatici della berlina integrale fare presa sulla neve mentre scendevo verso la città in cui si trovava l’albergo.
I racconti sono opere di fantasia ispirate a questo luogo. Per informazioni precise, può consultare i siti ufficiali del turismo e di informazione.
Immagini di questo luogo4 imm.
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Minoh, prefettura di Osaka · Primavera
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Minoh, prefettura di Osaka · Autunno
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Minoh, prefettura di Osaka · Inverno
Specialità da assaggiare durante il viaggio
Tempura di foglie d’acero
La tempura di foglie d’acero è una specialità croccante e dolce di Minoh: le foglie vengono passate in una pastella con semi di sesamo bianco e zucchero, poi fritte in olio di colza. Si può scegliere nei negozi lungo il sentiero della cascata; dopo la passeggiata, mi piacerebbe fermarmi per una pausa.
Cosa vedere
La Cascata di Minoh, con un salto di 33 m
Guardi il flusso che scende dalla parete rocciosa fino al laghetto, incorniciato dai rami autunnali. Io mi godo già il tratto in cui il rumore dell’acqua comincia a farsi più forte.
La forma dell’attrezzo agricolo da cui prende il nome
Si dice che il nome derivi dalla somiglianza tra la cascata e una cesta agricola per vagliare. Dopo averla vista, viene voglia di immaginare che forma avesse.
Il sentiero e la passeggiata
Dal parcheggio vicino alla stazione di Minoh al sentiero della cascata
- Tempo indicativo a piedi dal parcheggio
- Circa 50 minuti a piedi fino alla Cascata di Minoh
- Fascia altimetrica del parco quasi nazionale
- Circa 100–600 m (intero parco)
Dopo aver parcheggiato, si può passeggiare lungo il sentiero della cascata che costeggia il fiume Minoh. Per andare verso la cascata, io terrei da parte un po’ di tempo anche per fermarmi nei negozi.
Se preferisce arrivare dall’alto, dal parcheggio superiore della cascata lungo la strada prefetturale 43 si raggiunge la cascata in circa 15 minuti a piedi. Se vuole fermarsi anche nei negozi di dolci, io preferisco partire dal lato della stazione.
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Mappe e fonti
Fonti ufficiali consultate
- Parco di Minoh · Come arrivare a piedi (si apre in una nuova scheda)
- Associazione turistica della città di Minoh · Cascata di Minoh (si apre in una nuova scheda)
- Ufficio del turismo di Osaka · Parco quasi nazionale Meiji no Mori Minoh (si apre in una nuova scheda)
- Associazione turistica della città di Minoh · Tempura di foglie d’acero (si apre in una nuova scheda)
- Associazione turistica della città di Minoh · Itinerario per godersi la cascata (si apre in una nuova scheda)
- Parco di Minoh · Informazioni sul sentiero della cascata (si apre in una nuova scheda)