Yamagata · villaggio di Tozawa / comune di Shōnai
Gola del Mogami Il fiume scorre piano, riflettendo il candore dei rami
La gola del Mogami si estende per 16 km lungo il fiume, da Furukuchi a Kiyokawa. Le montagne si stringono su entrambe le rive: ciliegi di montagna in primavera, nuove foglie in estate, foliage in autunno e paesaggi innevati in inverno. Mi piacerebbe prendermi tutto il tempo per guardare il fiume in ogni stagione, dalla riva o a bordo di una barca.
Il periodo migliore per ammirare i ciliegi di montagna va da fine aprile ai primi di maggio; il verde delle foglie appena nate si ammira al meglio tra fine maggio e inizio giugno, mentre il foliage è più bello tra fine ottobre e i primi di novembre. La stagione della neve va di solito da fine dicembre a febbraio. Vorrei tornare allo stesso fiume in primavera per cercare i fiori, in estate per salire su una barca, in autunno per seguire i riflessi sull’acqua e in inverno per guardare il paesaggio scaldandomi le mani.
PrimaveraCiliegi di montagna in fiore, tra fine aprile e inizio maggio · mattina di sole
Voglio fotografare i ciliegi di montagna, ma mi viene voglia di inquadrare anche il monte
Da Shinjō IC ci vogliono circa 30 minuti in auto. Tengo gli occhi sulla strada, percorro la statale che costeggia il fiume Mogami e parcheggio nell’ampio piazzale del Kawa-no-Eki, nella gola del Mogami a Kusanagi. Da lì cammino fino alla riva da cui si vede il fiume. In una mattina di fine aprile, dall’altra parte del Mogami, i ciliegi di montagna fioriscono qua e là sui pendii che cominciano a rinverdire. Tiro fuori le mani dalle maniche del cardigan e, prima di tutto, cerco i fiori con lo sguardo. Non è come guardare un ciliegio da vicino: è divertente scovarli tra i monti. Quando ne trovo uno, poco dopo ne spuntano altri tutt’intorno.
La mia amica con cui faccio giri in auto indica il pendio sull’altra sponda e mi dice: «Guarda, ce n’è uno anche laggiù». Quando inquadro il fiore sullo schermo del telefono, è più piccolo di quanto pensassi e finisco per strizzare gli occhi. All’improvviso mi rendo conto che quella montagna, che fino a un momento prima mi sembrava così grande, è dall’altra parte del fiume.
Tengo lo smartphone in verticale con entrambe le mani e provo a includere nell’inquadratura tutto, dai fiori fino alla cima del pendio. Volevo che nell’inquadratura risaltassero solo i ciliegi di montagna, ma mi viene voglia di immortalare anche il punto in cui fioriscono tra gli alberi. Mostro lo schermo alla mia amica e lei ride: «È una foto in cui bisogna cercare i fiori».
A pensarci, potrei continuare a cercare i fiori anche una volta tornata a casa. Alzo gli occhi dallo schermo e sotto di me si apre il fiume; gli alberi sull’altra riva ondeggiano piano riflessi nell’acqua. Dopo aver guardato solo i fiori, ora il mio sguardo segue anche il fiume.
Ho sentito dire che la gola del Mogami si estende per 16 km da Furukuchi a Kiyokawa. Se il paesaggio continua così, con monti e fiume sempre insieme, voglio godermi anche le soste senza fretta. Mi dicono che la stazione sul fiume dove ho parcheggiato è anche un approdo delle barche che scendono la corrente. Io e la mia amica guardiamo verso monte, un po’ emozionate e impazienti.
Dopo un po’, una barca compare a monte e scende lentamente lungo il fiume. Passa sotto il pendio dove fioriscono i ciliegi di montagna. Rimetto in fretta lo smartphone in posizione e provo a inquadrare insieme i fiori, il fiume e la barca: ne viene fuori una foto che sembra molto più primaverile di quelle che avevo scattato prima. La mostro alla mia amica e lei mi dice: «È la foto più bella di oggi».
Quando la barca si avvicina, si sente appena il canto del barcaiolo. Dalla riva, mescolato al rumore del fiume, sembra un canto che arriva da lontano. Anche dopo aver finito di scattare, restiamo in silenzio a guardare la barca finché la voce non si perde. Mi è venuta un’altra curiosità: chissà come si sente quel canto a bordo.
La mia amica sorride sorniona: «Più che i ciliegi di montagna, volevo fotografare la tua faccia mentre li cercavi». Le rispondo sul serio che i fiori sono senz’altro più belli della mia faccia, e lei scoppia di nuovo a ridere. Anche se erano lontani, sono felice di aver portato a casa un’immagine dei monti e del fiume insieme. Quando il verde sarà più fitto, voglio salire proprio su quella barca e addentrarmi tra queste montagne.
EstateVerde delle nuove foglie a inizio giugno · pomeriggio di sole (la stagione delle nuove foglie va da fine maggio a inizio giugno)
Bevo un sorso, poi torno a chiedermi cosa ci sia più avanti sul fiume
Nel pomeriggio di inizio giugno decido di ammirare il verde delle nuove foglie dall’acqua, con la crociera fluviale della Bashō Line nella gola del Mogami. Si parte dal porto di Furukuchi, a circa 7 minuti a piedi dalla stazione JR di Furukuchi. Ho lasciato l’auto in un parcheggio con 200 posti. Una volta a bordo, rispetto a quando cercavo i ciliegi dalla riva, gli alberi su entrambe le sponde sembrano proseguire fin dove arriva il fiume. Guardo oltre il bordo della barca e già mi si apre un sorriso.
La mia amica mi chiede: «Oggi non fai foto?». Ma sono curiosa di vedere cosa c’è più avanti sul fiume e non ho ancora tirato fuori il telefono. La montagna a sinistra è così grande che per guardarla devo alzare gli occhi; più avanti il fiume curva. A ogni tratto cambia il panorama, così penso: ancora un po’, prima di scattare.
Bevo un sorso d’acqua e abbasso la bottiglia all’altezza del petto. Appoggio l’altra mano al bordo interno della barca e torno a guardare davanti a me. Dai piccoli bagliori sulla superficie dell’acqua sposto lo sguardo verso i monti in fondo, e mi viene voglia di vedere anche cosa c’è oltre la curva che mi aveva incuriosita poco fa.
Intanto si sente il canto del barcaiolo. Ero presa solo dal panorama, ma appena la sua voce mi arriva alle orecchie, anche il tempo trascorso a scendere il fiume diventa parte del piacere. Dico alla mia amica: «È proprio diverso da come sembrava quando lo guardavamo dalla riva», come se me ne fossi accorta solo adesso.
Dalla barca la superficie dell’acqua è più vicina di quanto pensassi. Dalla riva il Mogami sembrava scorrere con calma, ma vedendolo così vicino mi accorgo che scorre davvero. Ogni volta che la barca ondeggia appena, stringo un po’ la presa sul bordo; poi incrocio lo sguardo della mia amica e ci viene da ridere.
La barca scende dal porto di Furukuchi fino a quello di Kusanagi. Ci hanno spiegato che, dopo lo sbarco, si può tornare al punto di partenza in autobus di linea, con una barca di ritorno oppure prenotando in anticipo il trasferimento dell’auto. Sapere già come rientrare mi permette di non pensare al resto e concentrarmi solo sul fiume davanti a me. Ne parlo con la mia amica, ma lo sguardo continua a seguire la curva del fiume.
Sulla riva fisso a lungo il monte di fronte, ma sulla barca seguo senza sosta il corso del fiume. Vista da qui, la montagna sembra molto più alta che dalla riva e i singoli alberi sul pendio sembrano così vicini. Il verde dei monti si stringe ai lati, come se incorniciasse anche la sottile striscia di cielo sopra il fiume.
Alla fine compare il porto di Kusanagi: lì si trova anche il Kawa-no-Eki, nella gola del Mogami. Mi sembra strano essere arrivata in barca nel posto dove in primavera avevo parcheggiato l’auto. Prima di scendere mi volto ancora una volta a guardare il fiume che abbiamo percorso.
«Alla fine non hai fatto neanche una foto», ride la mia amica. Rido anch’io e sistemo meglio la bottiglia che ho in mano. Volevo vedere dove finiva la curva del fiume, così ho lasciato il telefono in borsa. Oggi, al posto delle foto, porterò a casa il panorama insieme al canto del barcaiolo.
AutunnoFoliage tra fine ottobre e inizio novembre · pomeriggio tranquillo
Abbasso il binocolo e vedo le foglie autunnali tremare anche sul fiume
Nel pomeriggio di fine ottobre parcheggio alla stazione sul fiume e raggiungo la riva del Mogami. Dall’altra parte, gli alberi si distinguono molto meglio rispetto a quando in primavera cercavo i fiori. Oggi sono venuta a vedere il foliage e ho portato anche un binocolo compatto. Lascio il cappotto aperto e, per prima cosa, guardo verso la parte alta del pendio.
Attraverso il binocolo vedo che tra gli alberi colorati restano anche le conifere verdi. Finora pensavo alle montagne come a un unico tappeto di foglie autunnali, ma da vicino ogni albero è diverso. La mia amica ride: «Se li guardi così a lungo, finirai per imparare a riconoscerli tutti». E mi ritrovo a ridere con lei.
Mentre rido, abbasso il binocolo sul petto e mi accorgo delle foglie autunnali riflesse sul fiume. Le chiome che sul monte mi sembravano un tutt’uno, sull’acqua si spezzano in tanti frammenti e tremano con la corrente. Guardo prima di qua e poi di là: a un certo punto non so più dove posare gli occhi.
A poco a poco resto a fissare solo la superficie del fiume, con il binocolo abbassato. Il riflesso si allunga e si dissolve, e subito mi viene voglia di seguirlo ancora. La mia amica mi chiede cosa stia guardando; le indico il fiume e anche lei si fa silenziosa.
Il binocolo che avevo portato per osservare meglio l’altra riva è rimasto appoggiato al petto per un bel po’. Mi sento già molto più appagata di quanto pensassi, ora che ho visto il foliage riflesso anche sul fiume.
Quando si alza il vento, alcune foglie si staccano dagli alberi sull’altra riva e cadono nel fiume. La corrente le porta piano verso valle. Restiamo a seguire con lo sguardo una foglia sola finché non scompare. In primavera cercavo i fiori; in autunno seguo le foglie che cadono. È lo stesso fiume, eppure ogni stagione cambia così tanto quello che noto.
Una barca scende lentamente sotto i monti tinti dai colori autunnali. Al suo passaggio, i riflessi delle foglie si scompongono sull’acqua e le onde arrivano fino alla riva. Man mano che le onde si placano, le forme riflesse tornano piano al loro posto; noi due restiamo a guardare fino alla fine. «Dalla barca non avremmo visto questa scena», dico alla mia amica, e ci scambiamo uno sguardo.
Dopo aver rimesso il binocolo nella custodia, do un’occhiata al negozio di souvenir al piano terra della stazione sul fiume. Non avendo scattato foto al foliage, vorrei scegliere qualcosa da portare a casa. Mentre io e la mia amica decidiamo «questo è per casa» e «questo è da regalare», finiamo per parlare ancora del fiume. Quando torno all’auto e sbircio nella busta, abbiamo scelto più cose di quanto pensassimo; ci guardiamo e ridiamo.
Dico: «Forse oggi ho guardato più il fiume che i monti», e la mia amica annuisce. Eravamo venute per il foliage, ma alla fine ciò che mi è dispiaciuto lasciare è stato il movimento dell’acqua. Sapere che d’inverno i rami imbiancati dalla neve si rifletteranno nel fiume mi fa già venire voglia di tornare sulla stessa riva. Al ritorno, tengo gli occhi sulla strada e le mani sul volante, ma continuo a ripensare alle forme delle foglie che tremavano sull’acqua.
InvernoDi giorno, a gennaio · la stagione della neve va di solito da fine dicembre a febbraio
Guardo la riva innevata mentre mi scaldo le mani
Siamo a gennaio, nel pieno della stagione della neve, e oggi prendo la berlina rossa a trazione integrale. Da Shinjō IC ci vogliono circa 30 minuti; tengo gli occhi sulla strada, impugno il volante e percorro piano la statale, dove è rimasta neve. Parcheggio al Kawa-no-Eki, nella gola del Mogami a Kusanagi, e raggiungo il fiume: gli alberi sull’altra riva sono bianchi fin sulle cime. Tiro a me i lembi del piumino e mi strofino le mani sul petto. Sotto i rami carichi di neve si intravedono conifere di un verde intenso; le montagne si spingono molto più lontano di quanto pensassi.
Sono venuta con la mia amica, ma appena iniziamo a guardare il fiume la conversazione si interrompe. Proprio sotto la riva bianca scorre l’acqua verde-azzurra. Pensavo di essere venuta per il paesaggio innevato, e invece non riesco a staccare gli occhi dall’acqua in movimento.
Sulla superficie dell’acqua si allungano i riflessi sottili dei rami bianchi. A ogni oscillazione della corrente, la stessa forma si spezza e poi si ricompone. La mia amica dice: «Potrei stare a guardarlo per sempre»; io annuisco, tenendo ancora le mani raccolte.
La neve vicino alla riva è soffice e la punta degli stivali alti affonda un poco. Avanzo un passo alla volta, controllando dove metto i piedi, fino alla staccionata; solo allora riesco a vedere tutto il fiume. Qui c’è molto meno rumore che nelle stagioni senza neve: si sente quasi solo l’acqua che scorre. In quel paesaggio silenzioso, mi accorgo bene che è soltanto il fiume a muoversi.
D’inverno la barca di linea diventa una crociera per ammirare la neve. A quanto pare, per avere il kotatsu bisogna prenotare la barca in esclusiva. Proprio allora vedo una barca scendere lentamente tra le montagne innevate. Mi incanto a guardarla mentre avanza tra la riva bianca e l’acqua in movimento. In estate ero circondata dal verde nuovo; chissà come si vede tutto questo in mezzo alla neve.
Ho sentito dire che la gola del Mogami si estende per 16 km da Furukuchi a Kiyokawa. Le montagne si stringono ai lati del fiume e il paesaggio continua anche molto più avanti. Invece di attraversarlo tutto di fretta, voglio ancora imprimermi nella memoria il profilo di questa riva che ho davanti.
Quando respiro l’aria fredda, sento ancora meglio il calore dentro il cappotto. Sposto i piedi e guardo un’altra volta l’altra riva. Il mio respiro si vede nell’aria e le dita sono ormai intirizzite; è ora di tornare alla stazione sul fiume.
Al piano terra della stazione sul fiume compro un manjū appena cotto al vapore. Esco e lo stringo tra le mani: il calore si diffonde piano sulle dita intirizzite. Ne assaggio un boccone: la pasta soffice e la dolcezza delicata mi fanno chiudere gli occhi senza accorgermene. Che buono quel boccone dopo aver guardato il fiume innevato.
«Mentre guardavi il fiume, pensavi sempre ai manjū, vero?», ride la mia amica. Le rispondo sul serio che mentre guardavo il fiume non ci pensavo, ma in realtà ci avevo pensato solo un pochino. Sono contenta di essere venuta a vedere questi monti bianchi e l’acqua in movimento; anche il boccone dopo fa parte dell’inverno nella gola del Mogami. Torno al parcheggio e accendo il riscaldamento: le mani, già scaldate dal manjū, si rilassano ancora un po’.
I racconti sono opere di fantasia ispirate a questo luogo. Per informazioni precise, può consultare i siti ufficiali del turismo e di informazione.
Immagini di questo luogo4 imm.
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Specialità locale
Manjū appena cotti al vapore al Kawa-no-Eki
Al Kawa-no-Eki, nella gola del Mogami a Kusanagi, si possono gustare manjū appena cotti al vapore. Dopo aver guardato il fiume innevato, li ho stretti tra le mani e ho sentito tornare piano il calore sulla punta delle dita intirizzite.
Cosa vedere
Il Mogami scorre sotto il bosco innevato
Sulla riva opposta, i pendii sono coperti di alberi carichi di neve. Vorrei fermarmi a osservare con calma il riflesso della riva bianca che ondeggia sull’acqua.
La gola che da Furukuchi prosegue fino a Kiyokawa
La gola del Mogami è lunga 16 km. È bello percorrere la statale lungo il fiume, con i monti che si stringono su entrambe le rive. In primavera, ogni volta che scovavo un ciliegio di montagna sull’altra sponda, mi veniva voglia di tirare fuori lo smartphone e inquadrare il fiore insieme a tutto il pendio.
Un viaggio lungo il fiume
Statale lungo la gola del Mogami
- Tratto della gola del Mogami
- Tratto della gola da Furukuchi a Kiyokawa: 16 km
- Il paesaggio lungo il fiume
- Una gola stretta tra i monti su entrambe le rive del Mogami
La strada segue il fiume Mogami da Furukuchi verso Kiyokawa. Vorrei inserire una sosta per ammirare la riva innevata nel cuore del viaggio.
Dopo aver ammirato il panorama lungo il fiume, mi fermerei al Kawa-no-Eki, nella gola del Mogami a Kusanagi. Vorrei includere nella sosta invernale anche i manjū appena cotti al vapore.
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Mappe e fonti
Fonti ufficiali consultate
- Sito turistico ufficiale della Prefettura di Yamagata: «Gola del Mogami» (si apre in una nuova scheda)
- Sito turistico ufficiale della Prefettura di Yamagata: «Kawa-no-Eki, nella gola del Mogami a Kusanagi» (si apre in una nuova scheda)
- Sito turistico ufficiale della Prefettura di Yamagata: «(Navigazione sul Mogami) Bashō Line della gola del Mogami» (si apre in una nuova scheda)