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Kagoshima, Minamiōsumi

In auto fino a Capo Sata Una sera d’estate, a piedi verso il panorama più meridionale del Giappone continentale

Dopo essermi goduta il mare aperto, trovare quel piccolo faro mi ha fatto sentire davvero arrivata fin quaggiù. Con la mano sulla tesa del cappello, guardavo lo stesso faro insieme alla mia amica. Quel momento della sera mi piaceva proprio.

In estate, il mare al tramonto sotto il cappello di paglia; in primavera, il sentiero tra le cycas; in autunno, il faro al largo; in inverno, le onde bianche. Scelga la stagione che la incuriosisce e si goda anche il cammino fino al belvedere.

Al belvedere di Capo Sata, una donna con un abito corto bianco e un cappello di paglia si tiene ferma la tesa e guarda il faro di Capo Sata

EstateUna sera d’estate

Prima il mare sconfinato, poi quel piccolo faro

Mancava circa una settimana alla fine del mio viaggio estivo in Kyūshū, iniziato con la traversata in nave da Ariake insieme al mio cabriolet rosso. La mia amica, che si era unita a me lungo il viaggio, controllava la cartina dal sedile del passeggero. Dopo essere sbarcata a Shinmoji, eravamo scese poco alla volta verso sud e quel giorno avevamo raggiunto finalmente l’estremo sud di Kagoshima. Volevo vedere il mare al tramonto dal punto più meridionale del Giappone continentale.

A pranzo ci siamo fermate al ristorante Tokimi, vicino al porto peschereccio di Izashiki. Avevo prenotato il Tokimi-don: una ciotola di riso con sashimi di pesce e frutti di mare pescati nelle acque vicine. A ogni boccone ci arrivava il profumo del mare e io e la mia amica ci siamo scambiate più volte uno sguardo d’intesa. Finito il pranzo, siamo ripartite verso il promontorio.

A Capo Sata c’è un parcheggio per circa 70 auto; da lì, al belvedere si va a piedi. Nella piazzola d’ingresso ci sono anche un ufficio informazioni e uno spazio per riposarsi, così ci siamo fermate un momento prima di metterci in cammino. Nel tunnel all’ingresso faceva un po’ fresco e il sudore si è asciugato in un attimo. Appena sbucate sul sentiero, l’odore del mare si è fatto molto più vicino.

Ho seguito il sentiero che passa dal santuario Misaki-jinja e porta al belvedere. Il santuario è noto come luogo propizio ai legami d’amore e lungo il percorso si trovano simboli a forma di cuore. Io e la mia amica li cercavamo insieme e ogni volta che ne trovavamo uno ce lo indicavamo a vicenda. Il sentiero tra cycas e baniani aveva tutto un altro aspetto rispetto alla strada percorsa in auto.

Quando siamo arrivate in un punto da cui il mare si vedeva bene, la luce della sera raggiungeva già la superficie dell’acqua. Con una mano tenevo ferma la tesa del cappello di paglia e guardavo l’orizzonte. L’orlo del vestito bianco si muoveva al vento e io ero lì, senza più una parola.

A quanto pare, dal belvedere si vede il Pacifico a sinistra, il Mar Cinese Orientale a destra e, dietro sulla destra, la baia di Kagoshima. Ovunque girassi lo sguardo, c’era mare. Mi è sembrato che il corpo avesse capito prima della cartina che ero arrivata all’estremo sud del Giappone continentale. Davanti al cartello «Punto più meridionale del Giappone continentale» ci siamo scattate una foto a testa.

Quando ho spostato lo sguardo dal mare verso l’isola, ho visto in cima un faro bianco. «Ecco il faro di Capo Sata», ho detto alla mia amica. Quel piccolo faro in mezzo al mare sconfinato è diventato il panorama che preferisco.

La luce del tardo pomeriggio si abbassava e il riflesso di luce sull’acqua si allungava sempre di più. Anche sulle pareti del faro si rifletteva appena il colore del tramonto. Ogni volta che il vento mi sollevava la tesa del cappello, la rimettevo a posto e seguivo con gli occhi il sentiero di luce sul mare.

Prima che tramontasse il sole, abbiamo ripreso il sentiero per tornare indietro. Passando davanti a uno dei cuori che avevamo trovato all’andata, la mia amica mi ha chiesto ridendo: «Cerchiamo ancora al ritorno?». Le ho risposto serissima che magari ce n’era ancora qualcuno da trovare e alla fine ci siamo messe a guardare in ogni angolo tutte e due.

Quando siamo tornate al parcheggio, sopra il mare era rimasto luminoso solo il cielo. Appena salite in auto, la mia amica ha cominciato a cercare sul telefono un posto dove pranzare l’indomani: «La prossima volta voglio qualcosa di piccante». Io avevo ancora in bocca il sapore del Tokimi-don e mi è scappato da ridere: «Stai già pensando al prossimo pranzo?»

I racconti sono opere di fantasia ispirate a questo luogo. Per informazioni precise, può consultare i siti ufficiali del turismo e di informazione.

Immagini di questo luogo4 imm.

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Specialità locale

Tokimi-don

Al ristorante Tokimi, vicino al porto peschereccio di Izashiki, si può gustare un donburi con sashimi di pesce pescato nelle acque vicine. Durante il viaggio estivo avevo prenotato il pranzo e gustato il Tokimi-don con la mia amica; conquistate dal profumo del mare, ci siamo scambiate più volte cenni d’intesa prima di ripartire verso Capo Sata.

Cosa vedere

Il mare dal promontorio più meridionale del Giappone continentale

Dal belvedere di Capo Sata lo sguardo si apre sul mare. Dopo aver seguito l’orizzonte, mi sono messa a cercare il faro e mi sono resa conto che mi ero goduta anche il viaggio fin lì.

Dal sentiero fino al panorama

Dal tunnel all’ingresso al belvedere sono circa 800 m a piedi. Il sentiero passa dal santuario Misaki-jinja; mi piace prendermela comoda lungo il cammino verso il mare.

Dati sul percorso e sulla passeggiata

Percorso al belvedere di Capo Sata

Distanza del sentiero a tratta
Circa 800 m
Tempo di cammino a tratta
Circa 20 min

Dall’ingresso si raggiunge il belvedere passando dal santuario Misaki-jinja. Anche dopo aver lasciato l’auto, mi piace godermi il cammino verso il panorama sul mare.

Circa 800 m e 20 min indicano la distanza e il tempo di percorrenza del sentiero per il solo tragitto di andata.

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