Zona della vetta di Nihondaira, città e prefettura di Shizuoka
Nihondaira Una pausa in vetta, con la tazza termica stretta tra le mani
Il giorno in cui ho visto il Fuji oltre i rami dei ciliegi, sono rimasta incantata a guardarlo con lo smartphone ancora in mano. Quando cambiano le stagioni, mi ritrovo a passeggiare lungo la galleria panoramica o a scegliere le foto. Già prima di partire, non vedo l’ora di godermi la vetta.
Dai ciliegi in fiore in primavera alle passeggiate estive, dalle foto d’autunno al tè d’inverno: scelga la stagione che la incuriosisce e scopra cosa l’aspetta in vetta.
PrimaveraDa fine marzo ai primi di aprile, una mattina serena con i ciliegi in fiore
Dovevo fare una foto, invece sono rimasta a guardare i ciliegi
Per vedere i ciliegi in fiore a Nihondaira, sono partita da Ariake per una gita in giornata con la mia cabriolet rossa. Avevo sentito dire che anche lungo la strada panoramica di Nihondaira c’erano bei punti per ammirare i ciliegi; salendo, i fiori ai lati della strada mi attiravano continuamente. Ma finché ero al volante tenevo lo sguardo avanti e affrontavo ogni curva con calma. Ho lasciato l’auto nel parcheggio in vetta, capace di ospitare 200 auto, e sono scesa: la brezza mite del mattino primaverile mi ha sfiorato le guance. Appena chiusa la portiera, ho già intravisto i rami di ciliegio verso il piazzale e ho accelerato il passo senza accorgermene.
Quando sono arrivata a piedi al piazzale in vetta, i rami di ciliegio si allargavano sopra di me. Ho alzato lo sguardo e, oltre i fiori, ho visto il Monte Fuji. Ero venuta per i ciliegi, ma trovarmi anche il Fuji davanti mi ha fermata. Mi è uscito spontaneo: «Ma si vede davvero così?»
Volevo immortalare la scena e ho tirato fuori lo smartphone, ma sono rimasta lì a tenerlo in mano. Prima di guardare attraverso lo schermo, seguivo con gli occhi ogni ramo, fino alle punte. Stringevo il telefono con la mano che spuntava dalla manica del cardigan e sono rimasta ancora un po’ con lo sguardo rivolto verso l’alto.
Guardando lontano tra i rami, ho visto le montagne susseguirsi una dietro l’altra davanti al Fuji; più in basso c’erano anche la città e il porto. Ero venuta per i fiori e invece, sullo sfondo, c’era tutto questo da scoprire. Mentre seguivo con gli occhi il profilo del porto in lontananza, il mio sguardo è tornato ai ciliegi.
A Nihondaira ci sono circa 400 ciliegi Somei Yoshino. Fioriscono da fine marzo ai primi di aprile; il piazzale in vetta e la valle di Kunōzan Byōbudani sono altri punti da cui ammirarli. Camminando per il piazzale, vedevo fiori sui rami da qualunque parte guardassi; a furia di guardare all’insù, mi si stava quasi indolenzendo il collo. Ai miei piedi c’erano petali sparsi: per non calpestarli li scansavo, e senza accorgermene ho finito per fare passettini.
Si dice che il nome Nihondaira derivi dalla leggenda secondo cui Yamato Takeru osservò il paesaggio in ogni direzione da qui. Ripensandoci, ho fatto lentamente un giro su me stessa. Ho cominciato dal Fuji oltre i ciliegi e, girandomi, ho visto una dopo l’altra la città e il porto sottostanti, poi le montagne in lontananza. C’era qualcosa da guardare in ogni direzione, e mi sono ritrovata ad annuire da sola a quella leggenda.
Dopo aver ammirato a lungo i ciliegi, sono entrata allo Yume Terrace per visitare l’esposizione al primo piano, dedicata alla storia, alla cultura e alla geografia di Nihondaira. Mi sono fermata proprio alla sezione sulla geografia e ho ripensato alle montagne sovrapposte che avevo visto poco prima, girandomi tutt’intorno. Pare che per l’edificio siano stati usati legni della prefettura di Shizuoka. Una volta fuori, mi sono voltata per cercare di capire da dove si vedesse il legno, guardando l’edificio dall’esterno.
Tornata al piazzale, finalmente ho sollevato lo smartphone per scattare. Ho messo i rami dei ciliegi nella parte alta dell’inquadratura, con il Fuji oltre e la città e il porto più in basso. Dopo aver fatto il giro e aver guardato in tutte le direzioni, non avevo più dubbi su cosa includere nella foto. Ne ho scattata una e, riguardandola sullo schermo, ho ritrovato proprio il panorama che mi aveva fermata all’arrivo; ho annuito piano, da sola.
EstateDa luglio ad agosto, una mattina dopo una passeggiata panoramica
In estate il Fuji aveva meno neve di quanto pensassi
Ho fatto una gita in giornata da Ariake a Nihondaira. Dopo essere uscita dall’autostrada Tōmei alla Nihondaira-Kunōzan Smart IC, la vetta era a circa 20 minuti in auto. Con il tetto aperto, ho risalito le curve tra gli alberi. A ogni sterzata l’auto puntava esattamente dove volevo: già questo mi divertiva. Era una mattina d’estate, eppure, salendo, l’aria si faceva sempre più fresca e leggera, accarezzandomi la nuca. A ogni uscita di curva davo un po’ più gas e sono salita d’un fiato fino al parcheggio in vetta.
Ho parcheggiato all’ombra degli alberi e, accanto alla cabriolet rossa, ho preso la borraccia dalla borsa a tracolla. Dopo un sorso, quando la gola si è rinfrescata, avevo già voglia di rimettermi a camminare. Ho rimesso la borraccia nella borsa e mi sono diretta allo Yume Terrace.
Dal belvedere al terzo piano si possono ammirare, oltre al Fuji, la baia di Suruga, la città di Shizuoka e la penisola di Izu. Appena ho guardato il Fuji, mi sono sorpresa: avevo in mente la cima innevata che si vede spesso nelle foto. D’estate sul Fuji resta poca neve e si vedono i suoi versanti spogli. Sembrava un’altra rispetto alla primavera; ho cambiato posizione più volte per confrontare la cresta con le montagne che si sovrapponevano davanti.
Verso la città di Shizuoka, l’abitato si stendeva molto più in basso: solo allora mi sono resa conto di quanto fossi salita. Le strade sembravano linee sottili e mi è venuto da chiedermi quale avessi percorso quella mattina. Spostando lo sguardo verso la baia di Suruga, ho visto la penisola di Izu allungarsi al di là del mare. La sua punta si confondeva con la linea tra cielo e acqua; ho strizzato gli occhi per capire dove finisse la terra. Ero felice di poter vedere insieme monti e mare, e non riuscivo ad andarmene.
Dopo aver visitato il terzo piano, sono uscita anche sulla galleria panoramica all’aperto. Il sole picchiava, ma lassù passava una brezza e, camminando, il sudore sulla fronte si è asciugato in un attimo. Dal bosco sottostante si è levato di colpo il canto delle cicale; mi sono fermata pensando: sì, è proprio estate in montagna. Il panorama doveva essere lo stesso di poco prima, ma con il vento addosso il mare mi sembrava più vicino. Riparandomi gli occhi dal sole con una mano, ho camminato ancora un po’.
Dopo aver fatto il giro della galleria, sono andata fino alla stazione della funivia di Nihondaira, a 3 minuti a piedi dallo Yume Terrace. Al ritorno, il sole era ancora più forte. Per raggiungere il parcheggio ho scelto i tratti in ombra degli alberi; passando da un’ombra all’altra, sentivo cambiare il calore del sole sulla nuca.
Sono tornata all’auto e sono ripartita con il tetto aperto. In discesa ho affrontato una curva alla volta, dosando con cura freno e acceleratore. A ogni curva superata, il vento di montagna mi sfiorava le guance e sentivo svanire poco a poco il calore del sole sulla pelle. Non restava che imboccare l’autostrada Tōmei e tornare ad Ariake.
AutunnoA inizio ottobre, un pomeriggio dalla luce morbida
Accanto all’auto, sceglievo la foto da mandare alla mia amica
A inizio ottobre sono partita da Ariake per Nihondaira, pensando di rientrare in giornata. Nel pomeriggio ho parcheggiato in vetta e ho passeggiato sulla galleria panoramica all’aperto dello Yume Terrace. La luce era morbida: il Fuji, le montagne sovrapposte in primo piano, la città più in basso... da qualunque parte guardassi, sembrava tutto da fotografare. Camminavo, mi fermavo a inquadrare, poi avanzavo ancora un po’ e tiravo fuori di nuovo il telefono; alla fine mi sono ritrovata con un sacco di foto quasi uguali.
Accanto all’auto parcheggiata, ho acceso lo schermo dello smartphone per riguardare le foto scattate sulla galleria. Lo tenevo con entrambe le mani e abbassavo gli occhi sullo schermo. Volevo mandare alla mia amica con cui faccio giri in auto una foto con il Fuji, ma non riuscivo proprio a scegliere quale. Con il dito scorrevo le immagini avanti e indietro, tornando più volte sempre alle stesse.
Mi piacciono anche le foto in cui il monte riempie l’inquadratura. Ma oggi il dito continuava a tornare a quelle che comprendevano anche le montagne davanti e la città. Volevo far vedere alla mia amica quanto fosse ampio il panorama dal vivo. Ho aperto una foto scattata un po’ più da lontano e mi è venuto da sorridere: forse era quella giusta.
Quando ho alzato lo sguardo, oltre l’edificio si vedeva lo stesso Fuji. Gli alberi erano ancora verdi e si stava bene nel pomeriggio con il cardigan addosso. Mi dispiaceva andarmene dopo aver guardato soltanto le foto; ho abbassato lo smartphone e sono rimasta a contemplare il panorama, quasi a confrontarlo con quello sullo schermo.
Dopo che ho inviato la foto scelta, la mia amica mi ha subito risposto: «Nihondaira fa parte del patrimonio delle vedute notturne del Giappone, e pensi di tornare a casa con solo foto diurne?». Non ne avevo mai sentito parlare; ho cercato lì per lì e ho scoperto che Nihondaira era davvero stata inserita tra i patrimoni delle vedute notturne del Giappone. Capivo che mi stava prendendo in giro, ma ormai lo sapevo: non potevo andarmene senza vedere il panorama notturno. «Aspetto che faccia buio e controllo per bene», le ho risposto con tutta serietà. «Ecco, brava», mi ha risposto subito.
Per aspettare che facesse buio, sono passata dalla sala da tè al secondo piano dello Yume Terrace. Sul menu c’erano il sencha di Nihondaira, l’hojicha e il wakōcha; non riuscivo a sceglierne uno, così ho preso un set degustazione con tre varietà di tè di Shizuoka da assaggiare insieme. Sorseggiandoli piano, mi sono accorta che profumo e sapore erano diversi per ciascuno: proprio come con le foto, non riuscivo a decidere quale mi piacesse di più.
Quando sono uscita dalla sala da tè, il sole cominciava a calare. L’aria si era fatta un po’ fresca e ho stretto il cardigan sul petto. Ho sentito dire che la galleria panoramica all’aperto è gratuita e accessibile tutto il giorno. Dopo aver aspettato lì per un po’, ho visto accendersi una luce dopo l’altra nella città di Shizuoka. Sono rimasta sulla galleria fino alla fine, a guardare lo stesso panorama che di giorno avevo fotografato decine di volte trasformarsi, poco a poco, in una città notturna.
Ho scattato una sola foto della città di notte e l’ho mandata alla mia amica. Di giorno non riuscivo a decidermi, mentre quella l’avevo scelta nell’istante stesso in cui l’ho scattata. Nella chat, accanto alla foto che le avevo mandato di giorno, sembrava un panorama completamente diverso, pur essendo lo stesso posto. La sua risposta è stata solo: «Visto?». Un po’ mi bruciava darle ragione, ma non avevo nulla da ribattere; ho guardato lo schermo e mi è scappata una risatina. Si era fatto molto più tardi del previsto, ma sulla strada di montagna buia del ritorno ho tenuto gli occhi sulla strada illuminata dai fari e le mani sul volante, scendendo curva dopo curva.
InvernoUna mattina limpida d’inverno
Dalla galleria, ho cercato il porto di Shimizu e le Alpi meridionali
In una mattina limpida d’inverno sono partita da Ariake per una gita in giornata a Nihondaira, con l’idea di vedere il Fuji innevato. Ho raggiunto la vetta con il tetto aperto. L’aria fredda mi sfiorava le orecchie, ma il sole mi scaldava le spalle, così non faceva freddo quanto pensavo. Quando sono entrata nel parcheggio in vetta e ho spento il motore, all’improvviso è calato il silenzio: è rimasto solo il rumore del vento.
Sono rimasta accanto all’auto, ancora con il piumino addosso, stringendo la tazza termica tra le mani. Sotto il piumino bianco avevo un abito in maglia color lavanda. Ho bevuto un sorso del sencha di Nihondaira che avevo preparato a casa, poi ho rimesso il coperchio e l’ho posata sul sedile del conducente. Oltre l’edificio basso si intravedeva la vetta innevata.
Mentre camminavo verso la galleria panoramica dello Yume Terrace, ho notato le ombre dei rami spogli allungarsi sull’asfalto. Senza foglie, anche le punte più sottili si disegnavano a terra: mi sono accovacciata per seguirne il profilo con gli occhi. Ho provato ad avanzare un passo alla volta senza calpestare le ombre, ma c’erano troppi rami e alla fine ho rinunciato. D’estate, immagino, qui il terreno sarebbe pieno di ombre proiettate dalle foglie; d’inverno, invece, si distinguono bene le forme dei rami.
Una volta sulla galleria, il vento era più freddo che nel parcheggio e ho stretto il colletto del piumino. In compenso, l’aria era limpida e mi è sembrato che il profilo del Fuji si vedesse ancora meglio di poco prima.
A quanto pare, da Nihondaira si vedono anche il porto di Shimizu e le Alpi meridionali. Avanzando piano lungo la galleria, ho cercato il porto e l’ho scorto più in basso. Il sole che si rifletteva sul mare mi abbagliava; socchiudendo gli occhi, ho continuato a guardare verso il porto. Ho confrontato la forma del porto con quella mostrata dall’app di mappe, cercando di capire dove fossero le banchine.
In una direzione diversa da quella del Fuji, le Alpi meridionali proseguivano lontano, una cima dopo l’altra. A differenza del Fuji, che svetta da solo, qui le cime si susseguivano e non riuscivo a seguirle con lo sguardo fino alla fine. Ero venuta per vedere solo il Fuji, ma ogni volta che ne scoprivo una mi veniva da indicarne un’altra, poi un’altra ancora. Ogni vetta doveva avere un nome, ma non sapevo quale fosse quale. Mi sono detta che avrei controllato sulla mappa una volta tornata a casa e ho memorizzato la posizione della cima che mi era sembrata più alta, orientandomi rispetto al Fuji.
Volevo includere il Fuji e le Alpi meridionali nella stessa foto, così ho provato a scattare una foto panoramica muovendo lo smartphone in orizzontale. Quando ho guardato lo schermo, al punto di giunzione il Fuji si era allungato un po’ di lato: mi è scappato da ridere. Ho esitato, chiedendomi se rifarla, ma sembrava che in quella foto fosse rimasto anche il movimento frettoloso della mia mano; così l’ho conservata.
Quando sono tornata all’auto, il sole era più alto e le ombre dei rami, che poco prima si allungavano tanto, si erano accorciate parecchio. Anche l’ombra dell’albero nel parcheggio si era accorciata fino a raccogliersi attorno alla base. Mi ha colpita poter capire quanto tempo fosse passato sulla galleria semplicemente dalla lunghezza delle ombre.
I racconti sono opere di fantasia ispirate a questo luogo. Per informazioni precise, può consultare i siti ufficiali del turismo e di informazione.
Una foto del viaggio4 imm.
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Cosa gustare durante il viaggio
Nihondaira sencha
È un tè di Shizuoka che si può gustare anche nella sala da tè dello Yume Terrace. In inverno vorrei assaporare piano il profumo del sencha caldo, mentre guardo il panorama.
Cosa vedere qui
Una tazza di tè, poi lo sguardo sul Fuji
Dopo aver assaporato un sencha caldo, basta alzare lo sguardo verso la cima innevata. Vorrei tornare a Nihondaira in inverno anche solo per una pausa così.
Il vasto panorama dallo Yume Terrace
Dal piano panoramico si possono ammirare il Fuji, la baia di Suruga, la città di Shizuoka e molto altro. Io ho cambiato più volte punto d’osservazione per confrontare il Fuji con le montagne sovrapposte davanti.
Una passeggiata in vetta
Dintorni della vetta di Nihondaira
- Dallo Yume Terrace alla funivia
- 3 minuti a piedi
- Altitudine dell’area collinare
- circa 300 m
Tempo di percorrenza a piedi dallo Yume Terrace alla funivia di Nihondaira. Dopo aver ammirato il panorama, può fare una passeggiata nei dintorni della vetta.
Dopo aver parcheggiato a Nihondaira, si può esplorare la zona della vetta. Mi piacerebbe passeggiare tra lo Yume Terrace e la funivia, scegliendo sul posto quale panorama vedere dopo.
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Mappe e fonti
Informazioni sul luogo
- Guida turistica della prefettura di Shizuoka | Nihondaira (si apre in una nuova scheda)
- Città di Shizuoka | Nihondaira (si apre in una nuova scheda)
- Nihondaira Yume Terrace | Belvedere e sala da tè (si apre in una nuova scheda)
- Nihondaira | Sito ufficiale della prefettura di Shizuoka (si apre in una nuova scheda)