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Prefettura di Iwate · villaggio di Tanohata

Kitayamazaki Scogliere che proseguono oltre il parapetto

Sulla costa di Sanriku si trova Kitayamazaki. Davanti al parapetto del primo belvedere, le scogliere alte circa 200 m si susseguono una dopo l’altra verso l’orizzonte. In primavera ho scattato foto, d’estate ho stretto il cappello per guardare le onde, in autunno ho inseguito i promontori con il binocolo e d’inverno ho seguito con lo sguardo le linee disegnate dalla neve sulle rocce. Ecco il mio racconto, tra soggiorni di qualche notte a Sanriku e una sosta sulla strada verso Hokkaidō.

Qui racconto i miei viaggi in primavera, estate, autunno e inverno, con i particolari da notare in ogni stagione: le foto, il binocolo, le rocce coperte di neve. Può cominciare dalla scena che la incuriosisce di più.

Dal belvedere, la protagonista guarda le scogliere e i faraglioni di Kitayamazaki tenendo fermo il cappello con una mano.

EstateUna mattina di sole a luglio

Scogliere che proseguono oltre il parapetto

Ero in viaggio verso Hokkaidō per l’estate. Da Ariake avevo risalito verso nord la costa del Tōhoku e avevo in programma di raggiungere Hakodate da Ōma, sulla penisola di Shimokita. Lungo il percorso mi sono fermata a Kitayamazaki, sulla costa di Sanriku. Mentre guidavo lungo la strada costiera, con gli occhi sulla strada e le mani sul volante, ogni scorcio di mare che appariva dopo una curva mi incuriosiva; avrei aspettato di arrivare al belvedere per ammirarlo. In una mattina di sole a luglio ho parcheggiato e mi sono rimessa il cappello.

Il percorso dal parcheggio al primo belvedere non presenta gradini. Mi sono aperta la giacca leggera e, appena ho cominciato a camminare, il mare è apparso a poco a poco tra gli alberi. Arrivata al parapetto, ho visto la grande roccia davanti a me e, oltre, altre scogliere ancora. Pensavo di venire a vedere un solo promontorio, invece ci voleva tempo anche solo per seguirle tutte con lo sguardo. Davanti al parapetto c’erano diverse persone che, come me, tenevano fermo il cappello; ogni volta che soffiava il vento facevano tutte lo stesso gesto, e la cosa mi ha fatto sorridere.

Una folata ha sollevato la tesa del cappello e l’ho fermata con una mano. Con l’altra mi sono appoggiata al parapetto e ho guardato il mare sotto le rocce. Anche da lontano si vedeva la schiuma bianca proprio dove le onde si infrangevano. Confrontando la mole delle rocce con il movimento delle piccole onde, ho cominciato a rendermi conto dell’altezza delle scogliere: circa 200 m.

A quanto pare, le rocce di queste scogliere si sono formate circa 120 milioni di anni fa, durante un’attività vulcanica. Sapendolo, mi sembra che persino la roccia appuntita davanti a me sia stata battuta dalle onde proprio qui per un tempo che non riesco nemmeno a immaginare. Ogni volta che le onde si rompevano in una nuvola di schiuma ai piedi della roccia, stringevo un po’ più forte il cappello. Eppure, da quassù, il rumore del mare arrivava appena, portato dal vento.

Dall’inizio dell’estate fino ai mesi più caldi, qui soffia lo yamase, un vento umido da nord-est, a quanto pare. Oggi il cielo è limpido e riesco a vedere bene fin oltre le scogliere. Ogni volta che il vento solleva la tesa del cappello, l’aria che arriva dal mare è fresca; sono contenta di aver portato una giacca, anche se è luglio.

Dal primo belvedere parte anche una scalinata per scendere fino al livello del mare; pare che abbia 736 gradini. Mi piacerebbe vedere le scogliere dal basso, ma oggi sono nel pieno di un lungo viaggio verso nord. Mi sono accontentata della vista dall’alto e ho sbirciato soltanto l’imbocco della scalinata. La scalinata scende tra gli alberi, e da qui non si vede cosa ci sia più in basso. Dopo averlo verificato, sono tornata verso l’area del parco.

Sulla via del ritorno mi sono chiesta cosa mangiare. D’estate al ristorante Matsunoya Shokudo si trova il donburi di ricci di mare freschi, e oggi è quello che mi attira. Pare ci sia anche un gelato soft al latte di Tanohata servito con un cucchiaino di kombu nero. Mi sono messa seriamente a chiedermi se si potesse mangiare anche il cucchiaino; poi il dubbio stesso mi ha fatto ridere.

Dopo essere risalita in auto ho controllato sulla mappa il resto del percorso di oggi. Per arrivare alla penisola di Shimokita devo ancora guidare verso nord. Ho abbassato un po’ il finestrino, lasciando entrare la brezza marina di prima, e ho rimesso le mani sul volante per dirigermi verso la prossima città.

I racconti sono opere di fantasia ispirate a questo luogo. Per informazioni precise, può consultare i siti ufficiali del turismo e di informazione.

Immagini di questo luogo4 imm.

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Specialità che mi incuriosiscono in questo viaggio

Donburi di ricci di mare freschi

Un piatto disponibile d’estate al ristorante Matsunoya Shokudo, nell’area di Kitayamazaki. Dopo aver guardato il mare, vorrei scegliere i ricci di Sanriku per pranzo.

Cosa vedere

Una costa che continua verso l’orizzonte

Le scogliere, alte circa 200 m, si susseguono lungo questo tratto di costa. Dal primo belvedere voglio seguire con lo sguardo il profilo, dalla roccia più vicina fino alla costa lontana.

Il mare e le rocce, insieme

La costa si estende per circa 8 km. La seguo con lo sguardo, ma le scogliere continuano; in primavera mi sono concentrata sulla roccia più vicina e l’ho inquadrata così da vicino che il resto è rimasto fuori.

Dati sulla strada e sul luogo

Costa e belvederi di Kitayamazaki

Lunghezza della costa con le scogliere
circa 8 km
Altezza delle scogliere
circa 200 m

Questi valori indicano la lunghezza e l’altezza della costa stessa. Dal belvedere voglio seguirne il profilo con lo sguardo.

Questi valori danno un’idea delle dimensioni della costa. Mi piacerebbe raggiungere il belvedere a piedi dal parcheggio e ammirare le scogliere.

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