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PROJECT ZQQ
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Prefettura di Kumamoto, città di Aso e comune di Takamori

Aso nelle quattro stagioni

Dalla Milk Road, che corre sulla cresta dei monti che formano l’orlo esterno della caldera, ho visto in un colpo solo i centri abitati e le risaie sul fondo. Mi sono ritrovata a dire: «Ma quanto è grande Aso!». Qui ho raccolto, insieme ai paesaggi delle praterie nelle quattro stagioni, anche la storia del portale del santuario di Aso, ricostruito dopo il terremoto di Kumamoto, e la leggenda di Ugeto-iwa, la roccia con un grande foro che attraversa la montagna da parte a parte.

La protagonista, seduta con la portiera dell’auto rossa scoperta aperta, guarda le fiamme e il fumo dei roghi avanzare sul pendio erboso in lontananza
PrimaveraDa febbraio ad aprile circa

La bruciatura controllata dei prati di Aso

Sul pendio lontano, una linea di fuoco si spostava lentamente. Volevo aprire la portiera e scendere, ma sono rimasta seduta, con le ginocchia strette al petto, incapace di muovermi.

Non si vedevano, ma sotto quel fumo dovevano esserci persone che camminavano, controllando che il fuoco fosse spento. A pensarci, mi è sembrato che dire soltanto «che bello» non bastasse.

D’estate, a Kusasenri-ga-hama, la protagonista stringe la sella mentre cavalca un cavallo condotto da una guida; un’amica la prende in giro camminandole accanto. Sullo sfondo, uno stagno, le montagne e il fumo del Nakadake
EstateDa luglio ad agosto

Kusasenri-ga-hama

A Kusasenri-ga-hama sono salita per la prima volta su un cavallo condotto a mano. Il dorso del cavallo era molto più in alto di quanto immaginassi guardandolo da terra; anche se la guida teneva le redini, io continuavo a stringere forte la sella con entrambe le mani.

La mia amica, con cui faccio giri in auto, camminava al mio fianco e mi prendeva in giro per la faccia seria. Quando ho riso, finalmente ho alzato lo sguardo. Solo allora mi sono accorta che, oltre lo stagno, dal Nakadake si alzava una colonna di fumo.

All’alba, al belvedere Daikanbō, la protagonista avvolta in una coperta sbadiglia davanti alle cinque vette di Aso che affiorano dal mare di nubi; poco distante, un’amica le lancia una lattina di caffè. Dietro di loro, un’auto rossa e una gialla
AutunnoDall’autunno all’inverno

Il mare di nubi dal belvedere Daikanbō

All’alba, al belvedere Daikanbō. La caldera era colma di nubi e sopra di essa affioravano soltanto i profili delle cinque vette di Aso. Nel parcheggio alle mie spalle c’erano l’auto rossa e quella gialla con cui eravamo arrivate.

Avvolta nella coperta, cercavo con lo sguardo la testa del Buddha disteso che si disegna tra le montagne, quando mi è scappato un gran sbadiglio. Proprio allora la mia amica con cui faccio giri in auto mi ha lanciato una lattina di caffè: avevo ancora la bocca spalancata, eppure sono riuscita ad afferrarla al volo.

A Kusasenri, nel paesaggio invernale coperto di neve e con gli alberi incrostati di ghiaccio, la protagonista si china a fotografare con lo smartphone un rametto coperto di brina
InvernoFino a circa metà febbraio

Gli alberi ghiacciati di Kusasenri

D’inverno, anche lo stagno di Kusasenri era completamente ghiacciato. Ero venuta per fotografare le montagne in lontananza, ma appena ho scorto un rametto sottile coperto di brina mi sono ritrovata accovacciata.

Ogni volta che mettevo a fuoco, finivo per trattenere anche il respiro. Temevo che il mio alito bianco sciogliesse la brina, così mi sono girata di lato per espirare. Forse sono stata un po’ troppo cauta.

Storia

Santuario di Aso

Il portale a due piani del santuario di Aso è crollato nel terremoto di Kumamoto ed è stato ricomposto nell’arco di diversi anni. Quando ho alzato gli occhi, era molto più imponente di quanto immaginassi. Sapere che era crollato una volta e poi si era rialzato mi ha lasciata lì davanti senza riuscire a muovere un passo.

  • Secondo i registri del santuario, fu fondato nel nono anno dell’imperatore Kōrei (282 a.C.). Ha una storia di oltre duemila anni.
  • Il portale a due piani è il più grande del Kyūshū per dimensioni e da tempo è il simbolo del santuario di Aso. Sorge al centro del viale d’accesso che corre da nord a sud.
  • Il portale è crollato nel terremoto di Kumamoto del 28º anno dell’era Heisei. I lavori per ricomporlo si sono svolti dal 1º al 5º anno fiscale dell’era Reiwa.

Luogo spirituale

Santuario di Kamishikimi Kumanoimasu

Lungo il viale d’accesso del santuario di Kamishikimi Kumanoimasu erano allineate file e file di lanterne. Oltre le lanterne si apre Ugeto-iwa: un enorme foro attraversa la montagna da parte a parte. Mi sono ritrovata a guardarlo a bocca aperta.

  • Lungo il viale d’accesso sono allineate quasi 100 lanterne. Le foglie del nagi, l’albero sacro, sono difficili da strappare nel senso della larghezza; si racconta che si usasse portarle addosso o darle alle figlie in procinto di sposarsi, perché i legami non si spezzassero.
  • Dietro al santuario, in Ugeto-iwa si apre una grande cavità che attraversa la montagna da parte a parte: misura oltre 10 metri sia in altezza sia in larghezza. Secondo la leggenda, Kihachihōshi, servitore di Takeiwatatsu-no-Mikoto, la aprì con un calcio. Mi sono ritrovata a chiedermi sul serio quanto fosse grande quel piede.
  • Il grande foro naturale che attraversa la montagna è considerato un simbolo della capacità di raggiungere anche obiettivi difficili; si dice che porti fortuna per superare gli esami e ottenere la vittoria.